Ieri sera ho finalmente visto al cinema l’ultimo attesissimo film di Christopher Nolan, Odissea, e posso dire senza mezzi termini di essermi trovata di fronte a un’opera pazzesca, un colossal straordinario che merita assolutamente di essere vissuto sullo schermo più grande possibile, meglio ancora in formato IMAX. È una di quelle visioni imponenti e travolgenti che si piazzano da subito nel gotha dei grandissimi film della storia del cinema, esattamente al pari de Il Gladiatore e delle più memorabili epopee che abbiano mai solcato il grande schermo.
Nolan prende il mito omerico e lo spoglia di ogni patina edulcorata, regalandoci una riflessione viscerale, profonda e carica di pietas sulla natura umana e sui traumi della guerra. Il suo Ulisse, interpretato da uno straordinario Matt Damon che regge il film con una solidità incrollabile, non è il classico eroe privo di incrinature, ma un reduce tormentato dal Disturbo da Stress Post-Traumatico, un uomo piegato dal senso di colpa, dalla depressione e dal peso della propria coscienza. La sua proverbiale astuzia, la stessa che ha posto fine all’assedio di Troia con l’inganno del cavallo, diventa qui la sua condanna più grande, perché conoscere e comprendere equivale inevitabilmente a soffrire. Visivamente il film è un prodigio continuo sostenuto dalla magnifica fotografia di Hoyte van Hoytema e accompagnato dalle musiche maestose di Ludwig Göransson. L’immenso cavallo abbandonato sulla battigia, l’attacco notturno e sanguinoso alla città fortificata, la spaventosa ferocia del gorgo di Cariddi e la luminosa inquietudine dell’isola di Calipso sono sequenze visivamente prodigiose, in cui il regista non edulcora i combattimenti né indietreggia di fronte alla carne lacerata e alla crudeltà del sangue che chiama altro sangue.
Il film procede con un andamento quasi mareale e discontinuo, alternando vette di epica pura e orrori da fiaba nera ad improvvisi rallentamenti quando la narrazione si sposta ad Itaca. Nella reggia troviamo una magnifica Anne Hathaway nei panni di Penelope, capace di tenere in scacco i Proci con estrema dignità e intelligenza mentre lotta per proteggere il regno e il figlio.
Lasciano un po’ perplessi alcune decisioni di casting sintonizzate sulle tendenze dell’inclusione forzata tipiche dell’epoca attuale, come la scelta di un’attrice africana per interpretare Elena di Troia, un dettaglio che fa riflettere su come verrebbe accolta una scelta del tutto speculare a parti invertite nei colossal ambientati in Africa. Tuttavia, sono perplessità che passano in secondo piano rispetto all’energia travolgente dell’opera nel suo insieme. Quando la trama accelera e Ulisse affronta i suoi nemici con una determinazione feroce, il coinvolgimento diventa assoluto. Odissea è un film fortemente consigliato che mi ha emozionata tantissimo, un’esperienza cinematografica imperdibile che precipita negli abissi dell’anima per poi innalzarsi di nuovo nell’Olimpo dei grandi capolavori.
