“Giulietta degli spiriti” (1965) di Federico Fellini

Con Giulietta degli spiriti, Fellini analizzava la parte più profonda di Giulietta, ricca donna borghese con fede nello spiritualismo e intrappolata in una vita dalla quale dovrà distaccarsi, tornando a raggiungere una libertà emotiva ed espressiva che ha perso, o forse mai avuto.

Giulietta degli spiriti è dalla critica considerato uno dei migliori film italiani mai fatti, con una storia che mira a scavare a fondo nell’animo umano della protagonista, dai suoi ricordi di infanzia e alle sue credenze spirituali, fino ai suoi desideri. Un film che mette in scena e mostra tutto questo attraverso il surrealismo e il grottesco, mostrando immagini splendide e ricche di colori. Il film vinse difatti l’Oscar per i migliori costumi, sgargianti ed elaborati così come le scenografie e le luci. Eccezionale anche la fotografia, ricca di figure e volti in ombra, che donano maggior potenza emotiva e sensazione di mistero adattissima al contesto spiritualistico e all’imperscrutabilità dei personaggi che mai mostrano i veri se stessi, se non la protagonista che dovrà imparare a farlo. Giulietta avrà delle visioni, percepirà presenze arcane e viaggerà tra i suoi ricordi fino ad arrivare ad esserne tormentata. È il suo animo che viene fuori inconsciamente o non, perché intrappolata in una vita che ha smesso di essere soddisfacente, rendendola annoiata e noiosa agli occhi degli altri. Scoprirà il marito tradirla arrivando alla consapevolezza di aver vissuto finora in una realtà che non si è rivelata tale. Improvvisamente, ciò che forse ingenuamente riteneva fosse un rapporto ricco di amore e ricambiato, magari per non volerlo ammettere, lo vede trasformarsi in una situazione di solitudine e distacco emotivo. La sua passione per l’esoterismo, ereditata dal nonno anticattolico ma forse anche dall’interessamento dell’alta borghesia per certe discipline, non rappresenta nient’altro che un attaccamento e una fiducia in qualcosa di nuovo e mistico che possa darle risposte e speranze che la normalità non comporta. La consapevolezza di non essere femminile, e quindi poco attraente per il marito, che salta fuori grazie all’incontro con la santona Bishma prima, e con Susy, la vicina di casa frivola e vogliosa dopo, rappresenta l’auto incolparsi per il tradimento, avendo spinto il marito a doversi soddisfare diversamente. Contro prova sono le limpidissime e chiare scene in cui Susy le appare come diavolo tentatore. Il venir fuori dei ricordi di infanzia invece, con la sua bambinesca ricerca di Dio, come libertà e rinascita, all’interno di una porticina polverosa di un teatro, è il riavvicinamento a quella parte di se più vitale e libera. Porticina ugualmente minuscola è quella che attraversa nel finale come allegoria di un uscita di scena, liberandosi da certe convenzioni e da una vita ormai insoddisfacente, forse impazzendo sì, ma raggiungendo la mancante felicità fanciullesca. Le parole della sua psicologa sono la chiave di lettura dei suoi sentimenti. Giulietta VUOLE essere tradita. Lei sente di non essere libera nella sua vita grigia e quindi inconsciamente smette di essere vivace, femminile, attraente, non si trucca, ma quando il marito la tradisce, risponde razionalmente con sofferenza. Giulietta ha paura di tornare ad essere felice. Questo sentimento è puramente umano e tutti noi possiamo rispecchiarci in esso. Spesso un cambiamento che ci renderebbe felici spaventa quanto il rimanere sofferenti. Le parole della psicologa esprimono una verità umana, saggia e radicata a fondo nella nostra personalità e che concludono la poetica di questo stupendo film.

La narrazione è ovviamente pacata anche se nelle sequenze surreali il ritmo accelera per dare un senso di estraniamento maggiore che valorizzi le immagini. Non è una visione semplice, questo è uno di quei film che richiede una certa concentrazione ma di conseguenza è anche un’opera d’arte visiva ricca di significato e volendo dalle infinite interpretazioni. La recitazione è eccellente, il volto bambinesco di Giulietta Masina è perfetto per la parte, così come è perfetta Sandra Milo nel ruolo di Susy. Nel cast è presente anche una giovanissima Milena Vukotic nel ruolo di una delle inservienti della protagonista. Fellini è stato uno dei maggiori registi italiani ed ha la sua fama e importanza riconosciute. Tutti i suoi film sono qualcosa di unico e tutti ovviamente consigliati. Opere d’arte uniche che vederle sparire fa veramente tanta tristezza. Spero vi piaccia! Alla prossima.

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