Nell’aprile del 1945, quando la guerra in Europa volge al termine, un giovane sudtirolese arruolato nelle SS si ritrova intrappolato in un destino che non sente suo. La divisa che indossa non coincide con la sua identità: marito, padre, uomo delle montagne. Inizia così un viaggio drammatico attraverso la pianura veronese e i Monti Lessini, dove ogni passo diventa scelta morale, ricerca di redenzione e desiderio di tornare a casa. Il romanzo, intenso e introspettivo, non è soltanto la storia di un soldato, ma il ritratto universale di chi, dentro la tragedia della guerra, cerca di restare umano.
Titolo: Il cammino
Autore: Davide Cappelletti
Editore: Narrazioni clandestine, Santelli editore
Genere: Narrativa storica
Data pubblicazione: 10 Aprile 2026
Voto: 4/5
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Recensione
Bentornati, cari lettori! Oggi torno a parlarvi della collaborazione con Santelli Editore per la collana Narrazioni Clandestine. Protagonista di questo incontro è “Il cammino”, l’opera di Davide Cappelletti (docente di lettere ed esperto di comunicazione) pubblicata meno di un mese fa.
Il libro si inserisce nel più ampio progetto interregionale “Cammino del martire e dell’eroe”, un’interessante iniziativa culturale volta a riscoprire e valorizzare i luoghi della memoria incastonati tra il Veneto e il Trentino-Alto Adige.
Esistono storie che non hanno bisogno di centinaia di pagine per lasciare il segno, e questo breve romanzo ne è la prova lampante. La narrazione procede con un’asciuttezza quasi tagliente, priva di orpelli o compiacimenti stilistici, arrivando dritta al cuore del lettore con la forza di una testimonianza necessaria. Ci troviamo nell’aprile del 1945, un momento in cui il mondo sembra trattenere il respiro mentre l’Europa brucia le sue ultime energie belliche. In questo scenario cruento e terribilmente realistico, seguiamo i passi di un giovane sudtirolese che si muove tra le pianure veronesi e le vette della Lessinia, portando addosso un fardello che non gli appartiene: l’uniforme delle SS.
La potenza del libro risiede proprio nel tratteggiare una figura di soldato profondamente atipica rispetto all’immaginario collettivo legato a quella divisa. Il protagonista non è un fanatico, ma un uomo che nell’orrore sceglie la via della resistenza silenziosa. Significativa è la sua decisione di farsi assegnare ai servizi postali, preferendo il contatto con le lettere e le parole alla freddezza di un fucile e all’obbligo di macchiarsi le mani di sangue. È qui che emerge il tema centrale dell’opera: la capacità di restare umani anche quando tutto intorno spinge verso la bestialità. Egli è come un fiammifero che, pur nella sua fragilità, riesce a squarciare il buio di una stanza immensa, dimostrando che la luce della coscienza può brillare anche nell’ora più oscura.
Il suo non è solo un viaggio fisico verso casa, tra montagne e sentieri impervi, ma un tormentato percorso interiore verso la liberazione. Spogliarsi dell’uniforme non è un semplice gesto di fuga, ma un atto di riappropriazione della propria identità di marito e padre. Nel finale, pur concludendo la sua parabola terrena ancora in giovane età, il protagonista raggiunge una forma di vittoria assoluta: quella di non aver tradito se stesso nonostante le circostanze avverse. È un racconto che scuote per la sua onestà intellettuale e per la capacità di mostrare come la moralità sia, in fondo, una serie di scelte individuali compiute un passo dopo l’altro.
Consiglio vivamente questa lettura a chi cerca una storia capace di andare all’essenziale senza perdersi in troppe riflessioni filosofiche astratte, preferendo invece la concretezza di un destino umano vissuto sulla pelle. È un libro ideale per chi ama i romanzi storici che sanno indagare le zone grigie della coscienza e per chiunque creda che, anche nei momenti di massima disgregazione sociale, l’integrità del singolo possa ancora rappresentare un faro di speranza. Lo apprezzerà soprattutto chi predilige uno stile diretto e incisivo, capace di commuovere attraverso la verità cruda dei fatti piuttosto che con la retorica dei sentimenti. Voto 4/5
