“The Mule” (2018) di Clint Eastwood

Il film è basato su una storia vera, quella di Leo Sharp, un settantaduenne veterano della guerra in corea e che per problemi finanziari fu costretto a diventare un corriere per il cartello messicano della droga. Clint Eastwood dà alla sua storia una sorta di forma alla road movie, aggiunge una buona dose di ironia e riflette sull’importanza della famiglia.

Avendo pensato soltanto al lavoro e ad inseguire le sue passioni, la floricoltura e viaggiare col suo pick-up, Earl è stato sia un padre che un marito poco presente. Essendo ora allontanato dalla famiglia e costretto dal pignoramento della sua casa, accetta di diventare, inizialmente ignaro, un corriera della droga. Le cose gli andranno relativamente bene fino a che le cose non cambieranno nei piani alti dell’organizzazione criminale. Contemporaneamente l’agente Bates della DEA si mette sulle tracce di un nuovo misterioso corriere che sembra irrintracciabile e che inoltre fa record di consegne.

La personalità di Earl, sempre pacata e che trasuda saggezza, sebbene con una puntina di razzismo, che viene gestita con autoironica maestria, è la forza principale del film. Il personaggio è meraviglioso e ottimamente caratterizzato, la cui presenza in tal contesto è già di per sé comica, senza parlare dell’interpretazione di Eastwood, un vecchietto affaticato dall’età ma a tratti determinato e giovanile, tranquillo e rilassato anche di fronte agli ossi duri che incontra. Le sue avventure in strada trascinano per la grande empatia che sviluppiamo con il protagonista ma anche grazie agli sviluppi di trama, in un bell’equilibrio tra tensione e risvolti positivi per il personaggio. L’obbiettivo di Earl sarà quello di riavvicinarsi alla sua famiglia, soprattutto alla nipote Ginny che non l’ha mai abbandonato. Utilizzerà i soldi guadagnati dal traffico di stupefacenti sia per questo sia per aiutare chi vede aver bisogno.

La storia commuove e sa intrattenere con il fiato sospeso, non dimenticandosi di farci fare qualche risata. Un film indubbiamente per tutti e che ci d° la grande lezione di mettere la famiglia davanti a ciò che comunque riteniamo più importante. Come dice Earl: “Pensavo fosse più importante essere qualcuno là fuori, che un fallito all’interno della mia famiglia”. Un messaggio indubbiamente semplice ma per niente retorico poiché deriva da un suo passato egoista e a volte anche frivolo. Un focus sulla vecchiaia che di sua natura non può far altro che farci riflettere sui veri valori, sia divertendoci che commuovendoci.

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