Recensione “Trenta cani e un bastardo” di Alessandro Morbidelli

Sei un bastardo di vent’anni come ce ne sono tanti, coinvolto nel traffico di droga all’ombra di San Siro e nella guerra tra gang giovanili pronte a scannarsi per uno sguardo di troppo. Però adesso l’hai fatta grossa e ti cercano. Non puoi far altro che fuggire da Milano e lasciarti alle spalle una quotidianità vissuta di notte, tra le luci al neon della movida e della violenza. Così arrivi in un mondo nuovo, lontano, immerso nei valori della campagna marchigiana, ma già contaminato da un’umanità depressa e individualista. L’unico spiraglio di luce è quel canile che proprio un vero canile non è, dove trovi occhi come i tuoi, quelli dei trenta cani accuditi dal vecchio Natalino. Eppure, anche qui, la violenza tornerà a essere la tua unica, insostituibile compagna.

Titolo: Trenta cani e un bastardo
Autore: Alessandro Morbidelli
Editore: Narrazioni clandestine
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 5 Giugno 2026
Voto: 5/5

Classificazione: 5 su 5.

Recensione

Ben tornati a tutti, lettori! Oggi torno a scrivervi per parlarvi di una nuova collaborazione con Santelli Editore per la collana Narrazioni clandestine. Il libro è uscito proprio ieri, ma io l’ho ricevuto in anteprima qualche settimana fa: si tratta di ‘Trenta cani e un bastardo’ di Alessandro Morbidelli.

Trenta cani e un bastardo di Alessandro Morbidelli è un romanzo breve ma di un’intensità spiazzante, capace di entrarti sottopelle fin dalle prime pagine. La narrazione si muove a un ritmo tumultuoso e serrato, una corsa a perdifiato che lascia il lettore in una sorta di apnea emotiva dall’inizio alla fine. Al centro della storia c’è un ragazzo di vent’anni con il nero nel cuore, cresciuto tra le macerie di una famiglia assente, una madre alcolizzata e un padre distante. Coinvolto nella violenza e nei traffici delle gang giovanili all’ombra di San Siro, dopo l’ennesimo errore è costretto a fuggire da Milano per salvarsi la vita. La sua non è solo una fuga fisica dalla movida notturna e dai regolamenti di conti, ma diventa un viaggio alla disperata ricerca di un senso, di un motivo per smettere di vivacchiare e trovare una ragione per stare al mondo.

Il palcoscenico cambia drasticamente quando il protagonista approda nella campagna marchigiana, un luogo apparentemente idilliaco ma in realtà già intaccato da un’umanità isolata e depressa. Qui l’autore dimostra una straordinaria capacità descrittiva: il lettore viene letteralmente catapultato nei luoghi del racconto, attivando tutti i sensi, percependo odori, suoni e persino quel senso di disgusto che accompagna i passaggi più crudi. In questa nuova realtà, il ragazzo incontra Natalino, un anziano solitario che gestisce un rifugio per cani. È proprio in questo canile improvvisato che avviene la svolta: incrociando gli occhi dei trenta cani accuditi dal vecchio, il protagonista ritrova uno specchio della propria anima. Per la prima volta sperimenta la responsabilità di occuparsi di qualcuno, scoprendo uno sprono fondamentale per canalizzare quella rabbia incontrollabile che fino a quel momento lo portava a distruggere tutto, soprattutto nei momenti di ingiustizia.

La forza del libro risiede anche nella caratterizzazione dei personaggi, che Morbidelli riesce a mettere perfettamente a fuoco in pochissime righe, rendendo ognuno di loro un tassello cruciale della trama. La scrittura, graffiante e senza filtri, acquista un valore ancora più profondo e toccante nella nota finale, dove l’autore svela le radici autobiografiche del testo. Scoprire che Natalino è ispirato a una persona reale di nome Bruno, e che quel ragazzo e quel cane ribelle sono esistiti davvero, dona alla storia una potenza emotiva straordinaria. Anche se la violenza tornerà a bussare alla porta del protagonista come un’ombra inevitabile, il romanzo lascia un segno indelebile. È un testo che consiglio assolutamente a chi cerca una lettura viscerale, a chi non ha paura di guardare dentro il buio per cercarvi un barlume di umanità e a chiunque creda che, a volte, la salvezza possa nascondersi dietro lo sguardo puro e ferito di un animale. Voto 5/5

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