Recensione “Prove d’autore” di Roberta Negro, Mirca Barbolini, Mattia Amaduzzi, Chiara Baruffaldi

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Titolo: Prove d’autore

Autore: Roberta Negro, Mirca Barbolini, Mattia Amaduzzi, Chiara Baruffaldi

Editore: Ebook Editore

Genere: Raccolta

Data pubblicazione: 29 Marzo 2017

Voto: 4,5/5

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Prefazione di  Cesare Carbonieri

[… ]La pubblicazione dal titolo Prove d’Autore presenta quattro opere tra loro molto differenti ma che ci riportano tutte ad unico punto: il desiderio di scrivere. Casuale perciò non è stata la scelta del titolo. Nel primo racconto,  Le Vivandiere, Roberta Negro descrive con grande precisione la vita delle donne impiegate nelle truppe napoleoniche nella campagna d’Italia e lo fa dando uno spaccato di tutte le difficoltà da loro incontrate e del rapporto, talvolta solidale e talvolta brutale, tra soldati comuni e gli ufficiali. Un colpo di scena, di cui non intendiamo svelare nulla, avrà modo di intrigare ancora di più il lettore. In Tropical decade, Volere è Potere, Mirca Barbolininarra la vicenda, peraltro autobiografica, dei suoi tanti anni in giro per il mondo con compiti di carattere umanitario e con l’implicito obiettivo di scoprire tra l’Africa e l’Asia i valori più profondi della vita e il senso di un’esperienza che l’ha per sempre cambiata nel modo di vedere le cose. Lo stile sciolto e un po’ ironico rendono il resoconto quanto mai interessante specie per chi vuole intraprendere lo stesso tipo di percorso. Nel terzo racconto di Mattia Amaduzzi, intitolato Lo spirito della foresta, la vicenda si svolge nei primi anni dell’800 in America dove carovane di trappers si dedicano alla caccia e all’esplorazione di un territorio ricco di risorse e che, successivamente, diventerà oggetto della vera e propria conquista del West. Ad animare la storia sarà un mostro e un’antica leggenda dai toni veramente misteriosi. Quarto e ultimo, anche se non per ordine di importanza, è Reset di Chiara Baruffaldi, già nota autrice di poesie di Crevalcore, che, in questa raccolta, presenta un thriller alla Stieg Larson, molto ricco di sfumature psicologiche in grado di caratterizzare i personaggi con una profondità davvero esemplare. Come negli altri due racconti delle precedenti autrici, anche in Reset sono le donne, una figlia e una madre, entrambe vittime, in modo diverso ma intrecciato, della violenza più crudele. Quattro storie, quindi, piene di spunti interessanti e che ci spingono a riflettere sull’importanza di essere consapevolmente presenti nella nobile arte della scrittura capace più di ogni altra di riflettere l’autentico spessore della nostra dimensione umana. Sperando, infine, di vedervi presto alla ribalta con i vostri racconti in uno dei miei ormai pluriennali corsi, vi auguro pertanto la migliore delle letture con la certezza che così davvero sarà.

Recensione

Non posso che rimanere estasiata dai nembi di curiosità che aleggiano impertinenti sulla raccolta che mi è stata gentilmente affidata. Vedo che sono quattro racconti, di autori differenti, ed essendo un’amante di questo tipo di libri mi immergo immediatamente nella lettura, ghiacciolo alla mano, comodamente seduta (per così dire, le sedie della mia minuscola cucina sono talmente dure che lo schienale metallico lascia il segno sulla pelle) ed assorta nell’ ambiente tumultuoso che ci presenta la prima narrazione; siamo in guerra, i francesi si destreggiano sul campo di battaglia nella campagna d’Italia del 1796 e seguiamo le vicende di una vivandiera da poco vedova che deve far i conti con la sua situazione: sola, con figli e con posizione a rischio; una narrazione scorrevole e molto ben dettagliata, ricca di particolari storici accurati. Di solito racconti del genere, così precisi nella rappresentazione storica, possono scadere nel monotono o far perdere facilmente attenzione, cosa che qui non accade grazie allo stile conciso e chiaro, che non annoia mai. Penso che questa novella mi rimarrà nel cuore, anche perché mi ricorda moltissimo Mulan, che è uno dei miei classici Disney preferiti.

