Aurora è cresciuta imparando a occupare poco spazio. In una casa dove il silenzio pesava più delle parole, dove l’amore non proteggeva ma insegnava a resistere. Una madre che c’era senza esserci. Ci sono storie che entrano piano. Come si farebbe entrare in casa qualcuno senza sapere chi è davvero. Poi restano. E fanno male. Un male necessario, che apre, che illumina. “Perché dire la verità è come togliersi le costole una per una.” Tra incontri che sfiorano e legami che fanno tremare, Aurora scopre una verità fragile come una ferita aperta: i sassi non sanno nuotare. Eppure, anche ciò che affonda può trovare una forma di salvezza. Un romanzo che scava nelle cicatrici invisibili dell’infanzia, nel desiderio che spaventa, nell’amore che può ferire e guarire nello stesso gesto. Una storia che entra piano e non se ne va più.
Titolo: I sassi non sanno nuotare
Autore: Alessandro De Mattia
Editore: Brè edizioni
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 5 Giugno 2026
Voto: 5/5
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Recensione
Bentornati a tutti, lettori! Oggi sono qui per parlarvi di una nuova collaborazione con Daisy Raisi per il libro I sassi non sanno nuotare di Alessandro De Mattia, edito da Brè Edizioni a giugno 2026.
Ci sono letture che non si limitano a essere lette, ma ti camminano accanto, ti scaveranno dentro e restano a vivere tra i pensieri molto tempo dopo aver chiuso l’ultima pagina. I sassi non sanno nuotare di Alessandro De Mattia appartiene esattamente a questa categoria: un romanzo d’esordio intenso, profondo e capace di toccare le corde più nascoste dell’anima senza mai alzare la voce.
Al centro della storia c’è Aurora, una protagonista che entra in punta di piedi ma che diventa subito impossibile da dimenticare. Aurora è una ragazza cresciuta imparando a occupare poco spazio, plasmata da un ambiente domestico in cui il silenzio pesava più delle parole e l’amore, anziché proteggere, imponeva di resistere. Intorno ai vent’anni, si ritrova a fare i conti con un senso di estraneità dal mondo, schiava di un dolore radicato che non sa come superare. Attraverso una scrittura incredibilmente introspettiva e una delicatezza disarmante, l’autore guida il lettore nei meandri di un’infanzia segnata da cicatrici invisibili, da silenzi che pesano come macigni e da legami che fanno tremare.
Ciò che rende questo libro un’esperienza di lettura così potente è la sua straordinaria focalizzazione sulle tematiche umane ed emotive. Non ci sono effetti facili o forzature melodrammatiche; la narrazione scava sottopelle, analizzando quanto del nostro presente e della nostra vita adulta derivi da ciò che abbiamo imparato da piccoli per difenderci. Aurora sbaglia, si fida, ha paura ed è profondamente fragile, uno specchio in cui chiunque può riconoscere una parte di sé, delle proprie ferite e dei propri desideri più inaspettati.
Toccando il fondo, Aurora scoprirà che i sassi non sanno nuotare, ma che anche ciò che affonda può trovare una forma di salvezza. È qui che la metafora del titolo esplode in tutta la sua forza, ponendo al lettore una domanda esistenziale profonda: siamo davvero destinati a rimanere intrappolati in ciò che siamo stati? Tra incontri disturbanti e una presa di consapevolezza faticosa ma vitale, la storia si trasforma in un inno alla resistenza, alla sopravvivenza e alla scoperta delle piccole cose.
Consigliato a chi ama le storie che parlano di ciò che spesso rimane invisibile, a chi cerca personaggi autentici che sembrano persone vere e a chi sa apprezzare una narrazione capace di emozionare attraverso l’ascolto delle sfumature e la forza della rinascita. Voto 5/5

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