Chiaroscuri di Sicilia: Intervista a Giusi Russo, autrice di “Come un taglio nel vetro”

Bentornati sul blog! Oggi abbiamo il piacere di ospitare l’autrice Giusi Russo, con la quale esploreremo le pagine del suo intenso romanzo, “Come un taglio nel vetro”, letto in collaborazione con la casa editrice Narrazioni Clandestine. Ci faremo trasportare nella Sicilia degli anni ’70, una terra di forti contrasti e profonde ferite, per scoprire come è nata la complessa storia di Anna e Lucia. Un viaggio letterario che scava nelle contraddizioni dell’animo umano, tra il peso del patriarcato e la forza salvifica dell’arte.

Ecco cosa ci ha raccontato l’autrice!

La Sicilia degli anni ’70 è una terra di forti contrasti. Cosa ti ha spinto a scegliere proprio questo decennio per ambientare la storia di Anna e Lucia? È stato un bisogno di fedeltà storica o una necessità narrativa per esasperare il peso del patriarcato?

Tutto ciò che sfugge ad una caratterizzazione univoca da sempre mi affascina. Credo che laddove coesistono spinte contrapposte sia possibile, più che in altre realtà, cogliere le intime contraddizioni dell’animo umano. La Sicilia è storicamente terra di chiaroscuri, fascinosi e inquietanti. Facilmente, io credo, essa può assurgere a metafora di una condizione umana universale, attraversata da luci e da ombre. Così è, segnatamente, per la Sicilia degli anni ’70 in relazione, in particolare, alla famiglia, crogiolo di contrasti stridenti, divisa tra slanci libertari e pose patriarcali dove non di rado si ergono figure femminili forti, selvagge e, nello stesso tempo, fragili e bisognose di aiuto. Ho scelto come ambientazione la Sicilia, non solo perché è la mia terra, ma per quello spirito tragico che le appartiene per tradizione e cultura. E’ il fuoco della tragedia greca, paradigma, come la terra in cui essa è nata, di conflitti esistenziali e sociali in cui ciascuno può riconoscersi.

ll titolo, “Come un taglio nel vetro”, è estremamente evocativo. Rimanda a qualcosa di netto, doloroso e trasparente. Quando hai deciso che sarebbe stato questo il titolo, e cosa rappresenta per te, metaforicamente, il taglio nella vita delle due bambine?

Il taglio simboleggia una frattura profonda, insanabile, comunque un punto di svolta. Rimanda alle ferite che racconto. Beninteso, non soltanto quelle delle due protagoniste. Intorno ad Anna e Lucia, infatti, gracida un mondo segnato dall’esperienza della perdita. Ogni personaggio si muove nello spazio scorticato del dolore e cerca, a suo modo, una possibilità di sopravvivenza, un residuo di senso, l’ancoraggio che può salvarlo. Alla fine, solo l’arte e l’amore per essa riusciranno laddove ogni altro sforzo umano miseramente fallirà. L’arte ovvero la Bellezza, dunque, come cura, come farmakos che non guarisce, ma restituisce senso e valore a quel taglio nel vetro. Per quanto riguarda Anna e Lucia, il legame che le unisce, inizialmente salvifico, comincerà ben presto a mostrare crepe profonde. Il senso di colpa di Lucia e il vuoto d’amore di Anna diventeranno vieppiù ingombranti, vieppiù divisivi. Eppure, la potenza del loro legame resisterà. Fuori da ogni logica e al di là del tempo.

Quando costruisci una storia che intreccia traumi, memoria e critica sociale, preferisci tracciare una mappa rigorosa della trama prima di iniziare, o permetti ai personaggi di guidarti e, magari, di deviare dal percorso che avevi immaginato?

Ogni storia, per quanto mi riguarda, nasce da una suggestione, a volte nitida, altre volte sfuggente, impalpabile. Qualcosa che sembra giungere da lontano e che invece, germina da una parte sconosciuta di me che esige ascolto. E se decido di accogliere quella suggestione, devo, di necessità, costruire un progetto, tracciare un percorso la cui meta mi è chiara fin dall’inizio. So dove voglio arrivare. Il “come” è una scoperta, affascinante e impervia; una scommessa con la mia forza creativa che scalpita, che esige libertà, ma anche un banco di prova della mia solidità interiore. Si scrive, stando in salita. Arrancando, franando. Scrivere un romanzo non è soltanto inventare una storia. E’ riannodare i fili scomposti della propria interiorità. Viaggiare verso una meta certa, lasciandosi, tuttavia, sedurre da possibili deviazioni e comprendere quante esse siano preziose, perché quell’approdo riceva ulteriore pregio, ulteriore valore.

Se dovessi scegliere un’immagine o un suono che sintetizzi l’essenza di Come un taglio nel vetro, quale sceglieresti e perché?

“Arrivava infine. Come un urlo rimasto a lungo soffocato, come lava che erompe. Il bubbolio della terra, infine lì, fuori, riversato sul mondo. Arrivava quel boato, diamine se arrivava! Scuoteva porte e finestre e ogni anfratto, ogni vicolo. La terra tutta tremava. Era lei, sempre lei. “Bedda” la chiamavano i più anziani. E bella lo era davvero, la cava di Borgo Venturi.”

Le esistenze di Anna e Lucia si incontrano nella degradata periferia di Borgo Venturi, tra una cava che ogni giorno esplode e case che resistono al tremore e al frastuono. E quel bubbolio diventa significante di tanto altro. Come se in esso si coagulasse il nucleo fondativo dell’intera narrazione, quel camminare sbilenco, cifra di tutti i personaggi. Lo sforzo, disperato, di resistere alla miseria, al degrado. Il vuoto assordante delle periferie segnate dalla povertà.

Dopo aver esplorato la Sicilia degli anni ’70, senti che il tuo percorso di autrice continuerà a scavare nel passato e nelle radici territoriali, o ti senti pronta a spostare lo sguardo verso scenari e tempi completamente diversi?

Io credo fortemente nel romanzo che scava nelle profondità dell’animo umano. Le storie, a mio credere, devono confortare e far pensare; riscaldare il cuore e, nello tempo, avere un effetto squassante. Per dirla con Kafka, “un libro deve essere l’ascia che spezza il mare ghiacciato che è dentro di noi”. Che la vicenda narrata affondi nel passato o germogli dal presente, che sia ambientata in Sicilia o altrove, sempre, in ultimo, è questo, per me, il dato valoriale: potere generare, attraverso la scrittura, dubbi e interrogativi. Il mio prossimo progetto letterario non potrà prescindere da questa istanza di fondo.

Ringraziamo calorosamente Giusi Russo per averci concesso questa bellissima intervista, guidandoci con le sue parole profonde ed evocative dentro le atmosfere e i dolori dei suoi personaggi. Un ringraziamento speciale va anche a Narrazioni Clandestine per aver reso possibile questa collaborazione e per aver portato all’attenzione dei lettori una voce così potente. Non ci resta che fare un grande in bocca al lupo a Giusi per i suoi futuri progetti letterari!

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