Recensione “Hotel Mezzanotte” di Michele Botton

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Titolo: Hotel di Mezzanotte

Autore: Michele Botton

Editore: Lettere animate

Genere: Racconti, Horror

Data pubblicazione: 14 Giugno 2017

Voto: 4/5

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Sinossi

“Hotel Mezzanotte” è un’antologia di racconti dell’orrore. Otto storie per lo più di vita quotidiana, dove qualcosa non è come dovrebbe essere.Abbiamo una bambina, travestita da zombie, la notte di Halloween che suona campanelli per il classico dolcetto-scherzetto, ignara del terribile segreto che nasconde. Una misteriosa e inquietante ragazza che inizia a fissare un povero malcapitato in un vagone del treno. Una cena familiare “molto” speciale. Un pallone da calcio maledetto che porterà alla rovina una famiglia con le sventure che causa. Una storia natalizia che dello spirito natalizio non ha proprio niente. C’è Lilith, l’emissaria della morte che si nutre della morte stessa. Ci sono Paolo e Michele che nella campagna padovana troveranno un uomo senza volto.Storie con un finale a sorpresa, in cui la sorpresa non è mai allegra.

Recensione

Ed eccomi qui a recensire, sfregandomi le manine (si ho le mani molto piccole, e sono anche altezza due mele e poco più), un’altra raccolta di racconti a sfondo horror. E’ stato come sempre emozionante sfogliare le pagine fitte di lettere e parole e pensare che qualcuno, tempo prima, era seduto davanti ad un computer o alla scrivania con matita alla mano, a scervellarsi su come far procedere un passo ostico della storia che sta componendo, mangiucchiando distrattamente la gomma già martoriata in cima a quella che vorrebbe tanto fosse una bacchetta magica adesso, che si lasciasse maneggiare con facilità discernendo un fiume di simboli e tratti argentei. Magari la persona stesa a pancia in giù sul letto, facendo correre veloci le dita sul PC e racchiudendo ore e ore di lavoro nella delicata ma ambigua parola “FINE”, si è sentita in un certo senso libera ma al contempo dispiaciuta di dover chiudere per sempre la sua opera, darle una conclusione definitiva, salutare i personaggi a cui ha tanto lavorato, con cui ha condiviso gioia e dolori, tentennamenti e prese di coraggio, situazioni fuori dall’ordinario. Perchè per uno scrittore un libro assume sempre più, nella sua composizione, le fattezze di una persona; a volte conciliante e accomodante, altre volte capricciosa e stizzosa, che non vuol proprio saperne di andare d’accordo. Di una cosa sono certa: ogni autore si è trovato a fissare la sua opera in modo assente, assorbito dalla riflessione e agitato da dubbi che lo pungolano dall’interno del cuore. “Ma il mio libro piacerà alla gente? Avrò fatto le scelte giuste?”

Beh, in questo caso, ci sono qui io a rassicurare l’ideatore di questa raccolta; si, per quanto mi riguarda, ci sei riuscito alla grande! Una dopo l’altra, queste fantasiose storie si rincorrono nelle, ahimè, brevi pagine dell’opera mantenendo un filo conduttore comune, che le lega ma si tiene nascosto nell’ombra, ben attento a non farsi scovare. Questa linea condivisa è l’irrealtà, la distorsione delle cose, il senso di straniamento che ti lascia ogni racconto ogni volta terminato. Con una scrittura affettata ma esplicativa sono narrati avvenimenti fra i più disparati: una piccola bimba con particolari gusti alimentari che si diletta durante la serata di Halloween a suonare ai campanelli delle case per la gioia di ottenere qualche caramella, un incontro angosciante con il fantasma di una enigmatica ragazza dai capelli rossi a bordo di un ordinario treno regionale, una disturbante storia su Babbo Natale che mi ha lasciata un pochettino stranita, con sul viso una smorfia che mescolava un mezzo sorriso frutto dello humor nero e un labbruccio inferiore sporto all’infuori (ho sempre amato il caro vecchio Santa). Ce n’è per tutti e devo dire che ho particolarmente apprezzato il racconto finale, che porta su carta un po’ di vita del nostro scrittore, o almeno credo; penso proprio che una narrazione così dettagliata e sentita non possa non provenire dalla memoria personale e dal ricordo. Dunque portata a braccetto dal fraseggio definito e conciso, quasi ammiccante, mi sono goduta il romanzo facendo delle piccole pause tra un racconto e l’altro per poter meglio assaporare quella sensazione di vuoto che mi lambiva con tentacoli scuri conclusa la lettura. Un mio pensiero però va al povero caro Vecchietto che ogni anno ci allieta portandoci i tanto agognati doni e che ripaghiamo soltanto con qualche misero biscottino allo zenzero e un bicchiere di latte tiepido sotto il camino. R.I.P Babbo, meritavi di meglio! 😦

Voto: 4/5

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