Recensione “Freccia di Luce” Trilogia Vol. 1 di Francesco Coratti

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Titolo: Freccia di luce

Autore: Francesco Coratti

Editore: Indipendente

Genere: Fantascientifico, Storico, Thriller

Data pubblicazione: 21 Gennaio 2012

Voto: 3.5/5

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Sinossi

Una misteriosa organizzazione si muove furtiva tra i ghiacci della Siberia. La squadra sta per mettere a segno l’ennesimo colpo e il bottino è un prezioso microchip. Rivenduto al mercato nero, servirà per finanziare una missione umanitaria in Amazzonia.

Gli eroi di questa storia, animati da ideali comuni e voglia di libertà, tenteranno di raggiungere il loro obiettivo ma, per una strana coincidenza, oltre al chip anche un fascicolo segreto finirà nelle loro mani. Il documento, appartenuto alle SS, porta la firma di Adolf Hitler. Scopriranno che, prima della fine, il dittatore ordinò di cancellare ogni traccia della Freccia di Luce.

Tra mistero e inganni, i protagonisti andranno incontro al loro destino, conosceranno l’amore e si batteranno per giungere alla verità.

Recensione

Quando ho notato la mole del romanzo, devo ammettere che mi è preso un mezzo colpo apoplettico; così, per non rischiare di sentirmi male, ho ben pensato di acciuffare un ghiacciolo dal congelatore e sdraiarmi sul divano, non si sa mai, sarei potuta incorrere in un calo di zuccheri o in uno svenimento per lo shock! A parte scherzi, in effetti mi ero un po’ preoccupata una volta vista la dimensione di “Freccia di Luce”, ma da brava lettrice incallita mi son messa subito sotto, ghiacciolo in una mano e tablet nell’altra. Devo ammettere che queste 400 pagine e più sono volate come uno di quei tremendi aereoplanini aguzzi che alle medie mi tiravano fra i capelli; la scrittura è talmente fluida da non farti nemmeno accorgere che stai divorando il libro, anzi ti risucchia in un vortice di curiosità incolmabile, ti cattura nelle missioni della squadra protagonista a cui, ovviamente, ti affezioni in un battibaleno. Il modo di narrare però è a volte troppo elementare, nel senso che è molto molto semplice, il che non costituisce di per sè un problema ma è una cosa che mi sentivo in dovere di segnalare. A me non ha dato affatto fastidio, al contrario, ha agevolato la mia lettura nei momenti in cui la mia mente non era del 100% attiva (ehm… sempre?). Ma lasciando da parte la lunghezza, veniamo a parlare dei nostri protagonisti e delle mille e più avventure che si trovano a fronteggiare; seguiamo i tortuosi viaggi in giro per il mondo della squadra capitanata da Roger Hyman, uomo con a disposizione un bel capitale, facente parte dell’associazione da lui creata: una rete che conta moltissimi collaboratori e sedi operative e che ha come unico scopo il far del bene e aiutare chi ne ha più bisogno. Roger è un uomo enigmatico, con il suo fascino, ed è profondamente legato ai membri della sua squadra; è palese l’affetto che prova nei loro confronti ma soprattutto il senso di responsabilità che lo spinge a compiere determinate azioni anche a suo discapito, soltanto per proteggere chi ama. Mark, Leo e Jack sono i personaggi a cui viene dato meno spazio all’interno del romanzo, il che mi ha un po’ deluso perchè a mio parere avrebbero meritato un angolino a posta per loro in quanto figure molto ben sviluppabili, dalle sfaccettature rimaste in sospeso. Jack è il pilota anzianotto e un po’ burlone e dei tre è quello che preferisco, ma ho notato come, tra una peripezia e l’altra, si limiti ad uscirsene fuori con battutine trite e ritrite da vecchio marpione; spero veramente che nel seguito del volume possa troneggiare un po’ anche lui sul resto del gruppo, magari ricordando qualche aneddoto divertente e facendoci sorridere, interpretando quella parte un po’ a metà fra lo zio ed il nonno che ho sempre trovato irresistibile. Per quanto riguarda il rapporto fra Julie e Paolo, brillante ricercatrice lei, giovane dal passato doloroso e tinto dei colori chiari e rassicuranti della Chiesa lui, devo ammettere che non mi ha particolarmente entusiasmata. Ma fermi tutti! Con tutta probabilità i due piccioncini, separati e ricongiunti per una serie di coincidenze che manco Renzo e Lucia, e la loro travagliata storia d’amore non mi sono proprio andati a genio perchè di mio in generale non adoro le avventure romantiche, a meno che non abbiano quel brillante e unico candore o quella sfumatura nascosta e lieve come una carezza di un genitore premuroso che si nasconde sotto la superficie dei cliché. Paolo l’ho trovato insicuro e instabile, spaventato dalla vita e dalla nuova felicità che potrebbe raggiungere con l’amata, in quanto risente ancora molto del suicidio della madre che ha scatenato in lui ombre di terrori infantili e tanta confusione. E’ certamente un personaggio complicato e più volte la narrazione rallenta per scandagliare nei remoti abissi del suo Io. Da parte sua Julie mi è piaciuta molto come protagonista: un ragazza fresca, intelligente e non esuberante ma che non è restia a mettersi in gioco quando l’avventura chiama; anche se non se ne rende conto agisce con in mente solo un pensiero: dare tutta se stessa per chi ama e questo l’ho davvero apprezzato. Andando avanti con la lettura saltano fuori come molle mille e più personaggi come ad esempio Padre Ignazio, a capo di una missione umanitaria in Sud America; ancora il piccolo Gabriel, bambino furbo e sveglio che accompagna Paolo per la giungla selvaggia del Venezuela, descritta con poche ma abili e coincise parole. Facciamo poi rispettivamente la conoscenza della famiglia di Paolo e di quella di Julie, del vecchio Lorenz e di sua figlia Marta, nascosti nella loro abitazione mimetizzata nella foresta. Figura fondamentale il Professor Bamberger, insegnante all’università di Princeton e molto legato a Julie, che lo metterà al corrente di una scoperta scioccante reperita durante una missione in Russia. Tutte queste personalità, alcune delle quali purtroppo solo accennate ma, essendo questa una trilogia, sono fiduciosa che ne sentirò di nuovo parlare ampiamente, ruotano intorno ad un enigmatico mistero, quello della Freccia di Luce; questo misterioso oggetto è la corda che tiene stretti i diversi percorsi narrativi all’interno del romanzo in quanto Julie ne parla con il rispettato professore, che purtroppo si è affetto dal morbo d’Alzheimer, Paolo ne segue le tracce per via di alcune parole pronunciate dalla madre durante un delirio e gli altri membri del gruppo vi finiscono coinvolti in una serie di avvincenti colpi di scena da capogiro. Appaiono nella storia nomi ben conosciuti come quello di Adolf Hitler, irrimediabilmente legato a questo criptico esperimento e pare che sotto il nome “Freccia di Luce” si nasconda un segreto impronunciabile e sconosciuto ai più.

