“Le Crociate – Kingdom of Heaven” (2005) di Ridley Scott

“Le Crociate” è un film colossale. Non solo per durata ma anche per messa in scena. Immersiva e visivamente eccelsa. La sua versione integrale, adorata dalla critica, dura tre ore e mezzo. Io sono riuscito a vedere solo la versione ridotta per la distribuzione in sala ma che comunque funziona alla grande, intrattenendo e raccontando fatti storicamente inaccurati ma che espongono una certa poetica che, nel medioevo, era completamente inesistente.

Baliano è un fabbro che abbandona il suo villaggio per seguire il suo riscoperto padre Goffredo, un crociato, nel suo viaggio verso la Terra Santa. Contemporaneamente, altri due crociati, Guido di Lusignano e Reginaldo di Chatillon, progettano di soverchiare il pacifico Re di Gerusalemme e di forzare la guerra contro i Saraceni, così da espandere il dominio in Palestina. Baliano si ritroverà sovrano di Ibelìn, nel bel mezzo dei due fuochi e tentando di tener fede al giuramento fatto al padre: quello di essere un cavaliere che opera nel giusto.

Il film ha la stessa forza epica, benché minore certo, di film come “Il signore degli anelli”. Tanti sono i richiami visivi al film di Peter Jackson a cui Ridley Scott saggiamente ricorre, soprattutto per la messa in scena delle battaglie e degli assalti al castello. L’aver ridotto di cinquanta minuti la durata del film ha fatto sì che la narrazione avesse un ritmo molto più veloce, che riesce a non annoiare ma che di conseguenza perde un po’ di forza emotiva essendo privo di una costruzione delle scene più dosata e trattenuta. Questo, di conseguenza, può essere un pregio dal punto di vista di fruibilità, tutto infatti scorre che è una meraviglia, ma si sente che, soprattutto il primo atto del film è narrato troppo velocemente, tant’è che lo spettatore rischia di rimanere un po’ disorientato. Si sente molto la mancanza di una buona costruzione iniziale della storia e del contesto. Nella seconda parte invece, sembra che sia stato tagliato di meno e tutto è perciò più saldo. Ma a parte questo, il film tocca livelli altissimi in tutti i suoi aspetti.

Visivamente, è ricco di immagini che lasciano a bocca aperta grazie ad una fotografia dai colori vividi, soprattutto l’uso del blu, che crea una bellissima atmosfera, favorita anche da scenografie e costumi super immersivi. Tutti i personaggi sono ottimamente caratterizzati, meraviglioso prima di tutti il Re di Gerusalemme, malato di lebbra e perciò costantemente ricoperto di vestiti di seta e da un maschera di ferro, che gli donano un design stupendo, senza parlare poi dell’interpretazione di Edward Norton che nonostante sia a volto coperto riesce a donare al personaggio un’espressività ed un’anima dall’enorme potenza. Degno da citare Loris Loddi, che al doppiaggio gli attribuisce una particolarissima voce soave e ricca di saggezza. Per quanto riguarda il resto del cast, perfetto Orlando Bloom nella parte di Baliano, credibilissimo e con cui si empatizza fin dalla prima inquadratura. Molto brava Eva Green nel ruolo di Sibilla di Gerusalemme così come subdoli e odiosi al punto giusto, in una bellissima sinergia, i due antagonisti crociati interpretati da Marton Csokas e Brendan Gleeson.

Ciò che Ridley Scott vuole dire parte dalle ultime parole di Goffredo e si conclude con il discorso di Baliano al suo popolo prima della battaglia finale, per il completamento del suo arco narrativo. Le crociate, sotto la maschera del combattere in nome di Dio, bramano la ricerca di una maggior ricchezza e di desideri espansionistici. La sacralità di Gerusalemme è secondaria, se non nulla, in confronto alla spiritualità del popolo. E’ il popolo che deve essere difeso. Baliano si fa uomo moderno e unisce le genti di Gerusalemme sotto un nuovo ideale. Un film epico, storicamente inaccettabile, ma che usa la storia per dare un messaggio contestualizzabile ai nostri tempi. Emblematica la scritta che appare a fine film: Circa mille anni dopo, la pace nel regno dei cieli è tutt’ora sfuggente. Super consigliato sia per la sua potenza epica che per la fruibilità di una narrazione veramente scorrevole, nonostante la tematica e l’ambientazione.

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