Carlo, insegnante di lettere, una casa distrutta dal terremoto, una bottiglia di vino e una lunga notte per raccontare di chi, dopo quella scossa delle 7:07, ha provato a rimettersi in piedi. C’è Chiara, che lavora tra i profughi e i fantasmi del mondo. C’è Sergio, ex calciatore e custode di un momento di gloria. C’è Marcello, pensionato in una scuola dismessa. Ci sono tutti gli sfollati del condominio di Carlo, ma all’Hotel Argentina, tra il mare e il fumo nero di una raffineria, ci sono anche gli operai del Sud, emigrati in cerca di una vita migliore, che tra sogni interrotti e sorrisi ostinati vivono una precarietà inaspettatamente simile a quella dei terremotati. Questa storia, raccontata con ironica delicatezza, è dedicata a chi sopravvive e a chi non riesce, nonostante tutto, a perdere la speranza. E a chi, malgrado ogni ostacolo, continua a credere che la giustizia esista.
Titolo: Sette zero sette
Autore: Carlo Terracciano
Editore: Santelli editore, Narrazioni Clandestine
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 13 Marzo 2026
Voto: 4/5
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Recensione
Bentornati, cari lettori! Oggi torno a scrivervi per presentarvi una nuova collaborazione con Santelli Editore: si tratta di ‘Sette zero sette’ di Carlo Terracciano. Il romanzo, inserito nella collana Narrazioni clandestine, è approdato in libreria proprio a marzo 2026 ed è quindi un’ultimissima uscita che non vedevo l’ora di raccontarvi.
Ci sono storie che non hanno bisogno di urlare per farsi sentire, e questo romanzo ne è l’esempio perfetto. Attraverso la voce di Carlo, un insegnante di lettere che si ritrova a fare i conti con i cocci della propria esistenza dopo il sisma delle 7:07, veniamo trasportati in una veglia notturna fatta di ricordi e profonda umanità. Il cuore pulsante del libro non è solo il terremoto come evento tragico, ma la dimensione di una precarietà condivisa che unisce persone apparentemente distanti.
Tra le mura dell’Hotel Argentina, un luogo sospeso tra la bellezza del mare e l’ombra industriale di una raffineria, si intrecciano i destini di chi ha perso la casa e di chi, invece, vive una vita instabile per necessità. È affascinante come l’autore riesca a far specchiare il dolore degli sfollati negli occhi degli operai venuti dal Sud in cerca di fortuna. Entrambi i gruppi abitano un presente incerto, fatto di sogni messi in pausa e stanze d’albergo che non saranno mai davvero un focolare. In questo scenario incontriamo Chiara, impegnata a dare un senso al caos del mondo tra i dimenticati, Sergio, che si aggrappa ai ricordi di un passato di gloria sportiva, e Marcello, che cerca dignità nel silenzio di una scuola che non suona più la campanella.
Nonostante la gravità dei temi trattati, il racconto è pervaso da una delicatezza ironica che rende la narrazione luminosa e mai cupa. Si tratta di una lettura estremamente piacevole, capace di scorrere velocemente grazie a uno stile asciutto ma profondamente evocativo. La narrazione procede con un ritmo naturale, quasi fosse il lettore stesso a sedere al tavolo con Carlo durante quella lunga notte di confessioni.
Consiglio questa lettura assolutamente a chi sente il bisogno di riconnettersi con il valore della solidarietà, a chi ama le storie che sanno scovare la bellezza tra le crepe e a chiunque non abbia smesso di cercare un senso di giustizia, anche quando tutto intorno sembra crollare. È un libro dedicato a chi cade, ma trova sempre un motivo per continuare a sperare. Infine, la postfazione di Ciro Montanari rappresenta la vera ciliegina sulla torta, poiché corona questo viaggio emotivo tirando le fila del discorso con straordinaria lucidità e passione, lasciando una riflessione che permane nel cuore ben oltre l’ultima pagina. Voto 4/5
