Matteo L. Reho: Fuori dall’oscurità | Recensione

Sul finire della Seconda guerra mondiale, Alexander Von Bergen, insieme alla famiglia, si trasferisce nelle vicinanze di un campo di concentramento, la cui gestione è stata affidata al padre Herwing, gerarca nazista e pezzo grosso del Reich. Il compito di affiancare il padre nell’amministrazione del luogo rappresenta per Alexander l’occasione per dimostrarsi capace agli occhi di Herwing, con il quale ha dall’infanzia un rapporto distaccato, spesso conflittuale. Ma rimanere fedele alla “giusta causa nazista” non sarà per niente facile.La prima sera il ragazzo conoscerà Elisha Jesi, una prigioniera, ma soprattutto una donna che lo porterà a riflettere sulla sua intera vita e le sue scelte passate.Parte così un percorso di presa di coscienza e crescita, difficile e ostacolato dai falsi valori di una società razzista, dall’ambizioso quanto malvagio ufficiale di campo Class Fuchs; un percorso che lo porrà davanti ad un bivio: rimanere fedele alla propria famiglia e alla propria nazione, oppure ribellarsi ad un sistema crudele e ingiusto.Alexander, con una nuova consapevolezza, non si arrenderà, intraprendendo quel viaggio che lo porterà “Fuori dall’oscurità”.

Titolo: Fuori dall’oscurità
Autore: Matteo L. Reho
Editore: Indipendente
Genere: Narrativa storica
Data di pubblicazione: 10 Aprile 2020
Voto: 4/5

Cartaceo -> 9,99€ | Ebook -> 2,99€

Recensione

Fuori dall’oscurità è un romanzo ambientato in una delle epoche più oscure e funeste dell’umanità. Hitler al potere, stermini e stragi scellerate, guerra e sofferenze. Tuttavia, in queste pagine non si respira solamente la desolazione e la crudeltà del nazismo. Si può essere spettatori fortunati di un amore delicato e fragile che nasce fra protagonisti agli antipodi, un sentimento così forte da riuscire a far aprire gli occhi e strappare via un’indottrinamento opprimente e malato. Alexander è il figlio del generale del terzo reich e, come lui, prova pieno disprezzo per i prigionieri dei lager, ritenuti esseri inferiori persino agli animali. Si trasferisce con la famiglia al confine con la Francia, finalmente pronto ad iniziare ad esercitare il comando all’interno dei campi di concentramento. Arrivati a destinazione, però, ecco che il giovane fa un incontro che lo turba, anche se non si accorge subito del perchè. Una delle ragazze che lo servirà nella nuova abitazione ha uno sguardo vivo, non spento come quello degli altri poveri ebrei ridotti allo stremo delle forze e dello spirito. Così pretende di averla, quella sera, in camera da letto. Ma Elisha, questo il nome della fanciulla, non ha nessuna intenzione di stare al suo gioco. Dall’attrito con lei, la fiducia nel regime per Alexander comincia a creparsi. Le sue idee naziste non franano subito come castelli di carte, questo no, tuttavia siamo spettatori del seme del cambiamento che si insinua in lui e, proliferando, spacca con potenti radici la rigida mentalità che ha sviluppato per via dell’educazione ariana impartitagli dai genitori. Dopo una serie di nuove conoscenze, di constatazioni e di riflessioni, nonchè un viaggio che prevede un importante incarico per lui, il cuore di Alexander è sempre meno dalla parte del padre anaffettivo e della causa nazista e sempre più vicino ad Elisha e alla sua gente.

Il protagonista, come credo abbiate intuito, subisce una profonda evoluzione all’interno del libro. Ho apprezzato molto il fatto che non sia stata repentina ma che il giovane abbia attraversato più momenti prima di accettare in toto la sua conversione. Prima la volontà di obbedire al padre e renderlo fiero, poi la rabbia e la frustrazione, il disgusto, la vergogna, la ritrovata sensibilità… Nonostante si tratti di un ruolo che non si sottrae al clichè, quello di Alexander è un personaggio molto ben riuscito, che mostra l’influenza che i parenti possono avere sui propri cari e come un’educazione sbagliata sia in grado di compromettere l’innocenza dell’infanzia. Rappresenta l’esempio lampante di come si possa cambiare a prescindere da tutto e tutti, riscoprendo se stessi e le proprie emozioni.

Elisha ha sofferto molto nella sua vita e reca su di sè i segni della sopravvissuta. Orgogliosa, coraggiosa come una leonessa e allo stesso tempo incredibilmente sensibile. Non ha lo stesso spazio di cui usufruisse Alexander ma comunque la impariamo a conoscere dopo poco, grazie anche alla sua tempra tenace. Mi è piaciuto molto il legame che instaura con il ragazzo e ancor di più quello che la lega a due altri personaggi femminili che ho adorato. Da una parte l’amica Josephine, alla quale è molto unita, dall’altra la governante storica Adelina, con la famiglia di Alexander da svariato tempo. E’ una donna saggia, generosa e di cuore che ha subito occupato un posto d’onore accanto ai miei personaggi preferiti di sempre. Lei è un personaggio significativo che avrà un discreto ruolo, a parer mio, nella metamorfosi del protagonista.

Veniamo ai cattivi. Il padre di Alexander nemmeno lo considero tale, tanto è burbero e insensibile. Più che suscitarmi rabbia, mi ha disgustata e ho provato pietà per le sue idee malsane e la sua condotta sia nei confronti dei poveri prigionieri sia dei familiari. Il vero malvagio qui è Class, un elemento che non esiterei definire abietto. Cattivo fino al midollo, spietato, con un ghiacciolo al posto del cuore. Quasi mostruoso, falso, sfruttatore e ciecamente geloso di Alexander. Ma non voglio dire altro di lui, per rendersi conto del tipo è necessario leggerlo, non bastano le parole.

In sostanza, il romanzo è scritto bene, piuttosto veloce. Ha un impatto notevole sul lettore perchè la storia è messa nero su bianco, senza tanti complimenti e fronzoli. Crudo, forse? Sì. Ma cosa pretendere da una vicenda così terribile e sconvolgente? Lo stile mi pare la diretta conseguenza della materia trattata.

La trama è semplice ma il modo in cui sono stati caratterizzati i personaggi è pregevole, dà una riscrittura di identità già conosciute con un tocco di originalità. Mi è piaciuto leggerlo anche se, pagina dopo pagina, sentivo il cuore stringersi. La sofferenza che innerva la vicenda è notevole e di certo non è un’esperienza semplice superare alcuni dei momenti narrati che infilzano il cuore con spilloni appuntiti. Ne vale la pena però, fidatevi. Un romanzo d’amore e guerra, dolore e angoscia.

Voto: 4/5

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Ennesimo post – capolavoro. Sono sempre più orgoglioso di essere da tempo un tuo follower.

    Piace a 1 persona

    1. Muaty ha detto:

      Grazie di cuore 😍🤩

      "Mi piace"

      1. wwayne ha detto:

        Grazie a te per la risposta! 🙂

        Piace a 1 persona

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