Recensione “Questo libro ti salverà la vita” di A. M. Homes 

Richard Novack, ricco cinquantacinquenne americano, gestisce il suo patrimonio dal computer di casa. Le uniche persone di cui ha bisogno sono il personal trainer, la nutrizionista e la governante. Almeno fino a quel momento, perché questa mattina è diversa dalle altre… In questo libro c’è tutta l’America conosciuta da tutti: l’America salutista che si affida ai santoni di nuove religioni, la Los Angeles cinematografica, ma anche quella che convive con i terremoti e una natura malamente sfruttata dall’uomo, l’America degli immigrati che credono ancora nel sogno americano, quella dei divorzi e dei figli abbandonati.

Titolo: Questo libro ti salverà la vita 
Autore: A. M. Homes

Editore: Feltrinelli
Genere: Narrativa contemporanea
Data pubblicazione: 12 Gennaio 2019
Voto: 5/5

Classificazione: 5 su 5.

Cartaceo -> 9€ | Ebook -> 6,99€

Recensione

Avete presente quei casottini che si trovano all’uscita di certi supermercati, tipo la Coop, dove chiunque può lasciare i libri che non legge più per donarli agli avventori?

Personalmente, anche se ho difficoltà a staccarmi dai miei romanzi preferiti, spesso regalo a quel rettangolo di legno cavo alcuni tomi che non leggo più, oppure che non mi hanno particolarmente affascinato. Magari, ciò che non piace a me può aggradare qualcun altro, no?

Solo se ricambio l’offerta con un libro che mi appartiene, mi sento investita del potere di prenderne uno a mia volta. Sennò mi sento in colpa, lo so che non dovrei ma è così, e scommetto che non sono l’unica a sentirsi un po’ losca a sottrarre i romanzi all’uscita della Coop, anche se sono lì apposta per essere raccolti e letti.

Dunque, l’altro giorno ho riposto sul ripiano di legno una copia di La ragazza che sapeva troppo, che dopotutto non ho nemmeno trovato male, e ho dato un’occhiata ai dorsi delle copertine rigide, affastellati uno accanto all’altro. Uno in particolare conquista la mia attenzione: Questo libro ti salverà la vita, di A.M. Holmes.
Caspita, mi dico, addirittura? Subito vengo colta dal desiderio di scoprire di più del romanzo misterioso, che vantava di simili capacità terapeutiche. L’ho sfilato e ho dato un’occhiata alla copertina: un cavallo bianco infilato nel buco di una ciambella glassata.
Ok, questo è strano.
Siccome avevo i surgelati che si stavano allegramente sciogliendo nella busta della spesa, e i coni gelato che già lasciavano trapelare l’odore zuccherino dal rivestimento argentato ad adornare le loro chiome al latte, l’ho messo in tutta fretta nello zaino e mi sono diretta alla bici, senza prendermi il tempo di sfogliarlo un po’ come faccio di solito con i romanzi che attraggono la mia attenzione.

Dunque, arrivata a casa e sfatta la spesa mi sono concessa qualche minuto per acciambellarmi sul divano e aprire il libro, piazzandoci il naso dentro e inspirando il suo profumo consumato. Qualcuno può trovarlo strano, ma trovo incredibilmente buono l’odore delle pagine consunte, indipendentemente da a chi sia appartenuto il libro. Ha quel sentire dolciastro che è un misto di sigari e petali macerati, lo adoro. E ognuno ha il suo, non ne esistono di uguali.

Comunque, mi metto a leggere e mi imbatto subito in questa scrittura veloce, affettata, particolare. Non conoscevo l’autrice, il suo stile è peculiare. Narra in modo quasi spasmodico le vicende del protagonista, un certo Richard Novak, che vive a Los Angeles, la patria delle star del cinema, del successo e dei terremoti. Richard è un uomo molto ricco, che divide la sua giornata in attività produttive quali lavorare, mangiare sano, fare esercizio e… Basta. A volte si fissa al finestrone del suo appartamento e fissa la casa di sotto, che ospita una grossa piscina dove nuota sempre una signora dal costume rosso che è un po’ la sua musa. Le uniche persone che frequenta sono la personal trainer, la nutrizionista e la donna delle pulizie, stop. La sua ex moglie e il figlio diciassettenne Ben, così come i genitori e il fratello, non lo sentono da tempo. Non ha amici, non ha affetti, nemmeno un animale domestico a tenergli compagnia.

