Recensione “L’ombra del coyote” di Michael Connelly

La vita di Harry Bosch è un disastro. La sua casa sulle colline di Los Angeles, danneggiata dal terremoto, è destinata alla demolizione. La sua donna lo ha lasciato e lui si è attaccato alla bottiglia con una perseveranza che lo sta distruggendo. Come se non bastasse, è stato sospeso dalla polizia per aver aggredito il suo capo. Ora è costretto a recarsi in terapia da una psicologa, la dottoressa Carmen Hinojos, che dovrebbe aiutarlo a modificare i suoi comportamenti violenti. La strada per la “redenzione” passa attraverso una tragedia che lo ossessiona da sempre, senza che sia mai stato capace di affrontarla veramente: la morte di sua madre, una giovane prostituta, uccisa brutalmente trent’anni prima. Bosch inizia così una sua indagine personale per scoprire l’assassino, rimasto impunito per tutto quel tempo.

Titolo: L’ombra del Coyote
Autore: Michael Connelly

Editore: Sperling and Kupfer
Genere: Thriller
Data pubblicazione: 16 Agosto 2013
Voto: 5/5

Classificazione: 5 su 5.

Cartaceo -> 10,90€ | Ebook -> 6,99€

Recensione

Ben tornati lettori, oggi vi parlo di un libro facente parte di un genere che per me è nella confort zone. Adoro Michael Connelly e non potevo esimermi dal leggere L’ombra del Coyote. Harry Bosch è il detective per eccellenza dell’autore e come i libri precedenti, è il protagonista anche di questo volume. In questo caso però sarà protagonista non solo nell’indagine ma anche dal punto di vista della vittima. Decide infatti di indagare su un vecchio omicidio irrisolto, risalente a quando lui era solo un bambino. L’omicidio di una prostituta fatto passare per aggressione a sfondo sessuale, ma che fin da subito fa trasparire come gli investigatori dell’epoca non abbiano indagato a fondo e nel migliore dei modi.

Ma cosa c’entra Harry Bosch con la donna uccisa? Ne è il figlio, lo stesso bambino relegato in un istituto e costretto a vivere passando da una famiglia affidataria ad un’altra. Il tutto per colpa di un assassino che gli ha portato via la madre in tenera età. Una donna che stava cambiando vita e risollevando se proprie sorti e di conseguenza quelle del proprio figlio. Bambino per cui era prona a sacrificare tutta se stessa, ogni sera prima di recarsi al lavoro, indossava una divisa da cameriera per far credere al figlio che quello fosse il lavoro che faceva e cioè lavorare in una tavola calda durante il turno notturno.

Dopo un’aggressione ad un collega, viene messo in aspettativa retribuita e obbligato a frequentare settimanalmente delle sedute con una psicoterapeuta. Inizialmente è molto restio, ma poi inizierà a fidarsi della donna, la quale lo aiuterà portandolo ad una svolta nelle indagini. Ciò che Harry capisce fin da subito dopo aver preso in mano il fascicolo dell’indagine originale, è come coloro che avevano indagano all’epoca siano stati ostacolati nelle indagini da fattori esterni e come uno di loro fosse addirittura complice e abbia insabbiato la faccenda. Arrivando addirittura a sottrarre le trascrizioni degli interrogatori dei principali indiziati. Ma poi un nome compare, un uomo potente che sembra aver partecipato all’interrogatorio più importante delle indagini, impedendo agli investigatori di interrogare il principale indiziato.

Il mistero si infittisce quando viene rinvenuto un cadavere, seviziato dalle torture, di un Tenente dell’ufficio di Bosch. Lo stesso uomo con cui il Detective aveva litigato e il cui distintivo era nelle mani dello stesso Bosch, che lo usava nelle sue indagini non ufficiose. Uomini potenti sono invischiati sia nell’omicidio della madre del Detective, sia in quello del Tenente, ma le due morti sono collegate? Toccherà a Harry scoprirlo rischiando il tutto per tutto per arrivare ad una verità che non è così semplice come potrebbe sembrare.

Un autore che è una garanzia e un personaggio che non annoia mai. Come sempre Connelly è una conferma e Bosch in ogni libro fa scoprire un nuovo pezzettino di sé arricchendo di sfaccettature il proprio personaggio.

Voto 5/5

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