Recensione “La bambina che non esisteva” di Siba Shakib

Aveva pregato con tutte le forze che fosse un bambino. Suo marito, il giovane e valoroso comandante, non avrebbe potuto sopportare l’affronto di una femmina. Daria lo sapeva bene, e sapeva anche quale terribile punizione poteva essere inflitta alle donne che non erano in grado di partorire un primogenito maschio. Eppure aveva fallito. Era nata Samira, una bambina. Lo aveva capito subito, aveva letto la sua colpa sul volto amareggiato dell’uomo che amava e che la amava. L’uomo era sconcertato. Perché proprio a lui? Cosa avrebbero pensato i suoi soldati, cosa avrebbero detto al villaggio quando la notizia fosse giunta? Non era possibile. E così aveva deciso: la bambina sarebbe stata cresciuta come un maschio. Sarà Samir. Sulle montagne dell’Hindu Kush, in Afghanistan, Samir impara a cacciare, ad andare a cavallo, a sparare. A credere ciecamente a suo padre, che venera come un dio. E quando il comandante viene ucciso in un combattimento, gli uomini del villaggio non hanno dubbi: anche se non è che un ragazzino, Samir dovrà diventare la loro guida. Ma quando la natura giungerà a reclamare ciò che le spetta, l’artificio così a lungo alimentato inizierà a vacillare. Sarà allora che Samira inizierà la sua lotta per rimpossessarsi della propria vita e del proprio destino.

Titolo: La bambina che non esisteva
Autore: Siba Shakib
Editore: Piemme
Genere: Narrativa contemporanea
Data pubblicazione: 15 Settembre 2009
Voto: 3/5

Classificazione: 3 su 5.

Cartaceo -> 6,80€

Recensione

La bambina che non esisteva è un romanzo tragico ambientato in un tempo non troppo lontano dal nostro. Una realtà però molto lontana dalla nostra e una cultura che definire arretrata sarebbe farle un complimento.

Vi era una legge fondamentale infatti, una legge non scritta, quindi una consuetudine, che imponeva come primo figlio la nascita di un maschio, se così non fosse stato, la madre su cui sarebbe ricaduta la colpa, sarebbe stata definita impura. Quasi sicuramente ripudiata, derisa, violentata, torturata e massacrata fisicamente e psicologicamente.

Il capo clan, di cui si narra la storia, ama profondamente la moglie e quando tenendo tra le braccia la figlia primogenita, scopre il peccato di non aver generato un maschio, si chiede, come può lei avermi fatto questo? Ma non la ripudia, né la picchia, molto più semplicemente dice a tutti di aver avuto un figlio maschio sano e forte, un primo genito, figlio di un primogenito a sua volta figlio di un primogenita. Da qui nasce e cresce la menzogna e alla morte prematura dell’uomo, il giovane e la madre saranno in pericolo, decidono quindi di scappare e tornare a vivere dal nonno materno, che nulla sa, ma come potrebbe? Nessuno sa nulla a riguardo.

La giovane è stata cresciuta come un uomo e come tale è vista agli occhi di tutti, ma non può nascondere ciò che che è dentro. Nasce in lei un sentimento, verso il suo migliore amico, un sentimento ricambiato, ma il giovane amico pensa di essere innamorato di un uomo, cosa penserà quando scoprirà la realtà? Molto semplicemente vivrà l’amore che prova e dopo avergli dato in moglie la sorella e dopo aver organizzato la sua morte prematura, i due innamorati fuggono insieme, superando di poter essere loro stessi, lontano, dove nessuno li conosce. Però lei è stata cresciuta come un lui, non riesce ad imporsi le regole a cui devono sottostare le donne in pubblico, rischia di attirare troppo l’attenzione e i due, nonostante quello che provano, prendono due strade diverse.

La storia di per sé mi è piaciuta, è originale e apre una fessura su una realtà molto lontana dalla nostra cultura, ma molto vicina se pensiamo che è successo non lontano dalla nostra penisola e non troppo tempo fa. Quello che non mi ha entusiasmato è la scrittura, un unicum che non lascia respirare il lettore e lo soffoca, imponendo continue pause che rendono la lettura complessa da portare a termine

Consiglio però la lettura a chi abbia voglia di andare oltre il proprio orticello, venendo a conoscenza di come le donne hanno vissuto e purtroppo vivono non molto lontano da casa nostra.

Voto 3/3

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