Recensione “Il cielo con un dito” di Claudio Bigagli

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Titolo: Il cielo con un dito

Autore: Claudio Bigagli

Editore: Garzanti

Genere: Narrativa Contemporanea

Data pubblicazione: 21 Giugno 2012

Voto: 4/5

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Sinossi

Gina vuole avere successo, ma c’è da pagare un prezzo. Ha deciso di accettare, perché tanto fanno tutti così. L’onorevole Balestra la manda a prendere con una macchina da sogno. Alla guida c’è Marco, un bel ragazzo un po’ invadente. Lo saprà, si chiede Gina, cosa vado a fare con l’onorevole? Forse no, il giovane è al suo primo giorno di lavoro. Contrattempi e sorprese, ritardi e imprevisti: la giornata sarà lunga. Ma per fortuna Gina e Marco sanno ridere degli altri e di sé stessi – lei più di lui, in effetti… E il vento della gioventù può farli volare lontano. Il cielo con un dito racconta una storia in cui si può ritrovare buona parte del nostro paese. Un fatto di cronaca che potrebbe accadere in un giorno qualunque, nei retrobottega dello show business, come in qualsiasi altro ambiente dove si ha a che fare con il potere. Due ragazzi sognano un futuro migliore, ma si scontrano con il mondo degli adulti, con le sue regole, le sue seduzioni, il suo cinismo.

Recensione

Questa storia mi ha affascinato fin da subito con il suo contrasto e ambivalenza dettati da parole semplici e dal grande impatto, conducendomi nei più bei luoghi di Roma, strabordanti di cultura e profumo d’antichità e fulcro di meraviglie incomparabili, ma facendomi anche sostare in coda per le strade asfaltate e piene di macchine strombazzanti e di gente nervosa, in attesa che il posteriore metallico della vettura davanti si sposti di un centimetro. Mi ha fatto provare leggerezza, complicità, affetto grazie ai due protagonisti, e d’altro canto tristezza, sorpresa e indignazione, elevata ai culmini in riferimento a certe dinamiche del mondo dello spettacolo e del potere in generale; fa però anche chinare il capo e vergognare, questo libro, proprio per la realtà rappresentata quando ti fermi un attimo a riflettere, poichè questo ambiente falso fatto di omertà e accettazione, di violenza ammantata e sfruttamento ce lo siamo costruito da soli. Ci va bene così, per dire, finchè non ci troviamo abbagliati dai riflettori, stavolta noi faccia a faccia con l’ipocrisia e la depravazione della società. La vita di Gina e della sua famiglia è rappresentativa di molti nuclei piccolo-borghesi d’Italia: si è costretti a vivere stretti stretti, a non potersi permettere quasi mai uno sgarro finanziario, ad arrancare per giungere a fine mese scodellando una minestra dignitosa la sera a cena. Genitori stanchi e frustrati alla vista delle bollette che ammontano in una mazzetta disordinata sul ripiano di cucina, alla casa sempre da riordinare per mancanza di tempo, agli occhi di un figlio che rinuncia al suo ennesimo desiderio perchè ha finito gli spicci nel portafoglio ed è troppo orgoglioso per chiederne altri; spesso questa pressione lancinante sfocia nelle botte da parte del padre che verga la moglie per avergli taciuto su uno scontrino, nelle lacrime silenziose di questa che si ricompone per i suoi bambini, in giovani indisciplinati o con problemi comportamentali, oppure in ragazzi che non vedono l’ora di tirarsi fuori da quel pantano di oppressione, elevarsi, spiccare il volo nel mondo della fama. Gina è una di loro, con il suo sogno di divenire velina, poi magari attrice, chi lo sa… l’importante è schermarsi da quella sensazione di soffocamento che vede divorare pian piano tutto intorno a sè. Ma tutto ciò ha un prezzo, perchè se si vuol far strada bisogna rivolgersi a chi di via ne ha già macinata tanta, magari perchè è figlio di qualcuno di rinomato, e la maggior parte delle volte se si tratta di una bella donzella questo contributo finisce per essere un favore di tipo sessuale. Nelle prime pagine del libro la giovane è dibattuta nella scelta, ne parla con la madre per trovare un buon consiglio ma finisce per ricevere silenzio, perchè la povera donna è orripilata all’idea, ma non ha il cuore di portarsi dentro il senso di colpa se un giorno leggesse negli occhi  della sua bambina, triste e afflitta, ghermita anche lei dall’infelicità, la stessa espressione che aleggia sul suo viso di madre adesso. Quando “l’Onorevole” la convoca per portare a termine la “missione pompino”, Gina non si sarebbe mai aspettata di finire per passare la bella giornata in cui le tiene compagnia Marco, suo coetaneo e fortunato autista dell’auto lussuosa destinata a condurla verso un luogo dal quale scapperebbe a gambe levate. Per un cambio d’orario infatti i due ventenni vivono una piacevole avventura al confine fra ricchezza e povertà in ristoranti costosissimi dove si serve aragosta e champagne e vetrine dagli abiti orrendi ma che per una minuscola targhettina al loro interno che ne declama la marca, sono carissimi; tutto ciò alternato con vicoletti battuti dal sole e monumenti romani, ampi terrazzi con vista mozzafiato e piatti fumanti di bucatini all’amatriciana. Alla fine quell’antipatia ricondotta sulla giusta strada da bontà d’animo e sorrisi ammiccanti si evolve in una coloratissima e libera farfalla d’amore, che però viene subito acciuffata dal retino odioso del bambino Realtà. Speri fino all’ultimo, con tutto te stesso, che Gina se ne vada con Marco e siano felici per sempre, che non si abbassi a quel gesto umiliante per un po’ di successo evanescente, ma la pesantezza del passato e del presente la porta a fare ciò che “deve”. E le parole ti sfilano davanti anche se le vorresti fermare, chiudendo di botto le pagine e immaginandoti un finale alternativo, sereno e romantico, ma accade tutto con una lentezza estenuante che ferisce nell’orgoglio. Poi, quando meno te lo aspetti, la conclusione inaspettata. Un gesto efferato, nato dalla disperazione e dal disgusto, dall’ego calpestato, sgretola il futuro di entrambi i giovani, destinati ormai al carcere e all’isolamento sociale per le loro azioni criminose a danno di personalità di spicco. Ma non puoi far a meno di gioire con loro durante la sfrenata fuga in auto dove finalmente respirano pochi minuti di libertà autentica, di provare una fastidiosa sensazione agrodolce che ti attanaglia la gola quando si amano nascosti dal mondo, perchè saprai cosa li aspetta. “Ma forse a loro sta bene così”, ti trovi a pensare, mentre spiazzato chiudi il romanzo terminato con un gesto più lento di quel che necessita. Tramortito dalla violenza di quello che hai letto ti gingilli un po’, cercando di scacciare i pensieri che mi hanno portato a comporre la riflessione a inizio recensione, ma che poi ti travolgono inevitabilmente come un treno in corsa. Perchè una Gina e un Marco ragazzi vivono in tutti noi, e noi stessi ne siamo i carnefici.

Voto: 4/5

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