“Un altro giro” (2020) di Thomas Vinterberg

Noi nasciamo con un deficit dello 0.05% di alcool nel sangue. Questa è la premessa del film su cui si basa tutta la storia. Lo studio di uno psichiatra afferma che per migliorare le nostre capacità sociali e professionali è necessario stare sempre sopra quel tasso alcolemico con cui veniamo al mondo. Una volta scoperto, quattro professori di una scuola superiore danese decidono di mettere in pratica la teoria dello psichiatra.

Quello che a primo impatto può sembrare una commedia all’insegna della baldoria, simil una “Notte da leoni” dove quattro amici protagonisti si ubriacano e ci fanno divertire, è in realtà tutt’altra cosa. Mads Mikkelsen è un professore di storia che ha perso se stesso. Vive con la moglie e i figli ma tra loro non c’è rapporto, non c’è dialogo. A scuola i genitori degli studenti lo convocano dicendo che non lo ritengono all’altezza per poter istruire i loro figli. Un’uscita con gli amici colleghi Tommy, Nikolaj e Peter è l’inizio della loro odissea con l’alcool nel tentativo di provare ciò che viene teorizzato dallo psichiatra. Da qui in poi, tutte le conseguenze che ne derivano.

Thomas Vinterberg è un regista danese che ha fatto solamente quattro film, il primo “Festen” del 1998, mi aveva colpito per la sua forma visiva volutamente grezza, le interpretazioni superbe e la sceneggiatura originale. Caratteristiche che mi hanno spinto a vedere “Un altro giro” e a recuperare gli altri due di mezzo. La poca fama, (Vinterberg non è un regista più di tanto conosciuto) non sempre è sinonimo di poca qualità. Difatti, questo film vince l’Oscar 2021 per il miglior film straniero, ma prima di iniziare, vorrei comunque segnalare le due pecche che ho trovato, secondo me da prendere in considerazione. Per primo, fin dall’avvio dell’esperimento si capisce come evolverà il film e presumibilmente come si concluderà, per secondo ho trovato un po’ irreale che i professori non si aspettino di rischiare l’alcolismo, cosa che delle persone mature sanno benissimo quando cominciano a bere. Ma a parte questo, anche per evitare spoiler, ci tengo a dire che il film riesce ad essere lo stesso emozionante e travolgente. Il ritmo è sostenuto e questo, come sapete ormai dalle mie recensioni, comporta che la visione non sia noiosa trascinandoci dentro lo schermo. Rimaniamo infatti travolti da tutti e quattro i personaggi, caratterizzati molto bene ed ognuno con le sue piccole diversità che ci fanno empatizzare con loro nei vari personali archi narrativi. Tutti vengono interpretati stupendamente.

È interessante inoltre vedere lo sviluppo del loro esperimento, che verrà documentato per farne un saggio di psicologia. Il bere porterà cambiamenti nei loro rapporti sociali e professionali, certe cose andranno corrette aumentando il dosaggio di alcol giornaliero e così via. Tutta la sequenza centrale del film è un equilibrio piacevolissimo di sensazioni. La sua forza è quella di emozionare, e l’elemento principale sono proprio i quattro personaggi. Il film è comunque tecnicamente superbo sia registicamente che nel montaggio che nella fotografia, fino alla perfetta musica scelta, spesso diegetica che se ricordate significa che viene sentita anche dai personaggi. Vengono usati molti cori sacri per canti tradizionali danesi e patriottici mentre canzoni più ritmate nei momenti dinamici. Ma in ogni scena in cui c’è, la musica occupa un tassello importante. Il film, nonostante sia definibile come un dramma ha bisogno per contrapposizione delle sequenze divertenti e dove esultiamo con e per i personaggi. Le sequenze finali portano all’apice egregiamente entrambi gli aspetti del film e infatti la storia si conclude lasciandoci, almeno personalmente, soddisfattissimi della visione. Le premesse un po’ forzate citate prima danno un po’ fastidio al film, ma che comunque ha questa sua forza trascinante molto efficiente e che quindi lo rende sicuramente ottimo. L’importante è che riesca ad intrattenerci e in più lo fa anche con intelligenza emotiva. In una delle scene migliori del film, Mads Mikkelsen insegna a noi e alla sua classe che il mondo non è come ce lo aspettiamo. Siamo abituati a fare due + due ma non sempre questo fa quattro. Chiede ai suoi studenti di scegliere una tra tre figure storiche del passato senza che sappiano chi sono, sanno solo che due di questi sono costanti bevitori e fumatori, il terzo è una persona indubbiamente più sana. I ragazzi sceglieranno senza pensarci quest’ultimo con conseguenti risate di smacco una volta scoperto il nome di chi hanno scelto. Questo non significa che il film è un elogio all’alcolismo, le conseguenze di un rapporto eccessivo con il bere ci vengono sbattute in faccia con forza, ma è un film intelligente perché ci fa vedere la cosa permettendoci di valutarla esternamente, mettendoci in dubbio, emozionandoci, e regalandoci quindi una bellissima esperienza. Veramente un film meraviglioso.

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