Recensione “La casa di Mary e Abram” di Massimo Rozzoni

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1756. Molti anni sono passati dalle vicende che cambiarono la vita del giovane Patrick.
Il tempo ha dato i suoi frutti, come la fattoria edificata in mezzo ai prati davanti al Mare del Nord. In quegli anni turbolenti e travagliati della storia scozzese, è sempre rimasto un luogo sereno. Un piccolo angolo di mondo raccolto intorno ad un albero diventato il suo simbolo, sotto le cui fronde, negli anni, molti bambini trovano l’amore e il bene che la vita nega loro anche in tenera età. Ma è solo questione di tempo, e nel giro di poche ore tutto cambia. Uomini senza scrupoli irrompono in quella pace e dagli ariosi e aperti campi del nord della Scozia, tutto si sposterà negli stretti e opprimenti vicoli di Edimburgo. Qui dove leggenda e realtà si fondono e il mistero fa parte della vita quotidiana, Patrick e i suoi amici si troveranno a dover lottare contro il tempo per risolvere una disperata e intricata vicenda. Scopriranno anche che il confine tra vita e morte è solo un’illusione, maturando la convinzione che in questa città ogni cosa scorre in modo diverso rispetto al resto del mondo, e per loro nulla sarà mai più come prima.

Titolo: La casa di Mary e Abram
Autore: Massimo Rozzoni
Editore: Indipendete
Genere: Fantasy
Data pubblicazione: 2 Dicembre 2021
Voto: 4+/5

Classificazione: 4 su 5.

Cartaceo -> 20,99€ | Ebook -> 7,49€

Recensione

Il romanzo è il seguito de Il seme del palissandro, albero ripreso nella storia in quanto intorno ad esso è edificata la bellissima fattoria La casa di Mary e Abram, un luogo meraviglioso di fronte al Mare del Nord nel quale tanti bimbi vengono cresciuti con amore da Patrick, il protagonista ormai anziano, e da sua moglie Ima, ma anche dai loro parenti e da insegnanti che si occupano dell’educazione dei piccoli.
Si respira qui un grande clima di armonia e amore, la vita che conducono qui gli abitanti de La casa di Mary e Abram è quieta e colma dei piccoli piaceri quotidiani del vivere in famiglia, una grande famiglia unita.
Patrick e la moglie ricevono un giorno la visita di Archibald, un vecchio amico del protagonista, e di suo genero Cornelius. I due sono diretti verso le isole Orcadi e approfittano del viaggio per andare a trovare i compagni di un tempo, che li accolgono con calore, portandoli a visitare alcuni dei luoghi più belli della zona. Un giorno, tuttavia, ritornando a casa, incrociano il fattore Bruce che informa la comitiva che due bambini, tra cui anche James, il nipote di Patrick, sono scomparsi.

Il clima di pacifica calma si frantuma in mille pezzi e partono le ricerche per ritrovare i piccoli, che a quanto pare non si sono allontanati o persi, ma sono stati proprio rapiti. Con l’obiettivo di salvare i bambini e riportarli a casa, Patrick e suo genero Alan, Archibald, la maestra Gabrielle e altri cominciano un viaggio lungo e tortuoso che li condurrà in svariati luoghi della Scozia fino a Edimburgo, covo del traffico di commercio di bambini che sta prendendo sempre più piede nell’isola. A loro, man a mano che la storia procede, si aggiungeranno altri personaggi carismatici e ben caratterizzati, introdotti con cura nel gruppo già nutrito di salvatori.
Per le strade di Edimburgo e nei suoi quartieri sotterranei si snodano traffici illeciti e segreti oscuri che Patrick e la comitiva di amici avrebbe volentieri fatto a meno di scoprire. Il male pullula ovunque, in quella strana città dove il tempo pare scorrere in tempo diverso e nel quale si agitano presenze ambigue e misteriose.
Riusciranno i nostri eroi a portare a termine la loro missione, sventando il traffico e incidendo il tumore maligno che si annida nei vicoli stretti e angusti della città? Ci sarà mai giustizia?


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Questo lo lascio scoprire a voi.

Raccontata così, la trama de La casa di Mary e Abram non trasmette minimamente quanto in realtà ci sia nascosto fra le pagine di questo libro. Un romanzo veramente intrigante, una storia che fa riflettere e che mi ha fatto indignare per le azioni commesse dai cattivi del racconto, perché i bambini sono il mio punto debole e non sopporto le violenze e i soprusi. Ho partecipato allo sgomento di Patrick e degli altri una volta scoperto del rapimento e seguito le loro avventure con il fiato sospeso, conoscendo con loro i diversi personaggi che si affacciano nel corso della narrazione.

Un tema non usuale, quello al centro del racconto, che continua ad accrescersi e svilupparsi nel corso della storia, con l’introduzione del soprannaturale che dona a tutto una sfumatura particolare. Spesso, quando si mischiano tante cose all’interno del pentolone, rischia di uscirne un pasticcio, ma non è questo il caso: le diverse componenti del romanzo si incastrano alla perfezione, come pezzi di un puzzle.

Inoltre, è bello affezionarsi ai personaggi creati da Massimo Rozzoni, in quanto molto realistici e umani nei loro atteggiamenti, mentre è altrettanto semplice odiare i cattivi, senza scrupoli o anima.

La scrittura scorre piacevole e leggera e non stanca mai; utilizzando un linguaggio facilmente comprensibile e chiaro, l’autore veicola molto bene le emozioni dei protagonisti e narra alla perfezione le vicende vissute da questi, permettendo al pubblico di lettori di entrare nella storia fin dalle pagine iniziali.
Ci sono dei piccolissimi errori nell’editing del corpo del testo, ma si tratta di cose, per lo meno per me, del tutto irrilevanti.

Ho trovato particolarmente interessanti alcuni approfondimenti storici che vengono fatti all’interno della storia, soprattutto perché permettono di comprendere meglio la trama anche da un punto di vista storico ed è tutta cultura che entra, quindi può far solo che bene. Inoltre, sono scritti in modo da non annoiare il lettore anzi, lo fanno semmai appassionare di più agli avvenimenti riportati.

Veramente un bel romanzo, da non lasciarsi scappare.

Voto: 4+/5

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