Esplorare l’identità umana attraverso mondi distopici, fantascienza e fantasy epico: è questa la missione di Ringa Korero. Autore indipendente dalla penna densa ed essenziale, Korero non scrive solo storie, ma veri e propri laboratori speculativi. In questa intervista ci accompagna dietro le quinte del suo processo creativo, raccontandoci come il silenzio e la ricerca della propria interezza diano vita a racconti brevi ma carichi di risonanza emotiva.
Le tue storie sono brevi ma estremamente dense. È una scelta stilistica deliberata per mantenere alta la tensione emotiva o è il tuo modo naturale di concepire le storie?
Diciamo che è un incontro fortunato tra intenzione e necessità. A mio modo di vedere i racconti brevi hanno il potenziale di arrivare subito al lettore e di catturarlo empaticamente. La narrazione breve mi permette di eliminare il superfluo per concentrarmi esclusivamente sulla “risonanza” emotiva dei personaggi per esplorare il “caos interiore” dei protagonisti. Ti anticipo comunque che sto lavorando su trame più elaborate cercando però sempre di mantenere alta l’intensità della storia e delle emozioni vissute dai miei personaggi.
Passi dalla fantascienza speculativa alla distopia fino al fantasy epico. Il genere è per te solo un ‘vestito’ per parlare sempre della condizione umana, o l’ambientazione nasce prima del tema?
L’ambientazione è sempre un fattore secondario. Mi spiego meglio: Il mio obiettivo è l’esplorazione dell’identità umana, e la narrativa distopica o il fantasy (oltre ad essere generi che amo) mi permettono di realizzare quelle ambientazioni in cui i conflitti interiori e la maturazione emotiva dei miei personaggi trovano la possibilità di esprimersi al meglio.
L’essere un autore indipendente ti permette di osare di più su temi filosofici che magari un editore tradizionale ti chiederebbe di smussare?
Senza dubbio essere un autore indipendente mi permette di dare ampio spazio al mio modo di vedere e “sentire” proiettandolo senza filtri sulle pagine dei miei racconti. D’altra parte però ci sono diversi editori che dedicano un ampio spazio nel loro catalogo a volumi o collane decisamente in linea con le tematiche e le ambientazioni che propongo attraverso i miei racconti. Non mi dispiacerebbe propormi ad alcuni di loro, e magari successivamente potrei rispondere meglio a questa domanda 😊
In molti tuoi personaggi c’è un alter ego o un’ombra da affrontare. C’è un pizzico di Silas, James o Kaelen in Ringa Korero?
Assolutamente SÌ! Direi anche più di un pizzico. Il primo soggetto di esplorazione e studio dell’identità umana di cui scrivo sono io. Da anni ormai mi interrogo e leggo su cosa significhi essere “interi”, essere e diventare la migliore versione di noi stessi. Non potrei scrivere con sincerità dell’identità umana se non partissi da me stesso: sono io, dopotutto, il mio primo laboratorio speculativo e il soggetto di studio di questa “architettura dell’anima”. Cerco di decifrare i miei frammenti interiori e condividerli con i lettori, offrendo loro degli spunti di riflessione.
Per scrivere di mondi distopici o città come Crysthalia, hai bisogno di isolamento totale e silenzio, oppure la realtà quotidiana ti aiuta a concentrarti?
La realtà quotidiana mi offre qualche spunto che poi trasmuto nella narrazione, ma nel momento in cui scrivo esisto solo io e il mondo che decido di creare. Il silenzio è il mio unico compagno di viaggio.
Qual è la parte del processo che preferisci? La scintilla iniziale dell’idea filosofica o la fase di revisione, dove limi il testo per eliminare il superfluo?
Senza dubbio la scintilla iniziale! È un momento emozionante, quasi magico, difficile da spiegare. È il momento della generazione, il momento da cui nasce tutto. Così come è già capitato, benchè a volte abbia genericamente l’idea di realizzare un certo tipo di racconto, c’è poi un momento assolutamente imprevedibile in cui quell’idea esplode letteralmente in maniera chiara nella mia mente e da lì, tutto ciò che viene dopo, e solo una naturale conseguenza.
Cosa c’è sul tuo comodino in questo momento? Un autore contemporaneo da cui trai ispirazione o un classico che ami rileggere?
C’è una confusione incredibile 😊, ma fra vari titoli letti e non ti menziono questi: Il gabbiano Jonathan Livingston (Richard Bach); Avere o Essere? (Erich Fromm); Il Monaco che vendette la sua Ferrari (Robin S. Sharma).
Senza fare troppi spoiler, a cosa stai lavorando ora? Continuerai a indagare i dilemmi dell’anima umana o ci porterai in territori completamente nuovi?
Come ti accennavo, sto lavorando attualmente a trame più elaborate, costruendo mondi e personaggi nuovi. Ringa Korero però nasce con una missione e un’identità precisa, quella di esplorare l’identità umana e i suoi conflitti. È un campo vasto e complesso che richiederà ancora diversi volumi… forse anche una trilogia.
Un grazie sincero a Ringa Korero per aver condiviso con noi la sua visione senza filtri. Leggere le sue opere significa accettare la sfida di guardare nelle proprie ombre per trovare, tra i frammenti dell’anima, una nuova consapevolezza. Non vediamo l’ora di scoprire come si evolveranno queste riflessioni nelle sue future trame più elaborate.


