La luce dell’amore incondizionato: conversazione con Claudia De Pascali

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Ci sono storie che non chiedono semplicemente di essere lette, ma esigono di essere accolte nel profondo dell’anima. In questa intensa intervista, Claudia De Pascali ci apre le porte del suo cuore per raccontarci la genesi di “Guarda il cielo”, un’opera profonda ed emozionante edita da Graus Editori. Attraverso il ricordo della sua piccola Nicole, l’autrice trasforma un dolore indicibile in un manifesto di speranza, offrendo una preziosa bussola emotiva a chiunque si trovi a navigare nelle acque tempestose della sofferenza e della disabilità. Una testimonianza luminosa su come l’amore autentico possa sopravvivere al di là del tempo, dello spazio e delle assenze.

Molti autori descrivono la scrittura come un atto catartico. Quando ha deciso che era il momento di trasformare il suo vissuto in un libro? È stato un processo liberatorio o una sfida ulteriore?

Come molti sanno, la scrittura è terapeutica, spesso aiuta a mettere in ordine nel cuore e nella mente. Fin dalla tenera età, quando sentivo il bisogno di esternare qualche disagio, lo facevo davanti ad un foglio bianco e con una matita in mano; in quei momenti mi sentivo libera di poter essere me stessa, senza filtri e senza paura di essere giudicata. E’ sempre stato un modus operandi che mi appartiene. Dopo qualche anno dalla dipartita di Nicole, ho iniziato a sentire forte il desiderio di fissare nero su bianco tutto quello che io e la mia famiglia eravamo stati insieme alla nostra principessa e così,in un pomeriggio d’ estate ho dato vita ad un progetto che negli anni si è trasformato in un vero e proprio libro. A darmi la spinta decisiva è stato un avvenimento molto triste. Durante i mesi di permanenza a New York, conobbi tante mamme che stavano vivendo esperienze simili alla nostra, ma in particolar modo una, Patrizia, mi entrò nel cuore a tal punto da diventare molto intime. Con lei parlavo molto spesso dei miei stati d’ animo, che nella maggior parte delle volte, corrispondevano anche ai suoi. Spesso ci ripetevamo che sarebbe stato bello e molto utile raccontare le nostre storie per fare in modo che altre famiglie come le nostre potessero sentirsi meno sole. Patrizia purtroppo venne colpita da una forma di leucemia devastante che la portò via. Fu proprio davanti alla sua perdita che decisi che era giunto il momento di portare a termine ciò che avremmo dovuto fare insieme.

Qual è la lezione più preziosa che la piccola Nicole le ha insegnato sulla forza, nonostante la sua fragilità?

La lezione più preziosa che Nicole mi ha donato è NON DARE MAI NULLA PER SCONTATO. In sei anni ci ha mostrato più volte quanto possa essere imprevedibile la vita. Tutto può cambiare nel tempo di un battito di ciglia. Un attimo prima ci sei e quello successivo potresti ritrovarti a varcare la tanto temuta soglia dell’ “oltre”, una mattina ti svegli convinta che vivrai una pessima giornata e il minuto seguente vedi materializzarsi un desiderio che custodivi nel cuore da anni. Questo mi ha portato a godermi ogni attimo della vita, di viverlo appieno, nella gioia ma anche nel dolore, di non lasciare nulla di intentato, di apprezzare ciò che ho e a ridimensionare problemi che possono sembrare insormontabili, ma che in realtà in confronto a tanti altri diventano sciocchezze.

Lei parla di una “risorsa inattesa” che ha scoperto in se stessa. Pensa che questa forza sia latente in ogni genitore o è qualcosa che si costruisce un passo alla volta davanti alle difficoltà?

