“La fine dell’eternità” di Isaac Asimov | recensione

Come può finire qualcosa di eterno? Facendo si che non sia mai esistito. E’ la base di tutti i viaggi nel tempo: torna indietro, fai sparire dalla circolazione il nonno di Hitler e e non vedrai mai accadere l’olocausto. Centinaia di romanzi e film sono stati fatti sull’argomento, ma quella dei viaggi nel tempo è una tematica che per quanto affascinante rischia sempre di essere un arma a doppio taglio, in quanto genera per sua natura buchi di trama che neanche una fetta di groviera.

Fortunatamente, tra le migliaia di opere che abbiamo a disposizione c’è qualcuno che è riuscito a scrivere storie di viaggi nel tempo senza incasinare la narrazione. Il nostro Asimov infatti, con “La fine dell’eternità” del 1955, crea una storia ben salda che non soffre di queste incertezze narrative.

L’eternità è un organizzazione di scienziati che interviene con piccole modifiche in una certa epoca così che nelle ere future non ci siano guerre, carestie o situazioni che possano mettere in pericolo l’umanità e che principalmente si mantenga un equilibrio economico stabile nel corso dei vari secoli. Siccome però la realtà è mutevole, queste modifiche devono essere calcolate ed applicate in continuazione. Andrew Harlan, è uno dei Tecnici che si occupa di arrivare in un dato secolo, far accadere qualcosa e risolvere magari, la terza guerra mondiale prima che inizi. Visto il suo interesse per la storia primitiva, ovvero la storia umana prima del 24esimo secolo e dell’invenzione del viaggio temporale, Andrew viene scelto dal calcolatore anziano Twissel come maestro di storia di un cadetto: Cooper. Quando poi una delle modifiche che l’eternità dovrà applicare rischia di cancellare l’esistenza di Noys, ragazza di cui Andrew si è innamorato, questi minaccerà di distruggere l’eternità.

Anzitutto, l’invenzione dell’eternità stessa, con i suoi processi lavorativi, la sua struttura organizzativa e il funzionamento del tempo è già di per sé un punto di forza del romanzo. Esistono diversi ruoli nell’eternità: osservatori, calcolatori, tecnici, ognuno con la propria mansione per capire e scegliere il miglior modo per risolvere una certa criticità temporale attraverso il minimo mutamento necessario, ovvero la giusta modifica che miri a cambiare solo ciò che serve senza effetti collaterali.

Ma se tutti questi tecnicismi e paroloni spaventano, vi assicuro che il successo di Asimov fu anche quello di essere sempre riuscito a parlare di scienza, con la scienza pur rimanendo fruibile nelle spiegazioni così da trasportare quasi sempre tutti nel suo immaginario. Principalmente poi, anche se la storia è di fantascienza, ciò che sta al centro sono i sentimenti e i pensieri di Andrew, tra l’amore per Noys e i dilemmi dell’eternità, tra i segreti che gli vengono nascosti e i plot twist che sconvolgono sia la narrazione che il lettore. Dal punto di vista di colpi di scena infatti, questo è uno dei romanzi che più mi hanno lasciato a bocca aperta. Il tutto riuscendo nel raccontare una storia che tiene attivo l’interesse perché ricca di intrighi e affascinante nella rappresentazione dell’eternità. Un mondo originalissimo e geniale, sfondo perfetto per una storia d’amore e misteri, dove siamo costantemente nella testa di un protagonista con cui non si può non empatizzare.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. cinziablackgore ha detto:

    Mi piace quando qualcuno parla di Asimov, uno dei più grandi scrittori di fantascienza di sempre… Grazie!

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    1. Leonardo Loffredo ha detto:

      Anche a me piace tanto, se ti interessa ho recensito anche “abissi d’acciaio” e “il sole nudo”. Li trovi qui: https://muatyland.com/2020/06/02/abissi-dacciaio-di-isaac-asimov-recensione/

      https://muatyland.com/2020/07/06/il-sole-nudo-di-isaac-asimovrecensione/

      Piace a 1 persona

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