“The loved ones” (2009) di Sean Byrne

Horror ai limiti della mia sopportazione. Le sue scene pesantissime, a cavallo tra una terrificante follia e una tragicità grottesca, mettono veramente alla prova anche se alleggerite da una falsa maschera di film sentimentale per adolescenti.

Brent è un ragazzo sofferente e autolesionista, che si incolpa della morte del padre avvenuta per un incidente d’auto mentre lui stesso guidava, nel tentativo di evitare un uomo seminudo e coperto di sangue, barcollante in mezzo alla strada. Un anno dopo, in procinto del ballo scolastico rifiuterà Lola, che lo invita a parteciparvi insieme a lei, poiché già impegnato con la sua attuale ragazza Holly. Scelta più che sbagliata dato che Lola lo rapirà e si vendicherà per averla respinta.

Questo è un film che per la trama non avrei dato un soldo bucato, in quanto può risultare banale e didascalica soprattutto rientrando nel contesto di un film sentimentale per e con adolescenti. Fortunatamente dargli fiducia mi ha fatto scoprire un film eccelso in tutte le sue forme. Anzitutto il film utilizza la colonna sonora, tra rock, punk e metal, ma anche il pop più adolescenziale, legandosi molto bene con l’immagine e enfatizzando la narrazione. La musica ha difatti una presenza decisamente imponente nella storia, inoltre la regia non fa parlare i personaggi quando non serve e racconta benissimo attraverso l’inquadratura. La sceneggiatura è ricca di dettagli e colpi di scena, caratterizzazioni dei personaggi accuratissime, plausibili e ben approfondite per un finale dove tutti gli archi narrativi vengono chiusi e tutti i tasselli messi al loro posto. La narrazione scorre superbamente dosando bene tutti gli elementi così che non ci siano mai momenti morti e creando un ottimo equilibrio di tensione e rilascio per valorizzare l’esperienza emotiva. Ciò che funziona sono proprio i dettagli e le rivelazioni che sconvolgono anche per quanto sono psicologicamente terrificanti. Lobotomie, puzza di incesto, torture fisiche e psicologiche, personaggi talmente folli e grotteschi da essere disturbanti e cannibalismo. Queste sono le cose che lo spettatore deve prepararsi ad affrontare. Tutti gli attori fanno una bellissima interpretazione e il regista Sean Byrne, del tutto sconosciuto in Italia, tant’è che non è disponibile una versione tradotta del film ma soltanto sottotitolata, firma il suo esordio nel migliore dei modi. Un film che funziona benissimo, con un paio di pecche su cui si può passare sopra ma sicuramente imperdibile per tutti gli amanti dell’horror più estremo.

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