Recensione “Big Bad Bunny” di Samuele Fabbrizzi

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Titolo: Bid bad bunny

Autore: Samuele Fabbrizzi

Editore: Righe gemelle

Genere: Horror

Data pubblicazione: 23 Luglio 2018

Voto: 4,5/5

Cartaceo -> 10€ | Ebook -> 2,99€


Sinossi

In viaggio con sei amici alla volta di El Paso, Texas. Tutto sembra filare per il verso giusto, finché i ragazzi raggiungono Los Monstruos e il Marvin Hotel, con la strana e inquietante, malvagia famiglia che lo gestisce, unici superstiti di una comunità di circensi, di fenomeni da baraccone, di freaks. Votati a una divinità altra rispetto a quelle conosciute, un Grande Coniglio con la passione per i personaggi dei Looney Tunes.

Recensione

Io e lo splatter abbiamo un rapporto complicato. Non adoro vedere sbudellamenti e organi che volano liberi dal loro involucro come farfalle dalle ali di sangue, ogni qualvolta visiono un film di questo tipo pretendo almeno che tutto quel liquido ematico versato a profusione abbia un buon motivo per scorrere così abbondantemente; ma purtroppo al giorno d’oggi nel mondo del cinema non conta più quanto una storia sia avvincente e inquietante, il modo in cui si inerpica piano piano sfiorando appena certe figure, eppur facendo esplodere dentro di noi una cascata di brividi, o tanto meno la presenza di ottime trovate di scena, che pur non mostrando nulla di truculento riescono a intimorire lo spettatore. Oggi risalta di più uno scotennamento che una trama colma di suspense e abilità recitativa, basta riprendere sequenze cannibaliche da volta stomaco e, perchè no, magari anche qualche bella ragazza discinta che recita peggio di me all’asilo (e premetto che all’asilo io nemmeno parlavo), per far colpo sui giovani e incrementare le vendite grazie alla curiosità verso il morboso, l’ignoto. Quel qualcosa dentro di te che ti spinge a dire “ma si, vediamo fino a dove riesco ad arrivare, fin dove riesce a giungere illesa la mia sanità mentale”. Per quanto riguarda i libri, almeno a mio parere, la questione è diversa. In un volume horror a tinte grottesche e splatter gioca ancora un ruolo importante l’immaginazione: siamo noi ad essere i registi della storia che assorbiamo avidamente con gli occhi, ce la gestiamo come vogliamo e questo rende il tutto molto più spaventoso, inquietante, perchè la mente spazia anche oltre le parole vergate su carta, amplia i nostri orizzonti, ci fa inorridire donandoci immagini che non pensavamo nemmeno di poter creare. Big Bad Bunny è stata una lettura agghiacciante, tremenda, eccitante, coinvolgente, decisamente disturbante; in poche parole, l’ho adorato. La trama è completamente fuori dai canoni, ci mostra personaggi che con poche battute si guadagnano il loro spazio di tutto rispetto, riescono a darsi spessore soltanto con gesti, parole sboccate, emergono dal libro come persone reali, lì, accanto a noi, in grado di essere percepite e toccate. Il gruppo di amici intorno a cui ruota il racconto sono in possesso dei biglietti per un desideratissimo concerto che si tiene nel profondo sud, costretti quindi a imbarcarsi insieme in un unico furgoncino e percorrere un lungo viaggio senza scannarsi. Eh sì, perchè nel gruppo le tensioni sono ben evidenti e non ci si gira intorno: Jennifer è l’ex di Pedro, ragazza esibizionista e disponibile che cela una profonda insicurezza sotto la chioma viola e vestitini succinti. Adesso sta con Fargo, rissoso bell’imbusto al limite della gelosia, pronto a fare scenate per chiunque posi gli occhi sulla sua fanciulla; in particolare prova un odio profondo per Pedro, visto che sospetta che la sua “baby” provi ancora qualcosa per il giovane. Pedro dal canto suo se ne frega, ha tentato due volte il suicidio perchè si sente perso senza la sua ispirazione artistica, scomparsa da