Il mondo della moda e del lusso giapponese viene sconvolto da un crimine efferato: Reiko Miori, la top model numero uno del Paese, viene trovata brutalmente assassinata nel suo appartamento. Le indagini della polizia sembrano convergere rapidamente verso un colpevole ideale, il dottor Sasahara, ex fidanzato della vittima, contro cui si accumulano prove schiaccianti. L’uomo, tuttavia, si professa disperatamente innocente e, un attimo prima che le manette scattino ai suoi polsi, affida un compito disperato e cruciale al suo fidato assistente, Hamano: scavare nel passato della modella e trovare il vero colpevole partendo da una lista di sette persone che nutrivano un odio profondo e viscerale nei confronti di Reiko. Inizia così “I sette assassini di Reiko Miori”, lo straordinario giallo psicologico firmato da Mikihiko Renjō che scardina completamente le regole del thriller deduttivo tradizionale.
L’indagine intrapresa da Hamano prende una piega sconvolgente e paradossale quando, messi alle strette, tutti e sette i sospettati confessano l’omicidio. Non si tratta di ammissioni vaghe o fumose: ogni singola confessione è ricca di dettagli macabri e, incredibilmente, combacia alla perfezione con i rilievi e le prove fisiche rinvenute sulla scena del crimine. Com’è possibile che sette persone diverse rivendichino lo stesso identico delitto senza che nessuna di loro stia mentendo? Mikihiko Renjō tesse una trama di una precisione chirurgica, un enigma logico e ipnotico in cui la verità si frammenta in sette specchi diversi, sfidando il lettore a ricomporre i pezzi di un puzzle apparentemente impossibile. Tra atmosfere noir e una tensione psicologica tipica della grande letteratura poliziesca giapponese, il romanzo trascina in un vortice di inganni dove l’unica certezza è che nulla è come sembra.
