Vampiri, Licantropi e Affini: Salem

Eccoci ad un’altra creatura che ha da sempre suscitato nell’immaginario collettivo un grande interesse, nonchè una spiccata curiosità; le streghe, figure sulle quali si concentra la serie tv “Salem”, sono alcune delle poche figure del folklore che hanno da sempre posseduto una sorta di ambivalenza morale; da un lato troviamo le folli e spietate cacce nei confronti delle arcigne megere incolpate di aver fatto guastare il raccolto o ammalare il figlio minore della famiglia vicina (guarda già caso cagionevole da tempo e con un fischio al cuore, ma ehi, la vecchia aveva il gatto nero!). In netta contrapposizione ecco misteriose donne dai capelli lunghi e flessuosi, raccolti di solito insieme a fiori e fogliame sulla nuca, intente ad istillare unguenti e macinare in grossi pestelli di pietra piante e bacche della foresta per trarne impacchi curativi. Magia Bianca e Magia Nera insomma,

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divise in schiere le fattucchiere ritenute malefiche e portatrici di sventure, pronte a scagliare anatemi e incriminate di aver maledetto la stirpe familiare e d’altro canto le candide streghe buone, di norma Wicca, dotate di un profondo legame con la natura e gli animali che abitano i boschi nei quali è opinione comune che si rintanino lontane dagli occhi dei curiosi. Di questa frattura sommaria dovremmo raccogliere gli infinitesimali pezzettini che la scopa non riesce a raccattare, quelli che finiscono sotto i mobili e non ne vogliono sapere di uniformarsi al mucchio di ciuffi di polvere al centro della stanza; una miriade di sottocategorie, dalle cogas all’antica Baba Yaga, dalla cattivissima cannibale di Hansel e Gretel dei Grimm ai Mangiamorte della Rowling. Potrei anche io inventarmi su due piedi una leggenda su una strana vecchina che si aggira intorno ai parchi comunali con una busta di plastica dalla quale provengono dei gemiti angosciati, subito verrebbe additata come una strega. Certo, non verrebbe intentata nessuna grande battuta per averne la testa o vederne penzolare i piedi, ma rimane il fatto che il concetto di questa creatura fantastica è ben radicato in quasi tutte le culture mondiali, con caratteristiche e denominazioni che variano facilmente. Quelle trattate in Salem sono credo le megere più chiacchierate di tutti i tempi, che hanno ispirato un sacco di racconti e materiale audiovisivo, esempio ne è la serie della quale parlerò oggi, denominata proprio in onore del luogo; qui, nel XVII secolo furono condannate a morte centinaia di donne e ragazze innocenti come Mercy Lewis, Ann Putnam o Elizabeth Parris, compresa la schiava africana che possedeva il padre della giovane e il quale nome, al contrario di quello delle altre magari, è tutt’oggi ben impresso nella mente degli amanti del genere: Tituba. Venendo alla prima delle tre stagioni, facciamo la conoscenza di John Alden,

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combattente nella guerra di espansione portata avanti dai coloni inglesi e complice dello sterminio dei nativi, che torna alla sua cittadina natale per poter finalmente riabbracciare il suo grande amore Mary. La donna, lasciata dall’uomo dolce e mite, pare essere stata sostituita con un’altra nel corso degli anni e al suo arrivo John stenta a riconoscerla. Gli occhi neri e penetranti sono sempre gli stessi, ma qualcosa nell’atteggiamento della ragazza sembra differente, complice anche il fatto che adesso è maritata ad uno degli individui più influenti della città, il Signor Sibley, strenuo cacciatore di streghe ridotto al momento in stato pietoso. E’ come se fosse mentalmente inattivo e non è nemmeno in grado di parlare, accudito in tutto e per tutto dalla moglie premurosa. Come potete ben intuire Mary è diventata una strega sacrificando il bimbo che portava in grembo, tutto ciò durante l’assenza di John, per mano della potente Tituba. Adesso la vecchia fiamma di Alden, che

