Metal lords | #Film

Da fan del metal, come potevo lasciarmi scappare questo film? Solo dalla copertina ho intuito che mi avrebbe fatto impazzire: la storia di tre ragazzi molto diversi tra loro, che finiscono per appassionarsi alla musica bollata come satanista solo per qualche chitarra distorta e brani dalle lyrics un po’ controverse (che poi per carità, esistono i metallari satanisti come ci sono appassionati di musica classica che risultano devoti allo stesso culto).

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Produzione Netflix del 2022, uscito fresco fresco sulla piattaforma, Metal Lords ha catturato il mio interesse fin dall’inizio. Me lo sono messo in lista, smaniosa di poterlo guardare in pace con addosso la mia maglietta dei Bring Me the Horizon e la felpa dei Motionless in White. C’è da dire che le band citate nella pellicola sono appartenenti alla sfera classica del metal, quei gruppi storici che hanno segnato la storia del genere: Metallica, Judas Priest, Black Sabbath, Rage Against the Machine e chi più ne ha più ne metta. Mi sono divertita un sacco a riconoscere le copertine dei dischi mostrati, le magliette con i loghi più famosi, i brani menzionati. Se siete amanti del metal, non potete non amare Metal Lords anche solo per la sensazione di familiarità che instilla nel pubblico di affezionati metallari. Ma andiamo con ordine.

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Hunter e Kevin sono amici per la pelle, frequentano le superiori e amano il metal. In realtà, è più Hunter quello fissatissimo: capelli lunghi oltre la spalla, rigorosamente neri, t-shirts delle sue band del cuore sempre addosso, borchie, stivaletti e chitarre elettriche luccicanti appese nella camera tappezzata di poster e locandine. Figlio di un chirurgo plastico abbiente e privo di una figura materna, Hunter è il prototipo di metallaro che si butta sulla musica aggressiva e piena di rabbia perchè si sente ignorato da chi dovrebbe amarlo. Con i suoi modi di fare accesi, il suo proclamare la superiorità del genere musicale preferito sopra ogni altra cosa, l’ammirazione alfieriana per gli eroi che vanno controcorrente, giocandosi il tutto per tutto, l’esaltazione della velocità, del potere, della fierezza; Hunter si conferma essere nient’altro che un ragazzino talentuoso, abilissimo alla chitarra, pieno di idee. Ricerca l’attenzione degli altri in ogni modo, perchè si sente solo e ne soffre. Almeno, io l’ho interpretato così.

Kevin è un fratello maggiore paziente, dall’indole buona e indulgente, lontano dall’essere popolare o dall’avere successo con le ragazze. Porta gli occhiali e di batteria non sa quasi nulla: il suo unico rapporto con i tamburi è quello che instaura per via della sua partecipazione alla banda della scuola. Tuttavia, è affascinato dal mondo ricco di distorsioni che gli mostra l’amico e vede nel metal uno sfogo, il mezzo per evadere dalla realtà e acquisire sicurezza di sè.

I due sono decisamente diversi, ma si vogliono bene e decidono di impegnarsi per divenire un gruppo metal di successo, esercitandosi per partecipare allo spettacolo organizzato dalla scuola, una sorta di battaglia delle band. Durante questo percorso si scontrano con gli ostacoli tipici nei quali incappano gli amanti della musica, di qualunque tipo questa sia, che decidono di mettere su un gruppo: le sessioni di prove, la scomodità della strumentazione ingombrante, la ricerca di un bassista (ma perchè mancano sempre loro? Sono una specie protetta, a mio parere).

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Ed ecco che fa la sua entrata la terza protagonista della storia, Emily. La ragazza, che soffre di problemi psichiatrici non specificati nel film ma che comprendono il difficile contenimento della rabbia, è un’ottima suonatrice di violoncello. Kevin la nota un giorno, per caso, e si meraviglia di fronte al suo enorme talento. Con lei intreccerà una dolcissima storia d’amore, che genererà non pochi problemi agli Skullfucker (così si chiama la band di Kevin e Hunter). Perchè cercare un basso, dunque, quando si può benissimo sostituirlo con un violoncello? Ovviamente Hunter non prende bene la proposta dell’amico, che sente sempre più distante e preso da Emily tanto da ritardare alle prove della band, la cosa che più importante per lui. In poche parole, si sente tradito e abbandonato.

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Inutile dire che la situazione di tensione generatasi fra i due amici scoppierà in battibecchi che porteranno la band a sciogliersi. Mentre Kevin vive la sua vita al fianco di Emily ed entra a far parte di un gruppo di musica pop (Ed Sheeran lo consideriamo pop, dai), per Hunter le cose vanno sempre peggio, tra bullismo e cambi di look radicali per attirare l’attenzione del padre assente.

