Recensione “Holloway road” di Lea Bardi

Una ragazza italiana nella Londra degli anni ’80. Una città elettrica, dark, indimenticabile.

Nel 1980 Lea ha ventidue anni e la certezza che, se resterà a Genova, finirà per vivere una vita che non le appartiene. Parte per Londra con pochi soldi, un inglese incerto e il desiderio di essere altrove, diversa, libera.

La città che la accoglie non è quella delle cartoline. È una Londra cosmopolita ma dura, inquieta, segnata dalla disoccupazione, dagli scioperi, dall’Inghilterra della Thatcher e da una violenza che ogni tanto affiora dove meno te l’aspetti: nelle strade, negli stadi, nelle crepe di una società che cambia e resiste al cambiamento.

Ma è anche una Londra giovane, notturna, elettrica, fatta di case condivise, locali underground, cineclub, incontri improvvisi, party che sembrano non finire mai e desideri capaci di spostare il confine di una vita. In quell’universo nuovo, l’incontro con Victoria apre per Lea uno spazio inatteso: quello in cui anche l’amore tra donne può uscire dal cono d’ombra e diventare parte della vita, con tutta la sua forza, la sua libertà e le sue conseguenze.

Titolo: Holloway road
Autori: Lea Bardi
Editore: Indipendente
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 3 Agosto 2026
Voto: 4/5

Classificazione: 4 su 5.

Recensione

Bentornati a tutti, lettori! Oggi torno a parlarvi di una nuova e imperdibile lettura nata da una splendida collaborazione: Holloway Road. Una ragazza italiana nella Londra degli anni ’80 di Lea Bardi, edito lo scorso agosto

Holloway Road. Una ragazza italiana nella Londra degli anni 80 di Lea Bardi è un romanzo d’esordio che cattura con straordinaria intensità il coraggio del distacco e la vertigine di un nuovo inizio. La storia segue la giovane Lea che, lasciata Genova nel 1980 con poche risorse e un inglese incerto, sceglie di cercare altrove la propria identità, allontanandosi da una vita che avverte come estranea.

Il libro affascina per il modo in cui dipinge una Londra lontana dagli stereotipi turistici: una metropoli operaia e ribelle, segnata dalle tensioni politiche dell’era Thatcher, dai fermenti della classe lavoratrice e dalle ombre di una società in tumulto. Al contempo, la città pulsa della vitalità irrefrenabile della gioventù underground. Tra case condivise, sale da concerto e fumosi cineclub, si muove una generazione affamata di cambiamento. Di grande rilievo è il percorso di emancipazione e scoperta personale di Lea, che attraverso legami intensi esplora l’amore libero e l’identità queer in un decennio cruciale per i diritti civili, sebbene non privo di ombre e paure collettive come l’avvento dell’AIDS. La colonna sonora, che spazia dal punk rock alla new wave, agisce da vero e proprio personaggio invisibile, dando ritmo a ogni pagina e trasformandosi in un linguaggio di appartenenza.

La scrittura di Lea Bardi è fluida, visiva e profondamente evocativa. L’autrice dimostra una maturità sorprendente nella caratterizzazione psicologica dei personaggi, mai banali e segnati da un realismo disarmante che rende ogni pagina viva e pulsante. La narrazione trasmette un tale senso di immersione da far venire voglia di fare i bagagli, calpestare l’asfalto bagnato della capitale britannica e perdersi tra i locali storici frequentati dalla protagonista.

Consiglio questo romanzo a chi ama i romanzi di formazione autentici, a chi porta nel cuore la musica e le atmosfere degli anni Ottanta, e a chiunque senta il bisogno di una lettura che profumi di ribellione, giovinezza e della coraggiosa ricerca della propria libertà. Voto 4/5

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