“Pusher 2: Sangue sulle mie mani” (2004) di Nicholas Winding Refn

Secondo capitolo della trilogia e che cambia la direzione in cui andava il precedente. Il contesto rimane sempre sulla criminalità di Copenaghen ma il protagonista, questa volta Mads Mikkelsen, dovrà fare i conti non con l’esterno ma con se stesso.

Personaggio in bilico tra il ritrovare il rispetto perduto dal padre boss criminale e la nascita inaspettata di un figlio mentre è costantemente circondato dai rischi del suo stile di vita. Una volta uscito di prigione, Tonny, dovrà cercare di reintegrarsi nella cerchia di suo padre “Il Duca”, e di fare i conti con la nascita di suo figlio, nato dal rapporto con una prostituta e tentando ripetutamente di non riconoscerlo come tale. Mentre il primo film era girato interamente con macchina a mano, in “Pusher 2”, anche per un discorso legato al maggior budget, assistiamo ad una regia più classica nelle inquadrature anche se incredibilmente virtuosa e funzionale. Il piano sequenza in cui il protagonista fa avanti e indietro per comprare la pistola è meraviglioso. L’atmosfera rimane cupa, ma di nuovo le luci sono coloratissime e luminose confermando nuovamente lo stile fotografico del regista. Siamo di nuovo di fronte ad un film diverso che non è da scartare sia per la messa in scena credibilissima, dalle situazioni più semplici alle più complesse, sia per quanto visivamente colpisce.

Tonny è un personaggio diverso, forse cambiato dalla galera stessa dopo il primo film. Rimane un violento squilibrato ma il suo modo di fare irresponsabile è messo alla prova e già più maturo e saggio fin dall’inizio. Il suo sarà un percorso che può sfociare nella redenzione o crollare definitivamente nel baratro della criminalità e mi rendo conto che può essere un film ostico o magari non proprio interessante visto quanto lontana tale situazione è da una contesto di vita a cui siamo abituati. Ma io sono qui per offrire e consigliare ciò che è inusuale, giusto per il gusto di farlo e di sperare che ciò che non viene preso in considerazione ottenga invece l’applauso che merita. L’interpretazione di Mikkelsen, sebbene diversa dal suo precedente ruolo di Tonny, è comunque stupenda, regalando una forza empatica al personaggio non indifferente, sia per il suo carisma da criminale che per il suo sviluppo con completa maturazione.

Di nuovo non c’è molto che altro che vorrei aggiungere per evitare spoiler, sappiate solo che avete di fronte un film drammatico, nuovamente violento, all’insegna della droga e dei furti d’auto e che se gli diamo fiducia e lo guardiamo con attenzione, offre una bella esperienza emotiva e che verrà soddisfatta da un finale inaspettato.

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