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evidentemente ricambia l’interesse mai sopito per l’uomo, deve proteggersi dalle continue accuse di stregoneria che affliggono la cittadina e conducono in breve tempo all’isteria collettiva; mediante l’importante matrimonio però è riuscita a guadagnarsi un posto di privilegio macchinando il marito anche grazie al suo famiglio, un rospo, che alberga dentro lo stomaco del poveretto. Nemmeno a dire di potergli dare una mano visti degli strani spasmi nel ventre, visto che questo ha la prominenza di un’anguria. Essendo inoltre un’abile affabulatrice la donna gravita illesa sopra la battaglia portata avanti dai puritani per debellare il male dalla loro nuova casa, esercitando anche un certo potere. In generale la trama è questa, inizialmente molto interessante ma con già ben tangibili elementi di troppo, superflui, come ad esempio le eccessive scene di sesso o i doppi sensi ambigui che vengono fatti strisciare fra una scena e l’altra soprattutto con il susseguirsi delle stagioni che, sia lodato, dopo la terza terminano un programma esauritosi in davvero poco tempo. Delle piccole incoerenze nel percorso narrativo, per non parlare poi di quelle storiche per carità, potrebbero far storcere il naso a molti e non è certo da tutti riuscire a tollerare senza un’alzata di sopracciglio momenti in cui ragazzine minorenni e apparentemente pure come agnellini vengono tacciate di lodare il demonio con conseguente, truculenta scena di tortura  umiliazione seguente. Un elemento che non manca, appunto, è il sangue, anche questo spruzzato un po’ qua e là a caso per far contenti gli amanti degli effetti speciali a basso costo che comunque riescono a strapparti un’espressione disgustata dal viso. Storia dalla partenza buona quindi, budget non altissimo ma di solito è una cosa a cui non faccio molto caso, attori meh (alcuni lodevoli per le loro interpretazioni, altri ommammamia) ma ad aggravare la situazione sono le spiegazioni sempre meno elargite andando avanti. Mi fermo qui e non nomino le altre stagioni che sono state abbastanza tremende, tanto che non ho smesso di guardare le puntate solo perchè a mia sorella piacevano e intanto potevo far altro tipo giocare a Trivia sul cellulare stracciando il mio ragazzo. Il racconto ha subito una mal digeribile battuta d’arresto in quanto originalità e contenuti, e allora vai con ancor più sesso a caso e trovate folli tipo figli redivivi e rapporti incestuosi, yeeeee! Aggiungiamo alla ricetta malata una ragazzina dagli occhioni teneri facendola sproloquiare sul maligno senza alcun senso, siiiiii. No veramente, se volete intraprendere la visione di questo programma non lasciatevi tentare dall’iniziare la seconda mandata di episodi perchè finireste davvero delusi e irritati. Per la prima, chiudendo un occhio su certe trovate, posso anche dare un parere positivo in primis se amate quanto me la stregoneria e siete affascinati anche dai suoi più reconditi e scabrosi particolari. Consigliabile anche per l’analisi, seppur accennata, sulla natura delle presunte maghe: sono buone o sono cattive? Agiscono per difendersi o per divertimento? Ledono davvero agli esseri umani e sono in patto con il diavolo o sono unicamente fanciulle dotate di un potere che non credevano esistesse, che se ne sta pacifico a fare un sonnellino al loro interno prima di decidere di scatenarsi in tutto il suo epico e disastroso dominio?

Prima di chiudere voglio menzionare l’unico personaggio che mi sta veramente simpatico e che è stato un incentivo enorme per continuare la visione degli episodi: il Reverendo Cotton Mather, tra l’altro veramente esistito a Salem nella paura generale del 1692 ma certo molto differente dal giovane volto che ci viene mostrato nella versione televisiva dei fatti (e che mi rubò momentaneamente il cuore). Qui il ragazzo è innamorato di una prostituta, acculturato e fervente studioso con qualche dubbio esistenziale nella capoccia. In rapporto conflittuale con il religiosissimo padre, pastore protestante, che lo costringerà a dire addio alla sua amata, troverà il modo di vendicarsi mentre porta avanti la lotta contro le streghe assumendo il ruolo di leader in quanto uomo di Dio ben visto dai popolani proprio per questo. Successivamente il ruolo di Cotton si evolve, presentandocelo sotto un altro punto di vista e finalmente lo vediamo andare d’accordo con John, protagonista che, al contrario di lui, è completamente privo di spessore e di alcun fascino a mio modestissimo parere. E vi assicuro che il mio Reverendo non è sempre con l’espressione schifata come vedete nella foto qui sotto! O forse sì… ma ognuno ha i suoi gusti, che ci volete fare. Alla prossima cari 🙂

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