Non voglio raccontarvi oltre, perchè scadrei nello spoiler e questo film, che tra l’altro dura solo un’ora e mezzo, merita di essere visto. Fresco e divertente, intrattiene piacevolmente e fa trascorrere benissimo un pomeriggio fra Judas Priest e il caro vecchio zio Ozzie. Per chi canta o suona uno strumento o, in generale, è appassionato di rock e metal, Metal Lords è una tappa obbligatoria. Non lasciatevi intimorire dal fatto che la storia sia ambientata in un liceo e che i protagonisti siano degli adolescenti: si tratta di personaggi molto adulti, immortalati nel barcamenarsi fra i loro problemi quotidiani ma incredibilmente maturi (soprattutto Kevin, vai Kevin!).
In più, dalle loro avventure provengono innumerevoli spunti di riflessione: autostima, accettazione di sé, primi amori e realizzazione dei propri obiettivi sono soltanto alcuni dei temi che fanno capolino dalla sceneggiatura di quest’opera.

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L’argomento che prevale su tutti è però il pregiudizio: il metal è la musica di Satana, è soltanto rumore confuso, i testi sono scritti da psicopatici e così via. Ora, non voglio mettermi a fare polemica, ma purtroppo mi sono trovata più volte a dover sopportare elitisti del pop italiano sciorinare le loro convinzioni riguardo un genere musicale che magari non hanno nemmeno mai provato ad ascoltare senza essere preconcetti.

Il punto è questo: ognuno dovrebbe essere libero di ascoltare quel che più gli piace, senza doverne dare conto agli altri. Chi siano poi gli artisti preferiti, sempre che non vengano presi a modello, non deve importare. Ciò che conta è la musica e gli effetti che ha sui suoi ascoltatori.
Se qualcuno si rilassa mettendo al massimo nelle cuffie un brano dei Cannibal Corpse, chi sono io per dirgli: “Ma no, dovresti provare Laura Pausini, è molto meglio. Questa roba è orribile!”?
Se qualcun altro va a correre con Mozart negli auricolari, buon per lui! Vorrà dire che la musica classica gli fornisce una carica che altri tipi di melodie non riescono a trasmettergli. Ognuno ha il suo modo di fare le cose e la sua giusta colonna sonora per compierle. Nessuno ci dà il permesso di criticare i gusti degli altri, nemmeno se si possiede una laurea tripla al conservatorio con annesso Master negli Stati Uniti e in India. Si deve essere liberi di fare quel che ci piace e ci fa stare bene, senza essere discriminati o etichettati per questo.

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Riguardo il fatto che il metal sia la musica del demonio, la questione è delicata. Indubbiamente molte band sono nate con questa impronta e se la sono portata dietro a lungo, basti pensare ai Gorgoroth o ai Behemoth. Questo non vuol dire che tutti coloro che suonano o si appassionano a questo genere preghino Satana nella loro cameretta dai muri neri, con appese alle pareti raffigurazioni del Bafometto. Via, siamo più adulti di così. Il “Non fare di tutta l’erba un fascio” dovrebbe essere uno stile di vita nel 2022, e invece ci ostiniamo ancora a ragionare per compartimenti stagni. Mai sentito parlare, ad esempio, del christian metal? Il genere è sempre quello, ma i brani contengono ispirazioni e tematiche provenienti dalla Bibbia e ogni tre per due i membri di questo tipo di band si pronunciano a favore della fede cristiana.
Può succedere di confondere l’aggressività e la rabbia del metal con “quelle robe sataniche là”, riporto le testuali parole di gente che conosco, ma prima di dar fiato alla bocca e offendere si dovrebbe cercare di fare quella entusiasmante e edificante attività che chiamiamo Informarsi.
Senza avere le necessarie conoscenze su un determinato argomento, non è il caso di sparare giudizi o calunniare il prossimo.

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E comunque, vi rivelerò un segreto: dando un’occhiata alla letteratura italiana ed estera che abbiamo oggi a disposizione, da Leopardi a Carducci fino Baudelaire, i contenuti satanisti abbondano. Ora non è che, visto che ne hanno trattato, questi autori tutt’ora studiati anche a scuola si devono considerare adoratori del diavolo, non pensate?

Dunque, la morale è, per concludere: l’abito non fa il monaco. Non si deve giudicare senza conoscere e, soprattutto, fare di tutta l’erba un fascio.

Toltomi questo sassolino dalla scarpa posso concludere la recensione dicendo che, almeno secondo me, Metal Lords è un film veramente carino che può avvicinare le giovani generazioni al metal e far sorridere in modo nostalgico i veterani del genere.
Una storia che ripercorre la formazione di una band con tutte le sue disavventure, i dissapori e le piccole conquiste che caratterizzano un percorso difficile ma non impossibile.
Lo consiglio sia a chi adora la musica sia a chi non ha idea di cosa sia un plettro (che, tra l’altro, non c’è mica nulla di male). Questo perchè, essendo un film piuttosto breve e ricco di eventi, Metal Lords riesce a tenere incollati allo schermo con una facilità incredibile, rendendo assuefatti gli spettatori al suo ritmo serrato e all’entusiasmo dei giovani e talentuosi attori in campo.

Voto: 5-/5

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