L’universo di Schegge dell’Impero continua a espandersi, dimostrando una vitalità rara nel panorama della fantascienza italiana contemporanea. Con l’uscita de “La morte danza tra i rami d’ulivo“ (Delos Digital), l’autore Giovanni Oro ci conduce nel cuore del Ciclo di Adranos, il quinto capitolo di una saga che sa mescolare con sapienza intrigo politico, evoluzione biologica e una profonda analisi sociale.
Se i volumi precedenti ci avevano abituati alla vastità degli spazi siderali e ai conflitti su larga scala, questa nuova tappa ci riporta “a terra”, tra i chiaroscuri di un pianeta dove le contraddizioni dell’Impero emergono in tutta la loro violenza. Abbiamo incontrato l’autore per esplorare la genesi di questo nuovo arco narrativo, la gestione di un cast corale sempre più complesso e il simbolismo viscerale che si nasconde dietro un titolo tanto evocativo quanto inquietante.
Giovanni, con questo quinto volume della saga Schegge dell’Impero inauguri ufficialmente il Ciclo di Adranos. Rispetto al trittico di Xipe e al ciclo dell’Indomitable, cosa rappresenta per te, a livello creativo, questo nuovo inizio? Possiamo considerarlo un ‘reboot’ tematico o piuttosto un’espansione necessaria del tuo universo?
Si tratta di un’espansione necessaria, il progetto narrativo del ciclo, ovvero esplorare le conseguenza del dopoguerra in una guerra apparentemente vinta e l’insorgere delle contraddizioni interne alla società imperiale, richiedeva per forza scendere su un pianeta per avere uno sguardo dal basso sulla società, e la scelta di Adranos era fin troppo ovvia. Il Ciclo di Adranos serve a completare ciò che avviene in quello dell’Indomitable, fino a quando i due cicli non si uniranno nel finale. Ovviamente sono pensati per essere indipendenti l’uno dall’altro sebbene con correlazioni e riferimenti incrociati.
Ogawa, Betty, Ragnar, Deifobo, Luigi e Valeria. Gestire tanti punti di vista che si intrecciano richiede una precisione chirurgica. Qual è stata la sfida più grande nel bilanciare queste ‘pedine’ affinché nessuna oscurasse le altre?
Questa è una bella domanda, a cui in tutta sincerità, non ho una risposta, mi viene naturale pensare a un libro con più punti di vista che si interlacciano tra loro, in questo caso, mi sembrava logico rappresentare i vari aspetti degli eventi dal punto di vista di chi ni era coinvolto mostrando le loro prospettive e le sfaccettature, Luigi o Ragnar non sono necessariamente cattivi, così come Betty, Ogawa o Valeria non sono necessariamente i buoni, fanno le loro azioni, le loro scelte e io cerco di fare capire il perchè sperando di dare a tutti lo spazio che meritano e necessitano.
Introduci il concetto di Serf che evolvono fuori dalle regole della biologia. Questo elemento sembra suggerire che il controllo dell’Impero stia scivolando via. Quanto sarà centrale il tema dell’evoluzione incontrollata nel resto del ciclo?
Si tratta di un tema molto sensibile e ne sono consapevole, avrà il suo ruolo all’interno della saga, e come hai notato tu è uno degli esempi di come la situazione stia sfuggendo al controllo dell’Impero.
I capitoli dedicati ai Interludi introducono una figura sinistra e magnetica, una sorta di personificazione della morte che danza tra gli ulivi. Come hai lavorato sulla psicologia di un personaggio che eleva la sofferenza a culto, e quanto di lui vedremo nei prossimi volumi?
Qui non posso dire molto perché sarebbero spoiler del prossimo libro. Posso solo dire che per prepararlo ho letto diversi thriller, saggi, e visto film e documentari.
L’ulivo è tradizionalmente un simbolo di pace, ma nel tuo titolo diventa il palcoscenico della morte. Perché hai scelto proprio questa pianta per caratterizzare l’estetica e il titolo di questo nuovo arco narrativo?
Anche in questo caso la risposta è molto semplice e complicata. Quando io, mio fratello e i miei cugini siamo nati, mio nonno ha piantato un ulivo per ognuno di noi, da qui ho preso la tradizione adranosiana degli ulivi e l’ho elaborata in un sistema più complesso che abbraccia l’intera cultura, in un certo senso formalizzandola e sistematizzandola.
Il libro sembra spingersi verso un limite che resta volutamente oltre l’orizzonte. Senza fare troppi spoiler, puoi dirci se il conflitto che si prepara ad Adranos cambierà definitivamente gli assetti di potere che abbiamo imparato a conoscere nei primi quattro volumi?
Senza fare troppi spoiler, posso dire che quello che succederà su Adranos cambierà tutto.
Con questo nuovo tassello, Giovanni Oro conferma la sua capacità di costruire un mosaico narrativo ambizioso, dove l’azione non è mai fine a se stessa ma serve a scoperchiare le fragilità di un sistema imperiale apparentemente invincibile. Adranos non è solo un’ambientazione, ma il simbolo di un cambiamento inarrestabile che promette di ridefinire gli equilibri dell’intera saga.
Ringraziamo sentitamente l’autore per la disponibilità e per averci concesso questo sguardo privilegiato dietro le quinte del suo laboratorio creativo. Non ci resta che addentrarci tra gli ulivi di Adranos, consapevoli che, da qui in avanti, nulla sarà più come prima.
