Maurizio de Giovanni torna in libreria con “Il tempo dell’orologiaio”, l’atteso capitolo conclusivo che mette la parola fine alla saga legata alla figura enigmatica di Carlo Malavasi, alias “Sergio”. In questo thriller serrato, il maestro del noir partenopeo abbandona le atmosfere rassicuranti per immergersi nelle zone d’ombra della nostra storia recente, portando a galla i fantasmi mai sopiti degli anni di piombo. Al centro della vicenda troviamo un padre e un figlio — un ex latitante esperto di esplosivi e un professore universitario — costretti a un’alleanza improbabile per ritrovare Vera, una giornalista scomparsa nel nulla mentre cercava la verità su un attentato del 1984.
Il romanzo non è solo una caccia all’uomo mozzafiato, ma una riflessione profonda e malinconica su un decennio che sembra non voler passare mai. De Giovanni scava nelle disillusioni e nei tradimenti di chi ha vissuto “l’assalto al cielo”, mettendo a nudo segreti inconfessabili e legami di sangue che pesano come condanne. Con una scrittura che scandisce il ritmo come il ticchettio di un congegno di precisione, l’autore ci trascina in un’indagine polverosa dove il tempo, proprio come l’orologio di un orologiaio, sembra fermarsi nel punto esatto in cui la vita si spezza, per poi accelerare verso una resa dei conti che non concede assoluzioni.