Non c’è che dire, la trama è veramente ricca e per via della scrittura scorrevole e semplice si susseguono un numero esorbitante di vicende, fatto che può creare un po’ di confusione nell’intessersi delle storyline. Un punto un po’ dolente è l’inverosimiglianza di certe situazioni, i colpi di fortuna impossibili, la risoluzione degli eventi un po’ scontata così come certi comportamenti o battute dei personaggi; vorrei sottolineare però che l’autore è uno scrittore emergente e per essere tale ha creato un gran bell’universo di protagonisti e di stravaganti teorie, dimostrando una fantasia unica nel suo genere. Ho riscontrato poi molto coraggioso l’inserire la personalità di Hitler all’interno del libro e idem per quanto riguarda il fatto di esplicare in alcuni punti della storia complicate formule fisiche non comprensibili da molti, ma coerenti con gli accadimenti e i profili dei personaggi. Punti come i colpi di scena non banali o la credibilità all’interno del racconto verranno sicuramente in seguito sviluppati da questo brillante autore, che padroneggia già un modo di comporre semplice ma efficace e, arma più importante di tutte, la fantasia! Confido nella sua crescita poichè i requisiti validi sono più che presenti; per adesso mi diletto con il secondo volume della saga e, perchè no, con un altro bel ghiacciolo.

Voto: 3.5/5

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