Un giorno, Richard si sente pervadere da un dolore lancinante, talmente forte che non riesce nemmeno a localizzarlo nel corpo. Un infarto? Un ictus? La FINE?

Spera che passi, ma è costretto a chiamare il 911. Da qui in poi partono le sue avventure. Uscito dall’ospedale si accorge che qualcosa in lui è cambiato, che non vuole più vivere così, anzi, che fino ad adesso non ha veramente vissuto ma è solamente esistito. Certo, non sono cose che Richard ci dice direttamente, anche perché il romanzo è in terza persona, ma si intuiscono. Si comprende che quel male soverchiante che ha provato è la concretizzazione del suo male di vivere, l’esplosione della consapevolezza che sta sprecando anni rinchiuso nella casa di Los Angeles come se fosse una gabbia e lui un criceto, intento a ripetere sempre le stesse azioni, gli stessi atteggiamenti, le abitudini che lo hanno invischiato in una routine malsana.

E quindi decide di dire basta. Mentre il tassista lo riporta nella villa, si ferma a un negozio di ciambelle e sfora la sua rigorosa dieta abbuffandosi. Di colpo ha una gran fame, una grande energia, uno spossamento che ha qualcosa di benefico, anche. Tutto sta per cambiare, lo sente.

Dopo l’incidente, Richard prende a rimbalzare da un’avventura surreale all’altra, ad affrontare situazioni improbabili e strane nelle quali capitombola dal nulla, circondato da personaggi secondari carismatici e ugualmente strambi. Il ciambellaio Anhil, che ama guidare la sua Mercedes e rappresenta il prototipo di immigrato vittima del sogno americano; la star del cinema che gli abita a fianco casa, che lo aiuta a soccorrere il cavallo che un giorno compare in una dolina di fronte a casa sua; una donna che piange nel reparto ortofrutta del supermercato, che si prenderà a cuore; il Dr. Lusardi, un medico per niente convenzionale; uno scrittore scapestrato che nasconde i suoi segreti fra le pagine del manoscritto a cui lavora da vent’anni e battutine ironiche e brusche.

Diversi individui – o animali – entrano nella vita di Richard per restarci, e di colpo il protagonista sembra al centro di un gorgo di eventi improbabili che lo trascinano in giro per l’America e lo accrescono nell’animo. Richard si riconquista la sua vita pezzetto dopo pezzetto, come quando si sbocconcella un muffin fino a ritrovarsi in mano solo la carta colorata che lo accoglieva.

Questo libro ti salverà la vita è in grado di trasmettere veramente tanto, se si è disposti ad ascoltare. Nulla di esplicito, si deve leggere fra le righe, ma i messaggi che tenta di mandare l’autrice arrivano forte e chiaro. Leggendolo, mi sono sentita invadere da un’incredibile voglia di fare. Di agire, viaggiare, spostarmi, parlare con persone che non conosco e che conosco e non sento da tanto tempo.

Il romanzo affronta tante tematiche, che girano intorno al cardine del concetto: riprendere la propria vita in mano. Produce fra le sue pagine un affresco della società americana nei suoi difetti e qualità, dando molti spunti di riflessione.

Leggerlo al contempo rilassa e mette smania, perché da una parte tranquillizza che non è mai troppo tardi per mettersi in gioco e rimediare, e dall’altra mostra i vantaggi del riscoprirsi. Lo consiglierei ad occhi chiusi a chiunque, perché insegna veramente molto e intrattiene piacevolmente. Questo libro ti salverà la vita non ti salva letteralmente la vita, ma di certo ti fornisce uno sprono per migliorare ed essere sereni, impedendoci di soffermarci sugli allori, perdendo momenti preziosi che stanno proprio dietro l’angolo, ma che magari siamo troppo pigri per acciuffare.

Lo stile narrativo, come ho accennato, è veloce e fresco come il corso di un ruscello. Non scoccia la rapidità delle scene, del ritmo che percorre le pagine, anzi. Aiuta a rimanere più concentrati e ingoia nelle avventure di Richard, rendendo la lettura quasi un bisogno. Almeno, per me è stato così. L’ho divorato e, proprio come dopo un bel pasto ristoratore, mi sono sentita di buonumore ogni volta che ne leggevo un capitolo.

Voto: 5/5

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