Recensione “Il giardino sommerso” di Roberto Cocchis

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Titolo: Il giardino sommerso

Autore: Roberto Cocchis

Editore: Lettere animate

Genere: Raccolta di racconti, Giallo

Data pubblicazione: 27 Marzo 2017

Voto: 4/5

Cartaceo -> 13,9€ | Ebook -> 2,99€


Sinossi

9 racconti: alcuni di genere (thriller, horror), altri no. Un solo obiettivo: tenere il lettore incollato alla pagina, dalla prima all’ultima parola di ogni storia. Il difficile mestiere di autore praticato, per una volta, senza pretese intellettuali, da onesto artigiano della narrativa; ma anche una sfida al più trito pregiudizio dell’industria culturale, quello per cui “in Italia non si leggono racconti”.

Recensione

Ecco una raccolta di racconti nella quale ho avuto il piacere di ritrovare un particolare che adoro, ossia il fatto che saltando di storia in storia la voce narrante cambi a seconda del personaggio di cui si assume il punto di vista. A parte la differenza fra prima e terza persona, qua assistiamo ad un vero e proprio stravolgimento di stile narrativo, termine ovviamente utilizzato in senso positivo; ho gradito molto il modo in cui l’autore ha saputo slittare da un tipo di composizione all’altro, adeguandosi a chi si trovava per le mani in quel momento: due compagni di merende alle prese con criminali ed inseguimenti in auto, un bambino che abita porta a porta con l’ipocrisia e la violenza di chi non accetta un diverso colore della pelle, una coppia rimasta al freddo nella neve che fiocca dal cielo imperturbabile, un amante di mobilia e ancora un ragazzo al rientro dall’impegno militare… in diciannove racconti edificanti, si tratti di genere thriller, horror o semplicemente noir, vengono ripercorsi fili che si srotolano da un’unica grande matassa, la geniale mente di uno scrittore all’opera; molto trattato è il tema della scelta e le sue conseguenze su chi la effettua, come possiamo notare dal racconto da cui prende il nome la raccolta, ove il protagonista comprende che forse per migliorare la sua situazione deve fare un cambio drastico di stile di vita; molte volte l’intrecciarsi di una duplice alternativa può portare ad un miglioramento, questo è vero, ma nella maggior parte dei casi troviamo protagonisti che prendono decisioni sbagliate che li conducono alla sofferenza; anche soltanto la moglie del Signor Colzi in “La Camera dell’Antiquario”, che decide di scendere nel seminterrato di casa, opzione alquanto funesta. E’ curioso e avvincente scandagliare le righe di scrittura precisa e scorrevole alla ricerca di punti in comune che leghino le varie narrazioni, anche perchè in questo modo ci soffermiamo di più sulla sua composizione: il tutto è redatto con un’accuratezza e un’agilità fuori dal comune; le parole si rincorrono veloci sulla carta e, non importa cosa ci raccontino, sanno tutte donare un senso di calma e placidità lucida grazie alla prosa distesa. Sono inoltre in grado di farci affondare nei meandri della sofferenza e della disperazione umana, nonchè nella cattiveria e nella stupidità insulsa che domina alcuni degli individui che incontriamo nel corso della lettura. Cito qua soltanto l’uomo di politica e tutta quanta la società dell’ultimo racconto, che mette a fuoco e fiamme le strade per “cacciare” coloro che si macchiano del gravissimo peccato di essere degli innocenti senza tetto. L’ipocrisia e la giustizia si aggrappano l’una all’altra attorcigliandosi come temibili serpenti dalle scaglie ambivalenti dai sinistri bagliori; i comportamenti scorretti sotto ogni punto di vista e i gesti crudeli contro chi non se lo merita sono appunto frequentemente marchiati dalla punizione che si meritano, o almeno così speriamo in uno dei racconti che ho trovato a tal senso più esemplificativo, “Una Giornata come Tante”. In esso ci imbattiamo in un giovane che per aver difeso una donna di colore viene picchiato e chissà cos’altro di peggio da un gruppo di razzisti accecati dalla rabbia furiosa e dal disprezzo. Purtroppo non sappiamo come va a finire, la storia si tronca proprio quando viene chiamato aiuto e non saremo mai a conoscenza della fine che farà il povero Dario, anche se in cuor mio sono quasi certa che riuscirà a trarsi in salvo. Rimanere appesi al testo concluso dove meno ce lo aspettavamo è ahimè abbastanza d’uso e ci lascia in balia del dubbio, interrompendo le narrazioni sul più bello, abbandonandoci ancora affamati di parole. Una raccolta molto ricca quindi, dotata di una scrittura esile come una libellula librante in aria e sostanziosa come una bella porzione di lasagne della nonna, varia come i mille volti della luna; consiglio agli amanti del genere di darci un’occhiata, non ve ne pentirete!

Voto: 4/5

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