Benvenuti sul nostro blog. Oggi abbiamo il piacere di ospitare lo scrittore Francesco Talarico per parlare del suo romanzo “Il giovane incompiuto”, edito da Narrazioni clandestine. Attraverso la storia del protagonista Alessandro, l’autore ci conduce in un viaggio profondo e doloroso che tocca le corde dello sradicamento culturale, del peso delle dinamiche sociali e delle fragilità di una generazione schiacciata dal mito della performance. Un’opera intensa, di formazione e denuncia, che fotografa senza sconti i chiaroscuri della nostra epoca. Scopriamo insieme la genesi e i temi portanti di questo libro in questa ricca intervista.
Alessandro viene strappato alla sua terra e catapultato in una Milano frenetica che non sentirà mai sua. Questo contrasto Nord-Sud è anche un contrasto interiore per il protagonista. Pensi che lo sradicamento geografico sia stato il motore principale della sua “incompiutezza”?
Alessandro all’inizio della storia è un ragazzo come tanti, innamorato del suo paese, del mare e del suo sud. Ha la convinzione di rimanere a viverci da adulto per provare a cambiarlo in meglio, sognando di emergere in quel contesto tanto povero quanto pieno di potenzialità inespresse. Milano nel suo immaginario rappresenta l’esatto contrario, quella metropoli fredda e complessa, nella quale si sentirà un puntino in mezzo a tanti, dove respirerà aria di emarginazione e rischierà di snaturarsi. Lo sradicamento inizia nel momento in cui viene catapultato nella nuova realtà e inizierà un confronto senza appello con se stesso, la sua natura e quella società che ti giudica senza conoscere il tuo passato.
Il prete del paese è una figura ambivalente: prima ferma la faida, poi diventa il custode di un segreto oscuro che costringe la famiglia di Alessandro a fuggire. Come è nato questo personaggio così complesso, che unisce la luce della salvezza all’ombra del ricatto sociale?
“Don Caterino”, il prete del paese, è un personaggio che nasce da fatti di cronaca, ovviamente romanzati. Per decenni, le organizzazioni criminali hanno cercato legittimazione sociale appropriandosi dei simboli religiosi (come le processioni), mentre parte del clero manteneva atteggiamenti di silenzio connivente e vicinanza implicita.
Pensi che l’incompiutezza sia una condanna legata al trauma infantile di Alessandro o una caratteristica universale della nostra epoca e dei giovani d’oggi?
Alessandro è un giovane incompiuto, ritratto di una generazione alla quale hanno venduto la favola che bastava impegnarsi per emergere. Una bugia collettiva cavalcata con frasi ad effetto e musichette motivazionali sui social. Il risultato è stato quello di avere a che fare con una insoddisfazione perenne e la continua ricerca di qualcosa che difficilmente arriverà. In un contesto dove tutto pesa, dagli affitti alle competizioni sociali e anche il ceto medio sta sparendo e la salute mentale ne risente, il mondo continua a chiederci di essere comunque attivi e performanti
Il romanzo fa riflettere molto sul peso delle scelte e sulla ricerca di identità. Qual è il messaggio principale o l’emozione che speri rimanga impressa nel lettore una volta chiusa l’ultima pagina?
Il giovane incompiuto parla di oggi, di società, di responsabilità collettiva, del bene e del male che si mescolano, si concentra su un sistema che ti ha assegnato un ruolo dal quale fatichi a uscire. Spero possa restare al lettore la consapevolezza e l’attenzione in merito a determinate tematiche che crediamo essere periferiche e invece possono colpire tutti noi. Credo fortemente che ogni opera letteraria debba lasciare qualcosa soprattutto a livello emotivo, che sia un emozione positiva o negativa; ridere, piangere, riflettere, sognare, emozionarsi, arrabbiarsi o prendersela con l’autore per come ha trattato un personaggio.
C’è già un nuovo progetto nel cassetto? Puoi anticiparci se rimarrai legato alla narrativa di formazione e di denuncia sociale?
Continuerò a presentare il libro nei prossimi mesi, negli eventi dal vivo si misura la curiosità del pubblico e puoi confrontarti con tante persone. Con l’inizio del nuovo anno scolastico, vorrei portare il giovane incompiuto negli istituti e affrontare certi temi con i ragazzi. Ho qualche idea per una nuova storia, ma è ancora presto per iniziare a svilupparla. Voglio rimanere indipendente e raccontare ciò che mi preme, come ho fatto finora. La denuncia sociale è necessaria e non va cavalcata a seconda dei trend del momento o degli algoritmi, quella roba ha un altro nome.
Ringraziamo calorosamente Francesco Talarico per la disponibilità, l’onestà intellettuale e gli importanti spunti di riflessione che ci ha regalato in questa chiacchierata. “Il giovane incompiuto” si conferma un romanzo necessario, capace di dare voce a un’insoddisfazione collettiva e di accendere un faro su realtà troppo spesso relegate ai margini. Auguriamo a Francesco il meglio per i suoi prossimi incontri con i lettori e per i futuri progetti nelle scuole, con la certezza che la sua scrittura continuerà a far riflettere e a emozionare.
