Due rette parallele si incontrano su Venere: Un viaggio tra il micro-mondo molisano e l’immensità del cosmo

Il romanzo di Michele Vincelli (Cornacchione Editore) è un’opera dalle molteplici facce che trascende i confini geografici e temporali. La narrazione si muove su un doppio binario: da un lato seguiamo Michelangelo, genio disallineato nella Casacalenda del Novecento, un borgo molisano descritto con precisione ossessiva che oscilla tra l’identità viscerale e il limite strutturale di una “prigione a misura d’uomo”. Dall’altro, ci immergiamo nel Settecento illuminista dell’astronomo Guillaume Le Gentil, la cui prigione è invece l’immensità di un mondo fatto di oceani, tempeste e cieli stellati.

Il cuore del libro risiede nel dialogo costante tra queste due storie apparentemente distanti. Il micro-mondo del borgo trova il suo specchio nel macro-mondo dei grandi viaggi scientifici, dimostrando che l’animo umano resta identico ovunque: diviso tra il desiderio di elevazione e la fatica di raggiungere i propri sogni. Attraverso luoghi reali come Manila, Pondicherry o il Louvre, e scenari fantastici come il lato oscuro della Luna, Vincelli ci guida verso l’esplorazione del confine: quello tra terra e spazio, tra appartenenza e fuga, tra il rumore del mondo e l’armonia interiore.

Tema centrale e sotterraneo è la ricerca dell’Eden, inteso non come coordinata geografica, ma come condizione dello spirito. Che sia sul colle di un convento o ai margini dell’universo, l’Eden appare per lampi nella bellezza quotidiana o in vette irraggiungibili, ricordandoci che ognuno ha la propria cella da cui tentare l’evasione. In questo viaggio incredibile, tra balene che inghiottono naufraghi e registri universali del destino, scopriremo che perdere può essere, a volte, un modo inaspettato per vincere.

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