Se finora le fiabe hanno avuto una chiave di lettura univoca in cui la principessa di turno viene salvata dal principe, il lettore dovrà dimenticarla. “Cenerentola era mia nonna” è il rovesciamento ironico e dissacrante delle fiabe più note, poste sotto la lente d’ingrandimento dell’autrice, che mescola uno spaccato della propria vita alle vicende dei loro personaggi. È così che le protagoniste delle fiabe diventano emblema di una società anacronistica, in cui il destino di una donna è nelle mani di un uomo. Una donna è capace, invece, di provvedere a se stessa, senza un principe che la sottragga ai rivolgimenti della sorte: è questo il messaggio dell’autrice. L’unica fiaba che viene salvata è infatti “La bella e la bestia”, perché diversa da tutte le altre. In questo caso, è la protagonista femminile, Belle, che spezza l’incantesimo che aveva condannato un principe a rimanere bestia per sempre. Con la sua capacità di vedere al di là dell’aspetto mostruoso della bestia, riesce a far riemergere la sua bellezza. In questo viaggio nella fantasia, alla fine l’autrice trova posto per un decalogo di sopravvivenza per giovani donne, in cui dispensa alle ragazze consigli su come trovare la felicità nella propria indipendenza.
Titolo: Cenerentola era mia nonna
Autore: Federica Bernardo
Editore: Chiaredizioni
Genere: Narrativa contemporanea
Data pubblicazione: 14 Novembre 2026
Voto: 4/5
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Recensione
Bentornati sul blog! Oggi ho il grande piacere di riprendere il filo dei nostri incontri letterari per presentarvi una nuova ed entusiasmante collaborazione con Matilde Bella. Il protagonista di questo spazio è “Cenerentola era mia nonna”, un’opera firmata da Federica Bernardo e portata in libreria nel novembre 2025 dalla casa editrice Chiaredizioni. Si tratta di un progetto che mi ha colpito fin dalle prime pagine e che non vedevo l’ora di condividere con tutti voi.
Immergersi tra le pagine di questo volume significa accettare una sfida intellettuale che mette in discussione le fondamenta stesse del nostro immaginario infantile. L’opera si presenta come una vivace operazione di decostruzione narrativa, dove i castelli incantati e le scarpette di cristallo vengono spogliati della loro aura magica per essere osservati sotto la luce cruda e veritiera della modernità. L’autrice non si limita a raccontare nuovamente le storie che hanno cullato intere generazioni, ma le trasforma in uno specchio in cui riflettere le dinamiche di una società che troppo spesso ha relegato la figura femminile a un ruolo passivo, in perenne attesa di un intervento esterno risolutore. Attraverso una prosa graffiante e carica di ironia, emerge una voce che intreccia memorie personali e critica sociale, ricordandoci che il concetto di felicità non può più prescindere dall’autonomia individuale.
Dal punto di vista estetico e strutturale, il libro colpisce immediatamente per la sua freschezza visiva. Le illustrazioni, vibranti di colori e caratterizzate da un tratto attuale, non sono semplici decorazioni ma dialogano attivamente con il testo, rendendo l’esperienza di lettura dinamica e coinvolgente. Questo connubio tra immagine e parola facilita l’immersione in una rilettura che sposta l’asse dell’eroismo: non è più il principe il fulcro dell’azione, bensì la donna che sceglie di prendere le redini della propria esistenza. Particolarmente significativa è la trattazione dedicata alla figura di Belle, che viene isolata come l’unico esempio positivo di potere trasformativo femminile, capace di guardare oltre la superficie e di agire attivamente sul destino altrui senza rinunciare alla propria identità.
Il percorso narrativo culmina in una sezione conclusiva che funge da bussola pragmatica per le nuove generazioni. Si tratta di un insieme di riflessioni che, lungi dall’essere semplici regole di comportamento, rappresentano un vero e proprio manifesto dell’indipendenza. Queste pagine finali esortano a ritrovare la propria voce e a farsi valere in quanto individui completi, capaci di affrontare le asperità della vita quotidiana senza la necessità di un salvatore ideale. È un richiamo potente alla consapevolezza di sé e al valore intrinseco della libertà, che chiude il cerchio di un’analisi che parte dalla fantasia per atterrare con forza nella realtà di ogni giorno.
In conclusione, sento di suggerire vivamente questa lettura a tutte le donne che hanno superato l’illusione della perfezione fiabesca e che cercano uno stimolo per riappropriarsi della propria narrazione personale. È un testo ideale per chi ama i punti di vista anticonvenzionali e per chi desidera un confronto onesto sulla forza della determinazione femminile. Lo consiglio specialmente a chi cerca un’opera di qualità, curata nei dettagli grafici, capace di far sorridere e riflettere contemporaneamente su quanto sia fondamentale, oggi più che mai, essere artefici della propria felicità fuori da ogni stereotipo. Voto 4/5
