Oggi abbiamo il piacere di ospitare Irit Flint Becker, autrice del toccante romanzo “C’è sempre una prossima volta” edito Be Strong edizioni. Attraverso la voce della protagonista Atalia, Irit ci accompagna in un viaggio intimo tra le pieghe del mondo accademico, il peso dell’emigrazione e, soprattutto, la resilienza necessaria per ricostruirsi dopo ogni caduta. Scopriamo insieme cosa si cela dietro la stesura di un’opera così profondamente umana.
Come mai hai scelto proprio il mondo accademico come sfondo per questa vicenda di tradimento professionale e riscatto personale?
Per gran parte della mia vita ho fatto parte del mondo accademico, ben prima dell’era del movimento MeToo. Ho pensato che attraverso la storia di Atalia avrei potuto trasmettere un messaggio autentico e allo stesso tempo capace di suscitare identificazione nel lettore. La vicenda riguarda sia le donne forti e talentuose che, in quel periodo, hanno dovuto lottare per conquistare il proprio spazio, sia gli uomini che non si sentono minacciati da donne intelligenti e capaci e che sanno considerarle pari.
Tra le ferite di Atalia ci sono l’infanzia legata all’emigrazione e il senso di emarginazione. Quanto c’è di vissuto personale nella costruzione di questo background così intenso?
Naturalmente nel romanzo ci sono elementi che richiamano la mia esperienza personale, anche se non si tratta affatto di un’autobiografia. Avevo cinque anni quando sono emigrata in Israele dalla Polonia insieme ai miei genitori. La vita di una bambina immigrata non è stata semplice non solo per me ma anche per comprendere e sostenere le difficoltà dei miei genitori come immigrati adulti. Inoltre, durante l’infanzia ho cambiato più volte luogo di residenza e ogni trasferimento riaccendeva il senso di estraneità e la necessità di integrarmi in un nuovo gruppo di coetanei.
Il titolo “C’è sempre una prossima volta” trasmette un grande messaggio di speranza. Qual è, secondo te e secondo la storia di Atalia, il confine tra l’accettazione delle proprie cadute e la determinazione nel cercare il proprio posto nel mondo?
Io parlo di una speranza radicale, della necessità di essere protagonisti attivi della nostra vita e di scegliere ogni volta il nostro percorso in accordo con i nostri valori. Le cadute non ci definiscono; ciò che ci definisce è il coraggio di rialzarci, ricostruirci e tornare a brillare. Non prometto che tutto andrà bene, ma credo che esista sempre la possibilità di rialzarsi e costruire nuovamente il proprio futuro personale e professionale. È così che cerco di vivere la mia vita.
La trama si muove avanti e indietro nel tempo, intrecciando passato e presente. Qual è il tuo metodo di scrittura per mantenere il filo conduttore e la coerenza della storia quando utilizzi i flashback?
Scrivo in modo molto intuitivo. Le emozioni emergono e, insieme a loro, prendono forma gli eventi che hanno costruito la protagonista: i ricordi, il loro impatto sul presente e il loro legame con i suoi desideri e i suoi progetti futuri. A dire il vero, fino alla fine non sapevo esattamente come si sarebbe conclusa la storia. Il romanzo si è sviluppato insieme alle esperienze, ai dubbi e alla crescita di Atalia.
Dopo aver affrontato una narrazione così profonda e psicologica, a cosa stai lavorando attualmente?
Rimango nell’ambito della narrativa sociale e personale, continuando però a esplorare la dimensione psicologica più profonda. Negli ultimi due anni sto lavorando come coordinatrice terapeutica in appartamenti assistiti per persone con fragilità psichiche che vivono in autonomia dopo ricoveri psichiatrici. Il mio prossimo romanzo racconta la storia di una donna che affronta una sfida legata alla salute mentale: la complessità della vita quotidiana, la creatività, l’amore e il successo, nonostante le difficoltà e, talvolta, proprio grazie ad esse. Credo che ci sia davvero qualcosa di bello da aspettarsi.
Ringraziamo di cuore Irit Flint Becker per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi il cuore pulsante della sua scrittura. È stato un onore esplorare le fragilità e la forza di Atalia insieme alla sua autrice. Auguriamo a Irit il meglio per i suoi futuri progetti editoriali e personali.