In un baleno mi ritrovo immersa in un ambiente caldo e piacevole, che mi apre orizzonti lontani e sconosciuti; la storia di Maria e della sua vita in Africa, piena di gioie e al contempo di difficoltà dovute alla rigidità del clima e all’esistenza così differente da quella in Italia, è contornata di colori e di suoni esotici, ci parla di un universo che molto spesso ignoriamo ma che nasconde molteplici meraviglie e tradizioni secolari che vale la pena conoscere e ricordare. Per non parlare del fatto che ci trascina sotto gli occhi la situazione terribile in cui versano molti paesi del Terzo Mondo e che troppo spesso ignoriamo. Anzi, cerchiamo di non pensarci perché il senso di colpa nell’immaginare quei piccoli con la pancia gonfia, tutti pelle e ossa, le donne che muoiono di parto con una facilità disarmante, la mancanza d’acqua per quelle bocche assetate e piagate dal caldo insistente, i diritti umani calpestati come erbacce in un campo dimenticato, nasce come un tumore maligno e ci attanaglia le viscere con morsa d’acciaio.

Il terzo è sempre un racconto che ci porta in terre straniere ed epoche lontane: siamo in America del Nord, dove i trappers collaborano con l’esercito per un caso eccezionale, la comparsa di un terribile mostro che dilania le vittime in maniera che bruta è dir poco. Il protagonista Benjamin, sempre al fianco del vecchio amico Jack, avrà a che fare con misteri inviolabili, sepolti sotto anni e anni di tradizione, fatti che sostano in maniera impercettibile tra il confine del reale e del sovrannaturale. Trattenuto nella tribù di Wenona, giovane squash da lui salvata per caso da un gruppo di indiani ostile, Benjamin verrà a conoscenza dell’esistenza dello Ssquash, una creatura evocabile attraverso riti affascinanti e al contempo pericolosi, che protegge la tribù facendo a fettine chiunque invada i loro territori con intenti dubbi. Sarà davvero questo mostro a decimare i soldati? Ne siamo proprio sicuri? Beh, questa storia mi entusiasma particolarmente, adoro questo tipo di racconti e non me ne stanco mai! Il mistero colora l’atmosfera vibrante, che richiama le antiche radici indiane che dominavano territori sconfinati e brulli, credenze e cultura che mi affascinano molto perché in simbiosi con la natura circostante. La scrittura è piacevole e lineare, semplice ma d’effetto. Mi piasce! (Alessandro Borghese docet).

Arrivo all’ultimo, sigh, testo di questa meravigliosa raccolta. La storia mi colpisce in faccia con pugno chiuso, duro e metallico. L’inizio è affrettato e crudo, il racconto che si delinea lo è ancora di più. Viviamo con angoscia che stringe il cuore la quotidianità di Linda, giovane ragazza con alle spalle un passato fatto di droghe e abusi, che l’ha costretta a costruirsi una spinosa corazza verso il mondo esterno. È accusata di aver ucciso suo padre, rinchiusa in un istituto di salute mentale dove riesce a instaurare un rapporto profondo e fraterno con Niki, che sputa le pillole propinategli perché afferma che lo confondano. Mano a mano che il racconto procede veniamo a conoscenza del profondo dissidio interiore della ragazza, che soffre terribilmente per l’abbandono della madre; questa profonda ferita nell’anima la porta ad agire in modo inconsulto e sospettoso, incurante dei sentimenti altrui. L’incognita sulla sua innocenza permane fino alla fine della storia, a riguardo indagano l’amico Niki e Garret, l’ufficiale di pubblico servizio incaricato di indagare sull’assassinato che prova nei confronti della giovane un interesse che sfocia nell’affetto. Molto bello questo scritto, per quanto concerne lo stile mi è piaciuto il continuo susseguirsi di azioni una dopo l’altra e il flusso di pensieri di Linda che ogni tanto fa capolino dal suo nascondiglio ben riparato, come una lumachina timida dal suo guscio rugiadoso in una giornata di pioggia. Il rapporto burrascoso con la madre, testimoniato dalle riflessioni della ragazza che sbocciano ogni tanto nel testo, ci permettono di comprendere quanto si senta lasciata a se stessa dalla donna che avrebbe dovuto amarla di più al mondo e questi suoi spaccati di interiorità mi hanno fatto stringere il cuore. Cose del genere non dovrebbero accadere, mai.

Nel complesso, ringrazio vivamente tutti gli autori e la mia carissima Marty per avermi dato la possibilità di leggere le loro opere. Mi hanno fatto sorridere, preoccupare, commuovere, incuriosire.. Ma soprattutto riflettere, perché ognuna di esse conteneva un meraviglioso cuore pulsante di passione, la passione di chi ha messo tutto se stesso nella scrittura, un ardore che è tangibile con mano. Complimenti davvero a tutti!

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