Io credo che le risorse inattese di cui parlo siano latenti in ognuno di noi, a prescindere che tu sia un genitore, un figlio, uno studente o un lavoratore. Abbiamo tutti la forza di affrontare le prove che la vita ci riserva, quello che manca è la consapevolezza delle nostre potenzialità. Quando gli avvenimenti colpiscono duro, vieni catapultato in un vortice che inevitabilmente ti trascina davanti ad un bivio: o decidi di reagire, scrutare le vie e incamminarti lentamente verso l’uscita, oppure abbandoni te stesso in balia della corrente con il rischio di andare a sbattere violentemente da qualche parte e non avere più la possibilità di rialzarti. Questo non vuol dire che chi sceglie di rispondere in qualche modo ai traumi non stia male o che non viva periodi difficili, anzi, cade, ripetutamente, ma puntualmente si concede l’ occasione di vedere cosa c’è oltre…oltre al dolore, oltre alla fatica, alle apparenze, oltre la superficialità.

A chi si rivolge idealmente con questo libro? C’è un messaggio particolare che vorrebbe arrivasse a chi a lo legge?

Si dice che quando scegli un’opera è perché speri di trovare tra le pagine una parte che parli di te, di una tua esperienza o perché inconsciamente cerchi delle risposte a quesiti che ti abitano dentro. Io credo che questo libro possa aprire le porte del cuore di tutti. Chi ha vissuto un percorso simile al mio può sentirsi meno solo e più capito, sicuramente si rispecchia nei pensieri e sentimenti scritti senza filtri né retorica. Può essere un modo per dar voce a chi è stanco di denunciare situazioni inaccettabili, può diventare una carezza sul cuore di chi si sente abbandonato, ma può essere anche un mezzo attraverso cui, chi non conosce la disabilità, può scoprire che esistono approcci alla vita diversi da quelli considerati canonici, imparare cose nuove e guardare il mondo sotto un’altra prospettiva.

Oggi, attraverso le pagine di questo libro, Nicole continua a parlare al mondo. Qual è l’eredità più grande che sente di aver ricevuto da lei e che oggi definisce il suo modo di guardare la vita

Nicole mi ha insegnato la vita, quella vera, fatta di gioie incredibili, ma anche di dolori indicibili. Perdere un figlio è l’avvenimento più crudele e innaturale che un genitore possa affrontare, non è stato facile, scovare la forza per continuare ad andare avanti è stata un’impresa ardua che richiede molta energia anche adesso, ma sono qui, sono tornata in piedi grazie a Lorenzo il mio secondogenito che è stato senza dubbio la mia àncora di salvezza. Sono uscita dal tunnel del dolore senz’ altro cambiata e cresciuta con consapevolezze che non avrei mai pensato di acquisire e con la certezza che Nicole vive, in altra forma, ma continua ad esserci. La sento, la percepisco, mi lascia segni inconfondibili e negare l’ esistenza di questi “ messaggi” significherebbe non vedere l’ immensità dell’ Amore.

Grazie a Nicole ho capito cosa sia l’ amore incondizionato ed ho avuto il privilegio di conoscerlo in tutte le sue forme, l’ ho osservato talmente tanto da arrivare al punto di incarnarlo attraverso l’ associazione L’ isola di Nicole, aps che ho costituito in suo nome… e ho imparato che la vita è un dono prezioso, che per quanto imperfetta, difficile, dura e a volte crudele possa essere , vale sempre la pena ,io preferisco dire la gioia, viverla fino in fondo. Anche nella notte più buia si intravede una piccola luce ed è proprio da lì che si può ripartire.

Ringraziamo di cuore Claudia De Pascali per essersi concessa a questa conversazione con una generosità e una trasparenza emotiva davvero rare. Le sue parole, dense di significato e prive di qualunque retorica, non offrono soltanto una dolorosa ma splendida testimonianza biografica, ma si configurano come un vero e proprio faro per chiunque si trovi ad attraversare la notte del dolore. Attraverso la sua voce e l’impegno profuso con l’associazione L’isola di Nicole, Claudia ci ricorda che l’amore ha il potere straordinario di superare i confini della materia e che, anche davanti alle prove più dure, la vita resta un dono di cui celebrare, ogni giorno, la profonda e preziosa bellezza.

Per scoprire un’analisi più dettagliata delle tematiche trattate nell’opera e immergervi profondamente nelle sue atmosfere, vi invitiamo a leggere la nostra recensione completa del libro sul blog
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