“Teorema” (1968) di Pier Paolo Pasolini

Film controverso, odiato, come più o meno tutti i film di Pasolini, il quale addirittura rischiò la galera e la distruzione totale della pellicola. Ma era un Italia diversa. Io ritengo che per quanto possa offenderci ciò che viene mostrato, dobbiamo sempre soppesare, prima di denunciare e giudicare, se non sia per caso una cosa che da fastidio solo a noi. Lo dico perché spesso, il giudicare e il sentirci offesi prevale sul significato che in realtà l’artista voleva dare. Ciò sarebbe controproducente.

Teorema è secondo me un film sul venire influenzati, sul cambiare noi stessi, sul redimerci, sul migliorarsi, sul non saper reagire e tante altre cose che possano derivare da un cambiamento improvviso che subisce la nostra vita. Prima di essere un regista Pasolini era un poeta, quindi le sue opere hanno bisogno della nostra attenzione e vogliono che siamo noi a tirar fuori una nostra interpretazione. Il film inizia così: un ragazzo (Terence Stamp), che rimane senza nome per tutta la sua presenza in scena, arriva come ospite nella dimora di una ricca famiglia di industriali del nord Italia. Tale famiglia è composta da padre, madre, figlio e figlia, In più la casa è costantemente tenuta in ordine da una domestica. Tutta la prima parte della storia narra le vicende a seguito dell’arrivo del ragazzo. La seconda parte, delle conseguenza successive alla sua venuta e alla sua ripartenza improvvisa.

Come è intuibile, Teorema non è un film semplice. E’ un film che ha bisogno di allungare i tempi nella narrazione per calcare la vastità dell’impatto di questo ospite sulla famiglia. Ci saranno molti silenzi e non troppi dialoghi, la storia ci viene narrata dalle immagini ed è da quelle che noi intuiamo e percepiamo ciò che passa nella mente dei personaggi. Nonostante l’andamento non sia veloce, il film non si dilunga in cose che non servono e infatti suddivide la prima parte di film in appena cinque scene, ognuna per ogni componente della famiglia, similmente ad una struttura ad episodi. Riassumendo, fin da subito, l’ospite suscita interesse sessuale nella devota cattolica domestica, nella giovane e ancora bambinesca figlia, nel figlio dubbioso sulla sua sessualità, nella madre stanca di una vita vuota e per finire anche nel padre di famiglia. L’idea che per prima mi è saltata a mente è che l’ospite fosse niente meno che il diavolo in persona e che porta cambiamenti attraverso l’atto sessuale. Ma questi cambiamenti che si verificano nei personaggi sempre non sono negativi. Inoltre non è lui a sedurre, ma il sedotto in ognuna delle situazioni. L’ospite è secondo me quindi aria di cambiamento. Venendo da una realtà diversa da quella aristocratica, fredda, vuota (non a caso è la parola citata dalla madre), dove non c’è spazio per l’omosessualità del figlio, la sua sola presenza è sufficiente ad alterare l’equilibrio di una famiglia di quel tipo. L’atto erotico in se indica anche rinascita se vogliamo, e difatti ogni membro della famiglia ne esce come una persona nuova anche se non sempre con conseguenze positive: la figlia entrerà in stato catatonico, il figlio si dedicherà alla pittura, la madre comincerà a dare il proprio corpo ai giovani della città e finirà il suo arco narrativo incerta della sua scelta. La domestica invece diverrà una santa e il padre si spoglierà di tutti i suoi averi, donando le sue fabbriche e si ritirandosi in un deserto dalla sabbia nera. Il film si conclude con un suo grido di disperazione, come se quella magia ottenuta non lo abbia purificato e reso nuovo quanto riteneva o sperava. Nel cast figurano grandi nomi del passato come Laura Betti, la meravigliosa Silvana Mangano perfetta come sempre nel ruolo della donna aristocratica, Anne Wiazemsky, Massimo Girotti e Ninetto Davoli, spesso presente nei film di Pasolini.

Quando vidi per la prima Teorema, rimasi sbalordito. Quando mi metto davanti ad uno schermo, spero sempre di trovare film che mi stupiscano e che mi mostrino cose che proprio mai mi aspetterei. Sono quelli che preferisco. Arrivando all’anima di Teorema ne esce una storia che offre miriadi interpretazioni e che riflette sull’amore adolescenziale, sul pentimento, sull’omosessualità e sull’attaccarsi disperatamente alla prima novità come forma di fuga. Tanta roba. Una visione che può risultare complessa certo, se non si è abituati a ritmi lenti, ma sicuramente ricca di sostanza. Da citare in esempio il monologo sulla creatività esposto dal figlio dopo essere andato via di casa, illuminante e secondo me utile a tutte le persone che nella vita si dilettano nel dipingere, scrivere, suonare o in qualsiasi altra forma d’arte.

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