Recensione “A volte ritornano” di Stephen King

“Nei miei racconti incontrerete esseri notturni di ogni genere: vampiri, amanti dei demoni, una cosa che vive nell’armadio, ogni sorta di altri terrori. Nessuno di essi è reale. L’essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia.” L’intento di Stephen King in questi venti racconti è chiaro: parlare di paura, di come si arriva all’orlo della follia… e forse al di là del baratro.

Titolo: A volte ritornano

Autore: Stephen King

Editore: Bompiani

Genere: Raccolta di racconti – Horror

Data pubblicazione: 29 Gennaio 2013

Voto: 5/5

Classificazione: 5 su 5.

Cartaceo -> 10.69€ | Ebook -> 6,99€

Recensione

Beh, in questo caso, premetto innanzitutto che forse sarò un pelino di parte. Stephen King è il mio idolo da quando avevo dieci anni, (almeno, da quel che ricordo, può darsi anche da prima). Quindi parlare di A volte ritornano in modo distaccato sarà una delle cose più difficili che abbia mai provato a fare. E fidatevi, ho fatto le montagne russe a testa in giù appena mangiato una volta, riuscendo a non vomitare. Posso promettervi che cercherò di essere il più possibile imparziale, però. Bene, iniziamo:

A volte ritornano è una di quelle raccolte di racconti che mischia insieme le situazioni più disparate, i personaggi più improbabili, ambientazioni spazialmente e temporalmente agli antipodi. Le atmosfere cambiano istante dopo istante e voi portete dirmi: ok Chià, ma sono tutti racconti horror. E invece no! Primo, non si tratta solo di mostri e maledizioni, qui. Secondo, la paura si presenta sempre con forme diverse. Ci sono dunque storie che sanno toccare corde profonde, facendo crescere la tensione poco a poco. Altre, invece, in cui il lettore è tenuto perennemente sul filo del dubbio, non sapendo mai se dover fidarsi del narratore o del protagonista che sragiona. In altre occasioni, la brutalità bestiale di cose e persone colpisce la pagina, insanguinandola. Oppure, si riesce a percepire il limite a cui può approdare l’essere umano, contro ogni morale e senso di colpa.

Brani come So di che cosa hai bisogno trascinano al culmine della pressione grazie a piccoli dettagli sparsi che rendono possibile intuire cosa c’è sotto, senza però rivelare chiaramente il terrore celato dalle sagge parole del Re. La ragazza al centro della storia sembra aver trovato l’uomo fatto a posta per lei. Pare leggerle la mente, esaudendo ogni suo desiderio e collimando alla perfezione con i bisogni e le volontà della giovane. Mmm, a me c’è qualcosa che insospettisce, non so voi cosa ne pensiate…

Ne Il babau o Jerusalem’s Lot, fissa è l’incognita su come stiano in realtà le cose. Saranno i personaggi a delirare? Viene detta veramente la verità? O sono soltanto le menti malate dei protagonisti a parlare per loro, dandoci una visione distorta degli eventi? Ne Il babau, un uomo si reca da uno specialista a causa dell’ossessione sviluppata per una creatura immaginaria, il babau appunto, che è convinto abbia ucciso i suoi tre bambini. C’è da dire, però, che, dai discorsi che fa, il vero assassino sia lui…

In Il compressore o ne I figli del grano, il terrore sale ad un livello truculento e grottesco. In poche parole, nel primo si racconta di una macchina che, posseduta, si diverte ad uccidere la persone stirandole come se fossero dei panni (???), nel secondo una setta di bambini assetato di sangue venera una divinità maligna con tanto di sacrifici, ovviamente umani.

Ne Il cornicione, invece, o in Quitters, Inc, i personaggi sono spinti a sfidare le loro più profonde paure, le angosce, i timori e prove terribili. Nel secondo citato, appunto, questa corporazione si attiva per far smettere di fumare i clienti in modi a dir poco criminali, con tanto di minacce di violenza su di loro e i membri delle famiglie di questi ultimi.

Per concludere, una raccolta emozionante, ironica e al contempo terrorizzante (in realtà, soprattutto terrorizzante). Godetevela a pieno, rileggendola anche più volte in quanto, ad ogni lettura, acquista significato. Amanti dell’horror, scatenatevi!

Voto: 5/5

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