Recensione “Tutto ha posto (non ci sono errori” di Mario Lamanuzzi 

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Il gioco d’azzardo e la seduzione del guadagno facile. Nel mondo delle scommesse sportive, truccando partite di tennis e di calcio, un trio di amici vive la vertigine di chi ha trovato il modo per piegare la realtà al proprio volere.
Presto però i tre scopriranno che il potere di “conoscere il futuro” (le partite truccate) non li renderà né più ricchi né più liberi, ma più soli ed esposti a rivendicazioni criminali.

Una storia al maschile, tra fallimenti di progetti di vita borghese e solitudine urbana. Un noir meridionale e con tanto sole, racconta un’occasione di riscatto che, per essere colta in pieno, deve passare anche tra atti violenti e imprevisti.
«Sono questi i patti che di solito faccio con gli umani: trucca il gioco, colpisci per primo. E se non basta, crea il caos».
Nel romanzo anche storie divertenti di sfide alla sorte e storie drammatiche di ludopatia, tracolli finanziari, cedimenti morali.

Titolo: Tutto ha posto (non ci sono errori)
Autori: Mario Lamanuzzi
Editore: Indipendente
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 11 Maggio 2026
Voto: 4/5

Classificazione: 4 su 5.
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Recensione

Bentornati, lettori! Oggi torno a parlarvi di una splendida collaborazione: ho letto e recensito per voi Tutto ha posto (non ci sono errori), il romanzo d’esordio di Maurizio Lamanuzzi.

Il confine tra il controllo del proprio destino e la schiavitù di un algoritmo umano è sottile quanto la linea tracciata su una schedina, dove ogni scommessa vinta non fa che stringere un cappio invisibile attorno alla libertà. Questo romanzo tagliente e disincantato esplora con un realismo viscerale e privo di sconti la parabola di tre uomini convinti di poter piegare il caso attraverso la corruzione di partite di calcio e tennis, scoprendo invece che l’illusione di prevedere il futuro è la condanna più pesante a cui l’uomo possa sottoporsi.

L’illusione di manovrare gli eventi si scontra con la dura verità filosofica secondo cui chi trucca le regole del gioco finisce inevitabilmente per diventarne ostaggio, consumato da una solitudine urbana fatta di sogni borghesi infranti e di un sole implacabile che anziché illuminare, mette a nudo la miseria morale dei protagonisti.

La narrazione si muove con un passo cinematografico e tagliente, alternando momenti di cruda violenza a spaccati tragicomici sulla ludopatia e sul tracollo finanziario, tratteggiando personaggi memorabili mossi unicamente da espedienti e sopravvivenza. La scrittura possiede una solidità e una maturità sorprendenti per un’opera d’esordio, capace di evocare atmosfere noir contemporanee ambientate in un Sud bruciato dalla luce e percorso da tensioni criminali che non lasciano scampo.

Consigliato a chi ama il noir teso e senza compromessi, le storie di riscatto amaro e i romanzi metropolitani dal forte impatto sociale che non temono di mostrare il lato più oscuro e vulnerabile dell’animo umano. Voto 4/5

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