Nella degradata periferia di Borgo Venturi, si incontrano le esistenze di due bambine, Anna e Lucia, anime segnate da un passato di perdite e di abbandoni. Anna, fragile e geniale, coltiva la musica come unica via di salvezza. Lucia porta dentro di sé il senso di colpa per la morte della sorella gemella. Tra recupero memoriale e sguardo proteso su un presente di povertà e degrado, si dipana così la storia di un’amicizia simbiotica, potente ma irrimediabilmente graffiato dal senso di colpa. Un romanzo di formazione e memoria, che attraversa gli anni ’70 in una Sicilia periferica, selvaggia e mitica, dove l’amore si fa ferita e l’essere sé stessi è un intimo campo di battaglia.
Titolo: Come un taglio nel vetro
Autore: Giusi Russo
Editore: Narrazioni clandestine
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 17 Aprile 2026
Voto: 4/5
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Recensione
Ben tornati, lettori! Oggi voglio parlarvi di una nuova collaborazione con Santelli Editore per la collana Narrazioni Clandestine. Vi presento “Come un taglio nel vetro” di Giusi Russo, un romanzo pubblicato proprio lo scorso aprile che mi ha profondamente colpito.
Ci sono libri che si presentano in punta di piedi, quasi a non voler rivelare subito la densità della materia di cui sono fatti. Tra le mani ci si ritrova inizialmente una storia che sembra seguire i binari conosciuti del racconto di formazione, ma basta scavare sotto la superficie per accorgersi di trovarsi di fronte a un’opera di una profondità e di una crudezza disarmanti.
Al centro di tutto c’è una periferia siciliana degli anni ’70, un microcosmo selvaggio e quasi mitico, dove i destini di due giovani donne si incrociano tra le mura della stessa casa. Da un lato c’è chi in quel luogo ha le proprie radici; dall’altro chi vi approda dopo aver conosciuto il freddo dell’abbandono e dell’orfanotrofio. È l’incontro tra due solitudini, tra due passati segnati dalla perdita, che col tempo si trasforma in qualcosa di viscerale: un’amicizia simbiotica capace di ridefinire il concetto stesso di sangue. Lì dove una sorella è stata strappata via dal destino, un’altra viene miracolosamente trovata. Una compensazione dolorosa ma salvifica.
Tuttavia, la vita in questo angolo di mondo non fa sconti. Quando l’equilibrio sembra farsi strada attraverso l’arte e la condivisione, una nuova tragedia si abbatte sulla famiglia. Non si tratta però di un semplice colpo di sfortuna, ma del risvolto più nero di una mentalità patriarcale e arcaica. Il dramma si consuma dietro il paravento dell’ipocrisia: una morte che si sarebbe potuta evitare, un sacrificio assurdo immolato sull’altare del “buon nome” e dell’onore familiare. Per nascondere quello che gli occhi degli altri avrebbero giudicato come uno scandalo, si preferisce lo scempio del silenzio e della fine.
È un testo intenso e affilato, che consiglio caldamente a tutti i lettori che non hanno paura di guardare dentro le pieghe più buie dell’animo umano; a chi ama le storie di legami capaci di sopravvivere ai crolli della vita e a chi cerca una letteratura capace di denunciare le storture di un passato in cui l’apparenza valeva più dell’esistenza stessa. Voto 4/5
