“Mission to Mars” (2000) di Brian De Palma

E naturale che scienza e fantascienza vadano spesso di pari passo. A me personalmente piace e affascina quando quest’ultima prova a giustificare la realtà facendosi ispirare da essa. Nel 1976 una sonda spaziale fotografò la superficie di Marte e quello che ne risultò era una visione dall’alto di varie montagne, una delle quali sembrava un volto umanoide ben delineato. Il caso divenne popolare è ci si speculò sopra fino al 2006, anno in cui la medesima montagna venne fotografata nuovamente con tecnologie più avanzate mostrando che eravamo soltanto stati vittima della pareidolia, ovvero lo stesso fenomeno psicologico che ci fa sembrare le nuvole coniglietti o volti. Per trent’anni però, c’è chi sperava o credeva che quella montagna tanto strana fosse nient’altro che una struttura creata dai marziani. Da quel momento, la fantasia ha provato a spiegare perché fosse stata fatta e a cosa servisse. Brian De Palma ci provò nel 2000 con questo superbo film di fantascienza.

Una missione spaziale, i cui membri sono tutti attori dal volto giusto e ottimi nella parte, come Gary Sinise, Tim Robbins, Connie Nilsen ed altri, deve effettuare un recupero di una missione precedente. Don Cheadle (War Machine per i fan della Marvel) e il suo equipaggio infatti, arrivati sul pianeta rosso, mentre tentano di scannerizzare una montagna, finiscono in una tempesta misteriosa che causa terrore e devastazione. Una volta dissolta, al posto della montagna ci sarà ora il famoso volto citato prima, come una grossa statua in acciaio. La trama si incentrerà quindi sulla missione di recupero e i problemi che ne derivano, si perché, il secondo genere attribuibile al film è quello del thriller.

Senza narrare ciò che succede, è importante dire che la messa in scena va a richiamare i grandi capolavori del genere, come 2001 Odissea nello spazio di Kubrick o Alien di Ridley Scott, entrambi perche descrivono molto bene la tensione nello spazio. Come si esce da una situazione di pericolo a gravità “0”? De palma lo racconta a modo suo, e le scene nello spazio colpiscono sia per adrenalina che spettacolarità visiva e ovviamente senza tralasciare tocchi di dramma.
Se si supera quindi la parte iniziale, dove la narrazione è per esigenze più lenta e di preparazione per presentare contesti e personaggi, dalla partenza per lo spazio in poi il ritmo accelera leggermente ma si dilata nei momenti di tensione. Giusto per farcela patire di più, ma noi siamo cinefili, ci piace soffirire. Il punto è che il film va oltre quello che sembra il suo punto massimo e diciamo che può essere suddiviso in quattro atti, quando invece la narrativa, il teatro e il cinema stesso hanno quasi sempre optato per utilizzarne tre.

Queste quattro suddivisioni si distinguono tra loro sia per l’ambientazione, che per l’atmosfera. Il primo è come dicevo una presentazione dei contesti e dei personaggi, nel secondo, il thriller e l’immagine fanno da padroni; forse la parte più riuscita ed emozionante, anche visivamente della pellicola.
Poi c’è l’arrivo sul pianeta, dove i nostri cercheranno tracce della spedizione precedente ed indagheranno sul misterioso volto alieno. Il thriller si fa sentire anche qui ma è solo una sfumatura, Il terzo, è in realtà l’atto dove i personaggi e l’intelletto stanno al centro della narrazione. Ci siamo a questo punto affezionati ai protagonisti ed ecco che arriva la risoluzione. L’epilogo, dove la spettacolarità visiva e la pura fantasia si racchiudono in un quarto atto dove otteniamo risposte che non ci aspettavamo per un finale soddisfacente e per me, spiritualmente rassicurante.
Quindi abbiamo un film che scandisce molto bene i suoi elementi, e divide in quattro fette la narrazione, questo comporta come risultato un’opera che si distingue da se stessa e riesce quindi a tenere l’attenzione alta anche se il ritmo non è serrato. Questo è uno di quei film che riesce in tutti i suoi aspetti, e la risposta sta tutta nel regista, De Palma, che sa fare senza dubbio il suo lavoro. Tutti gli attori poi fanno una prova convincente. Il primo atto ci consente di empatizzare con loro e questo è utile al fine dell’emotività che il film offrirà successivamente.

In conclusione è il classico film bello in tutto e per tutto, con un finale che ci sazia e sorprende, dove tutto è una delizia per gli occhi e ci avvicina di molto a grandi colossi del passato che hanno dettato gli stilemi del genere e che sono i capolavori che tutti dovremmo riabituarci ad apprezzare.

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