“Dune” (2021) di Denis Villeneuve

Super intrattenimento. L’opera tratta dal romanzo di fantascienza di Frank Herbert era già stata portata sullo schermo nell’84 da Lynch, ma era stata un fallimento. Villeneuve invece crea un epopea, primo film di quella che sarà, si spera, una lunga saga e che riesce a funzionare grazie ad un cast iper famoso, maestosi effetti visivi e una bella costruzione della tensione.

Essendo il primo di una saga, e con la necessità di creare un ampia ambientazione, il film premette molti elementi narrativi. La famiglia di casa Atreides, composta dal Duca Leto (Oscar Isaac), dal figlio erede al trono e protagonista Paul (Timothée Chalamet) e dalla madre Jessica (Rebecca Ferguson), ottiene dall’imperatore il controllo del pianeta Arrakis, che però è sotto la morsa degli Harkonnen, popolo mostruoso e violento che farà di tutto per tenerselo. Arrakis è inoltre pianeta originario di una spezia allucinogena, indispensabile anche per il viaggio interstellare, nonché luogo natale del popolo dei Fremen, maltrattati dagli Harkonnen e che invece il Duca vorrebbe come alleati. In tutto questo, addestrato dalla madre nell’uso della voce, con la capacità di comandare mentalmente le persone, Paul sembra essere l’eletto destinato a cambiare il destino dell’universo.

Di carne al fuoco ce ne è tanta, ma le informazioni sono ben dosate e narrate senza annoiare, caratterizzate da una narrazione che scorre leggermente lenta ma aiutata da una buona dose di suspense. Varie sono le scene ricche di tensione che fanno il loro buon intrattenimento, dato anche dal magnifico aspetto visivo, tra effetti speciali, ambienti, costumi e scenografie. Appunto per questo motivo, consiglio di vederlo al cinema finché è disponibile, per una miglior resa. I personaggi sono perlopiù ben caratterizzati, anche se forse troppo superficialmente, ma comunque tutti fanno una bella interpretazione. Degna da citare Rebecca Ferguson che ha secondo me ha il ruolo più complesso, Jason Momoa che si fa degno di una buona prova, scelta opinabile invece, quella di aver utilizzato un attore come Josh Brolin in un ruolo così marginale. Ma magari avrà più spazio nel prossimo film. Bravo anche Timothée Chalamet, con un personaggio con cui fortunatamente si empatizza molto bene. Epiche le musiche di Hans Zimmer e che funzionano alla grande gonfiando tutto di enorme forza emotiva.

Forse però, è proprio questa epicità, insieme al fatto di essere a tutti gli effetti un fantasy classico, che si sente la mancanza di quella poeticità che si addirebbe ad una così mastodontica messa in scena, sprecata per essere solo un film d’intrattenimento che così poco va a scavare nei personaggi. Alcune delle soluzione narrative e dei risvolti di trama stessi sanno di rivisto, ma non sono troppo prevedibili. La trama rimane comunque coerente con se stessa e tutto sommato il film riesce ad essere l’intrattenimento che dovrebbe essere, leggero e fruibile, anticipando la seconda parte che dovrebbe uscire se questo Dune ottiene un bel successo al botteghino. In tal caso ci ritroveremmo con un film che ha poco senso di esistere, poiché è senza un vero e proprio finale, il quale lascia una certa sensazione di incompletezza.

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