Recensione “Alcol Supernova” di Massimo Fagarazzi

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Titolo: Alcol Supernova

Autore: Massimo Fagarazzi

Editore: Tragopano Edizioni

Genere: Narrativa contemporanea

Data pubblicazione: 15 Ottobre 2015

Voto: 3/5

Cartaceo -> 15€


Sinossi

Tre amici della buona borghesia trascorrono le loro giornate a bere e disquisire formule che possano motivare e riscattare le loro inutili vite, non ultima l’astronomia delle stelle e dei buchi neri in cui rischiano di precipitare tra alcol e fanciullesche goliardie.

Recensione

Dallo scorcio di trama visualizzata prima di intraprendere la lettura, mi ero convinta che “Alcol Supernova” fosse sostanzialmente un romanzo  di formazione, che raccontasse le folli avventure di tre amici non convenzionali, costantemente ingarbugliati in qualche guaio combinato con l’ausilio dell’eccitazione derivata dall’alcol che sostituisce loro il sangue nelle vene. Non mi aspettavo certo di cozzare rumorosamente contro un’opera che unisce sapientemente filosofia e astrologia a delle bravate infantili alla “Amici Miei”; Damiano, Hobbes e Morfeo sono molto legati fin dalle superiori e adesso che i tempi fra i banchi di scuola sono velocemente volati via fra una bravata e l’altra i ragazzi non riescono a staccarsi dalla condizione di adolescenti come se fosse loro appiccicata con la colla, una colla con cui si sono personalmente spalmati come fette di pane e nutella per poter perpetuare comportamenti immaturi, fare scherzi in giro e costruire castelli con le ambigue carte dei filosofismi. Il tutto ovviamente cosparso in modo abbondante da fiumi di alcol di tutti i tipi, tanto che ad un certo punto son ritrovata a chiedermi se si fossero mai attaccati al disinfettante per pavimenti in mancanza di una boccia di vino. Quando una serie di omicidi curiosamente collegati ai ragazzi iniziano a fioccare per la particolare Vicenza nebbiosa e animata dal Rock dove risiedono una cascata di colpi di scena inauditi e spesso ingannevoli si riversa sul lettore come uno tsunami, gli eventi si susseguono rapidissimi, come i paesaggi confusi che sfrecciano fuori dal finestrino di un’auto e nel momento in cui arriva il finale la vettura che ti trasporta a velocità esagerate si infrange contro il guard rail della sanità mentale, facendoti precipitare a lungo nella realizzazione conclusiva del personaggio narrante, Morfeo.

Se una cosa va sottolineata di questo testo non si può certo lamentare la banalità in quanto ogni pagina stupisce e ribalta le carte in tavola con una semplicità disarmante. Devo confessare però che avrei gradito di più se questa storia particolare e innovativa dalla scrittura che non posso definire se non inusuale fosse stata narrata con meno filosofia e elucubrazioni di contorno. Questo perchè le varie divagazioni sì aiutano a creare un clima estraniato e in qualche modo artificiale, ma potrebbero condurre il lettore a confusione e perdita di concentrazione, il che sarebbe un peccato perchè la struttura portante del libro si basa proprio su questa costante atmosfera di sogno, di stato incorporeo e fluttuante. Grigia routine, musica rock e disprezzo e spacconate a danni di qualunque tipo di autorità si susseguono in questo inconsueto testo ad alta gradazione alcolica, che apprezzo per l’originalità ma non consiglierei a man bassa a chiunque, causa una leggera complessità e una sorta di senso di impotenza che ho provato al termine delle pagine  scorse.

Voto: 3/5

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