tempo e che lo ha condotto alla depressione più nera. Damasco è il mio personaggio preferito, un metallaro fattone dai lunghi ricci biondi scambiato un po’ troppo spesso per una ragazza, visto che è smilzo e gracilino. Demetria sembra l’unica parzialmente normale, vegana, tranquilla, tormentata dall’inizio del viaggio da visioni malate che la turbano molto, raffiguranti coniglietti bianchi assassini e orrori senza nome. Sonia infine è la sorellina di Fargo, diciottenne, ma non per questo meno inserita nella combriccola: è la tipica adolescente targata 2000, ogni sua frase finisce con hashtagqualcosa, il telefono le sta incollato alla mano come se ci fosse nata, già scattandosi selfie nell’utero materno. Il faticoso percorso che dovrebbe condurli a destinazione, nonostante litigi continui e pestaggi trattenuti, viene interrotto bruscamente quando ritrovano lungo la strada un cadavere. Ma non un semplice morto, su questo poveretto sono state esercitate le peggiori torture, pezzi segati a casaccio, ricomposti ancora più alla buona, bruciature, deformazioni chirurgiche… il tutto per farlo assomigliare a Marvin il Marziano dei Looney Tunes. Iniziate a sentire odore di stranezza, eh? Da qua in poi tutto inizia a precipitare. Con la sparizione di Fargo dopo una violenta discussione, i cinque si spostano a cercarlo nel luogo in cui ha comunicato di trovarsi attualmente: Los Monstruos, Marvin Hotel. Il posto, evidentemente dimenticato da Dio, è isolato dal resto d’America o almeno così sembra. Un tempo ospitante un circo, un tremendo incendio rase al suolo tutto, compresi i freaks facentene parte e no, non posso rivelarvi di più. Fin dall’arrivo capiamo che c’è qualcosa che non quadra: mentre Pedro favoleggia in giro convinto di aver trovato di nuovo la sua musa nelle deformazioni e negli abomini contenuti al pian terreno dell’hotel e nelle carovane semidistrutte sparse come sassolini intorno al tendone da circo annerito, Demetria non tollera più le visioni, sempre più frequenti. Attenzione, perchè noi a questo punto sappiamo bene che fine ha fatto Fargo e siamo anche a conoscenza dell’orrore che si cela nelle radici di quella terra maledetta, le intenzioni degli albergatori e la loro fame di carne umana. Ma soprattutto, abbiamo avuto modo di conoscere Bunny, l’energumeno in cui si incarnerà, durante un rito di compleanno con un pubblico di familiari e cadaveri deformati per ricreare personaggi dei Looney Tunes, il Grande Coniglio, divinità carnefice e vorace, primordiale, pronta a sbranare, dilaniare e diventare uno dei vostri peggiori incubi. Non voglio dirvi di più, anche perchè mi sto dilungando un po’ troppo; il libro mi è piaciuto molto, irreale all’estremo, pazzo, perverso e scritto con un ritmo e una cadenza che mi ha trasportata all’interno della narrazione con una facilità disarmante. Mi sembra giusto però far presente che le persone deboli di stomaco o coloro a cui non piacciono gli sproloqui dovrebbero tenersi alla larga da quest’opera,  in quanto contiene delle descrizioni sanguinolente e scioccanti da quanto sono minuziosamente dettagliate, oltre ad un uso spiccato di parolacce e espliciti riferimenti sessuali anche spinti, che però tristemente ben rispecchiano un ramo della società di oggi, inutile da nascondere. A chiunque invece questo tipo di cose non toccano, tipo me, LEGGETE QUESTO LIBRO! Vi posso assicurare che non ve ne pentirete, è veramente un gioiellino che strizza l’occhio alle serie di American Horror Story in fatto di perversione e limiti non superati, ma lasciati ben lontano alle nostre spalle. I miei complimenti all’autore per aver saputo unire degli elementi tanto particolari e averne tirato fuori un romanzo così delirante e ipnotico. Buona lettura!

Voto: 4.5/5

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