Recensione “Il Grande Dio Pan” di Arthur Machen

Titolo: Il grande Dio PAn

Autore: Arthur Machen

Editore: Adiaphora

Genere: Fantascienza

Data pubblicazione: 1 Aprile 2018

Voto: 3/5

Cartaceo -> 14€ |Ebook -> 0,99€


Sinossi

Finalmente, dopo anni di ricerche nel campo delle scienze occulte e dello studio delle funzioni cerebrali, il dottor Raymond è pronto per portare a termine un folle esperimento. Una notte d’estate, assieme all’amico Clarke, che sarà suo testimone, decide di sottoporre la giovane Mary a un intervento chirurgico al cervello per consentirle di sollevare il velo che cela la mostruosa divinità della natura, il Grande Dio Pan. Ciò che la ragazza vede la sconvolgerà per sempre. Molti anni dopo, in una Londra vittoriana ancora profondamente scossa dagli omicidi di Whitechapel, una catena di inspiegabili suicidi sconvolge le famiglie benestanti del West End, stringendo la città in una morsa di terrore nella quale nessuno può dire chi sarà il prossimo, né quando accadrà. Soltanto Villiers, appassionato esploratore notturno, il gentiluomo Austin e lo stesso Clarke, segretamente affascinato dall’occulto e dal mistero, sospettano che dietro ai suicidi possa nascondersi un’enigmatica figura femminile. Tra angoscianti testimonianze e onirici peregrinaggi dai sobborghi più ricchi fino ai bassifondi più squallidi di Londra, i tre insoliti investigatori si troveranno dinanzi a un terribile segreto che getta le radici tra le pieghe del tempo, in un passato colmo di suggestione e oscurità. Il Grande Dio Pan, all’epoca additato come osceno per i contenuti sessuali e lo stile decadente, viene oggi considerato uno dei migliori romanzi gotici dell’orrore di fine Ottocento. Uno dei classici della letteratura gotica in edizione con testo originale a fronte e una nuova traduzione accompagnata da note critiche e da una postfazione di H.P. Lovecraft.

Recensione

Quando nomino il Grande Dio Pan nella mente di molti di voi si delineerà una creatura antropomorfa dalle zampe caprine, le corna aggrovigliate fra i capelli e dita mobili sulle canne di un delicato flauto suo omonimo. Vi verrà sicuramente da pensare agli istinti primordiali di cui questo essere si fa portatore, la pulsione bestiale e la ricerca sfrenata dell’altro sesso per soddisfare i propri desideri. Il romanzo venne tanto criticato al tempo della sua prima edizione, in un’Inghilterra puritana nella quale la psiche umana iniziava ad agitarsi dando vita a racconti tendenti al cupo e all’orrido, alla rivelazione della personalità duplice dei viventi ben riscontrabile in Dottor Jekyll e Mister Hyde. Il Grande Dio Pan di cui si parla qui non è propriamente la bestia mitologica e satiresca che conosciamo, quanto più un Oltre, una realtà scissa dalla nostra dove regna la verità che fa paura e orrore in un rimestarsi di incolmabile perdizione abissale. Questa dimensione di perdizione e peccato, di terrore viscerale viene ambiziosamente ricercata dal Dottor Raymond che, eccitato e febbricitante nella sua folle missione, innesta un terzo occhio sulla fronte della figlia adottiva col fine di renderla capace di gettare uno sguardo nel vero universo che ci circonda. La poverina rimane scioccata a vita e non si riprenderà mai più tanto sono tremende le cose che vede; Arthur Machen vuol far incarnare nel Grande Dio Pan, in questa entità superiore a tutto e a tutti che è al contempo natura e umanità quell’ambiguo e segreto lato dell’individuo. Tutta quell’annodata matassa di istinti primordiali e pulsioni sessuali, egoismo e ricerca del proprio bene personale a discapito degli altri, una parte della psiche talmente discinta e vergognosa da provocare il lancinante terrore della ragazza e di chiunque riesca ad oltrepassare il velo di Maya che ci siamo creati e al quale ci affidiamo ciecamente ogni giorno, inconsapevoli di ciò che cela. Oltre il salto temporale di qualche anno, la narrazione riprende collegando omicidi misteriosamente legati ad una donna dal passato oscuro a salotti londinesi nei quali si discute di temi filosofici ed esistenziali; nonostante si ampli l’ambiente di narrazione il focus rimane sul Grande Dio Pan e sul lato animale dell’uomo, insistendo sui punti salienti della duplicità e dell’istinto represso. Il ritmo è un po’ lento e i dialoghi e le descrizioni un leggermente pesanti, di certo non adatte ad una lettura veloce e destinata a rilassare in quanto per comprendere a pieno il romanzo ci si deve impegnare e tenere la mente bella sveglia, altrimenti il messaggio che vuol veicolare Machen non arriverà a segno e avrete trascorso più di un’ora su pagine di cui non avete compreso molto e che vi hanno lasciato un fastidioso senso di insoddisfazione. Certamente, se letto accuratamente, saprete trarne buoni frutti e farne una sorta di punto di partenza per svariate riflessioni personali; se volete stracciar via questa vita falsa e ingannatrice e proiettarvi sull’orlo dell’abisso, in bilico e oscillanti fra la sanità mentale e la distruttiva e disarmante verità, il Grande Dio Pan è sempre accanto a voi, che vi aspetta.

Voto: 3/5

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