Quanto conosci davvero chi hai accanto? Perché devi assolutamente guardare “Sposare un assassino” su Netflix

Ho appena finito di guardare una docuserie su Netflix che mi ha letteralmente tolto il sonno, e sento il bisogno assoluto di scriverne qui sul blog perché è qualcosa di profondamente diverso dal solito true crime a cui siamo abituati. Si intitola “Sposare un assassino” (titolo originale Should I Marry a Murderer?) ed è un viaggio psicologico devastante, raccontato in prima persona, con una potenza disarmante, proprio da colei che ha vissuto questo incubo sulla propria pelle. La protagonista è Caroline Muirhead, una patologa forense di Glasgow. È incredibile pensare che una donna abituata per lavoro a cercare dettagli invisibili e prove scientifiche sulle scene del crimine, non sia riuscita a vedere l’ombra che si nascondeva nella sua vita privata. Tutto ha inizio nel 2020 su Tinder, dove Caroline incontra Alexander “Sandy” McKellar, un cacciatore e agricoltore delle Highlands scozzesi. La scintilla scatta all’istante, la relazione corre veloce e in breve tempo i due arrivano a fidanzarsi ufficialmente, pronti a fare il grande passo. Ma poco prima del matrimonio, la bomba esplode: Sandy le confessa un segreto indicibile. Tre anni prima, nel 2017, ha investito e ucciso un ciclista di 63 anni, Tony Parsons, occultandone poi il corpo in una torbiera con l’aiuto del fratello gemello Robert.

La forza straordinaria di questa docuserie in tre episodi, che oscillano tra i 44 e i 56 minuti, sta proprio nel fatto che la narrazione non si concentra in modo morboso sul delitto in sé, ma sul “dopo” e sul devastante dilemma morale di Caroline. Invece di fuggire o denunciarlo immediatamente, mossa da un misto di shock, paura e un senso di responsabilità etica, decide di rimanergli accanto. Per settimane finge che nulla sia cambiato, continuando a pianificare un futuro insieme mentre in segreto raccoglie prove, registra conversazioni e collabora con la polizia per far ritrovare il corpo della vittima. Attraverso interviste dirette e intime, filmati d’archivio e ricostruzioni, veniamo catapultati dentro la sua mente, vivendo il logorante conflitto tra l’amore che provava per quell’uomo e il dovere di fare la cosa giusta. “Sposare un assassino” solleva anche interrogativi pesantissimi sulle istituzioni: Caroline si è trovata a vivere mesi sotto una pressione psicologica inimmaginabile, agendo di fatto come un’infiltrata senza ricevere un adeguato supporto o protezione da parte delle autorità, evidenziando le profonde lacune del sistema giudiziario quando si tratta di tutelare i testimoni chiave.

Consiglio caldamente la visione di questa docuserie a tutti gli amanti del true crime che cercano qualcosa in più della semplice ricostruzione di un delitto, ma anche a chi apprezza i thriller psicologici ad altissima tensione e le storie di resilienza femminile. È il titolo perfetto se volete riflettere sui confini della moralità, sulla complessità delle scelte umane e su quanto possa costare caro, a livello emotivo e personale, decidere di fare la cosa giusta. Preparatevi, perché la testimonianza diretta di Caroline vi rimarrà impressa nella mente per molto tempo dopo la fine dell’ultimo episodio.

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