“Piccolo miracolo”: quando il cinema italiano emoziona oltre i limiti della finzione

Sono appena tornata dalla sala cinematografica e c’è un film italiano di cui devo assolutamente parlare, una pellicola che mi ha lasciato addosso un turbine di riflessioni contrastanti ma soprattutto una profonda commozione. Si tratta di “Piccolo miracolo”, un’opera nata da un soggetto di Edoardo Leo e diretta da Guido Chiesa. Se dovesi riassumere l’esperienza in poche parole, direi che ci troviamo davanti a una commedia romantica dove la finzione domina forse un po’ troppo sulla realtà, superando a tratti il senso logico delle cose. Eppure, nonostante qualche evidente inverosimiglianza nella trama, il film riesce incredibilmente a fare centro nel cuore dello spettatore, rivelandosi una pellicola potente, delicata e decisamente riuscita.

La storia ruota attorno a Davide Lancia, interpretato da un Marco D’Amore che per tutta la durata del film sembra quasi sorpreso e abbagliato dalle svolte della sceneggiatura. Davide è un quarantenne laureato in architettura, ma profondamente inetto e passivo, schiacciato dall’ombra del padre-padrone Glauco, a cui un sempre carismatico e diabolico Giorgio Colangeli dona una forza straordinaria. Quando il padre gli regala un progetto immobiliare miliardario che prevede l’abbattimento di una palazzina di periferia per favorire la gentrificazione, Davide accetta senza farsi troppe domande, circondato da amici cinici e sprovveduti quanto lui. I problemi, ma anche i veri miracoli, iniziano quando Davide incontra l’ultima inquilina che rifiuta categoricamente lo sfratto. Si tratta di Ursula, una giovane donna cieca che lavora come educatrice in un centro per ragazzi in difficoltà della zona. Da quel preciso istante, la vita del protagonista comincia a cambiare radicalmente.

Se il film regge, non crolla e anzi vola altissimo, il merito è quasi interamente di una monumentale Greta Scarano. Nei panni di Ursula, l’attrice compie un vero e proprio miracolo attoriale, riuscendo da sola a sollevare una trama non troppo ricca e a porre un freno alla sospensione dell’incredulità del pubblico. Il suo ritratto di una giovane donna con una disabilità fortemente invalidante è lontano da ogni pietismo o retorica: Ursula è polemica, volitiva, fragile e fortissima allo stesso tempo. La Scarano si conferma una delle migliori attrici del panorama contemporaneo, capace di dare dignità e spessore a ogni singola scena in cui compare.

Al netto dei suoi difetti di scrittura, la mia impressione finale è che si tratti di un film molto bello, profondo e ricco di significati. È una pellicola italiana con i fiocchi, capace di toccare le corde del cuore con una delicatezza e una profondità rare, lasciando vari spunti di riflessione sul cinismo dei nostri tempi e sulla forza salvifica dei legami umani. Mi ha emozionato e convinto molto, motivo per cui la consigliamo assolutamente a chiunque abbia voglia di riscoprire al cinema una storia potente e ricca di umanità.

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