“Non ci resta che piangere” (1984) di Benigni e Troisi

Delle pellicole italiane questa è l’esempio che dimostra quanto, nonostante abbia quasi quarant’anni, un film possa rimanere fruibile riuscendo inoltre a discostarsi da ciò a cui siamo abituati. “Non ci resta che piangere” è ormai un cult di cui si parlera sempre e che ci fa capire che il cinema italiano può essere diverso dai limite che da solo si è imposto. Il genere comico è un buon punto di partenza.

Facendo un po’ di storia, noi italiani abbiamo avuto, a differenza di oggi, il nostro nome nella cinematografia internazionale. Infatti partendo dal neorealismo con Rossellini, De Sica, ed altri, eravamo maestri in un genere particolare: la tragicommedia. Conosciuta anche come commedia all’italiana. Grazie a registi come Risi, Scola, Monicelli, Steno ecc… ci facevamo riconoscere attraverso la capacità meravigliosa di saper combinare commedia e dramma, dando ai film quel tocco che rendeva tutte le storie estremamente realistiche e vere, come solo noi sapevamo fare. Difatti, la realtà è come si sa, spesso fatta di entrambe le cose. “Non ci resta che piangere” però non è che uno degli ultimi film che riuscì in tale fusione. Poi ci fu l’avvento dei cinepanettoni e da quel momento in poi l’intrattenimento del vasto pubblico ha surclassato quello più elaborato. Fatto sta che Benigni e Troisi, sceneggiatori oltre che registi di questo film, legano una narrazione comica, basata sull’affinità e l’alchimia tra loro stessi in una situazione surreale con viaggio nel tempo.

La trama è questa: Benigni, un maestro di scuola e Troisi, il bidello, sono due amici molto legati. Nella prima scena, i due sono in auto e il primo confida al compagno che vorrebbe sposasse la sorella, anche se questa è sfortunatamente innamorata di un americano. Costretti di fronte ad un passaggio a livello per lungo tempo, i due decidono di svoltare in una stradina secondaria, ma in qualche modo, si allontanano dai centri abitati e dopo essere stati coinvolti in un temporale, chiederanno ospitalità a quello che sembra un ostello privo di corrente dove tutto è illuminato con delle candele. Una volta svegli, la mattina dopo, un loro anonimo compagno di stanza, vestito in abiti medievali, apre la finestra, comincia ad orinare e viene trafitto da una lancia. Tra lo stupore e la paura i due scoprono pian piano di essere tornati indietro nel tempo. Precisamente nel 1492. Quasi 1500. E cosa è successo in quell’anno? Colombo ha scoperto l’America. Benigni e Troisi si improvvisano Doc e Marty di “Ritorno al futuro” (che uscirà un anno dopo), e tenteranno di cambiare il passato, impedendo a Colombo di scoprire l’America così che la sorella di Benigni non si innamori dell’americano. Il pretesto narrativo è geniale. Dopo un periodo in cui si ambienteranno, Benigni per primo, Troisi per secondo, accetteranno la loro nuova vita e partiranno per il Portogallo cercando di fermare la spedizione delle tre famose caravelle. Tutta la prima parte del film è un susseguirsi di gag e situazioni pazzesche. Ciò che fa ridere gira tutto intorno ai protagonisti che tentano di adattarsi a questo mondo nuovo ma passato. Il ritmo è veloce, e la comicità è in ogni scena. Sequenze nelle quali lo spettatore viene catapultato nell’atmosfera surreale medievale anche grazie all’ottima scenografia e atmosfera accurate. Qui assisteremo a scenette storiche come quella del frate che ricorda a Troisi che prima o poi dovrà morire o a quella della lettera a Savonarola. Nella seconda parte del film invece, partiti all’avventura, incontreranno Leonardo da Vinci e ne approfitteranno per insinuargli nella mente, ma invano, le invenzioni del termometro, il gioco della scopa, e quella del treno. Questo perché ad entrambi comincia a mancare la vita moderna, e in questa tristezza velata, sperano che il treno possa in qualche modo riportarli alla loro epoca.

C’è da sapere che del film esistono due versioni, quella ridotta e quella integrale, comprensiva di scene che portano la narrazione verso altre strade. Ma nel complesso, la storia riesce comunque nonostante la pellicola integrale risulti un po’ troppo lunga e con cali di tono e quella ridotta sembri incompleta. Sebbene la seconda parte del film pecchi quindi un po’, comunque da ancora più carattere al lato drammatico e al dilemma interiore dei personaggi che sono ben caratterizzati e superbamente interpretati. Come dicevo all’inizio, la prima parte affascina per l’ambientazione storica con tutti i suoi costumi e stili di vita alternando bene l’equilibrio tra comicità e dramma e tutto ci cattura nella visione. Si ride veramente tanto, la pellicola è dopotutto un cult, e amata da tutti gli italiani quindi si va sul sicuro. Perché intrattiene alla grande e lo fa attraverso un ambientazione storica efficace, piena di gag memorabili e perché ci avvicina ad un cinema italiano ormai lontano ma importante da riscoprire per la sua potenzialità.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Chef V. ha detto:

    Che tuffo nel passato 🤦‍♂️e che capolavoro che hai ripescato😉🤟

    Piace a 1 persona

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