Abissi d’Acciaio di Isaac Asimov | Recensione

New York è irriconoscibile: niente più torri e grattacieli. Al loro posto, un’immensa metropoli “coperta” che non viene mai a contatto con l’aria, nella quale milioni di uomini e donne brulicano come formiche su strade mobili. Una megalopoli in cui i robot sottraggono i posti di lavoro agli uomini a un ritmo sempre più preoccupante e alle cui porte si estende come una sfida Spacetown, la città degli Spaziali, dove tutto è lusso e ariosità, superbia e ostentazione. C’è da meravigliarsi che uno dei tanti terrestri scontenti ammazzi uno Spaziale, e che il caso rischi di diventare un incidente interplanetario? Per risolverlo bisogna ricorrere al miglior poliziotto della City, Lije Baley, e affidargli come compagno il più bravo poliziotto di Spacetown, R. Daneel Olivaw. Il guaio è che quella “R” significa robot: sta per cominciare una sfida implacabile tra l’intelligenza umana e quella artificiale, il cui fine ultimo è quello di risolvere l’omicidio più esplosivo che la Terra ricordi.

Titolo: Abissi d’Acciaio

Autore : Isaac Asimov

Editore : Mondadori

Genere : Fantascienza

Data di Pubblicazione: 6 Ottobre 1995

Voto

Classificazione: 5 su 5.
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Recensione

Abissi d’Acciaio è una delle maggiori opere di Isaac Asimov, autore anche del romanzo “Io, Robot” poi messo in scena nel 2004 dalla 20th Century Fox con un certo Will Smith nel ruolo di protagonista. Per certi versi le trame possono somigliarsi: siamo in un futuro prossimo, le città terrestri si sono espanse e adesso sono come grosse strutture di acciaio chiuse, le strade sono diventate un intreccio di passerelle automatizzate che trasportano i cittadini da un posto all’altro. Il pianeta terra però non è abitato solo da terrestri ma anche da “Spaziali”: individui di altri pianeti che si sono stanziati sul nostro mondo in città tecnologicamente avanzate e a prova di sicurezza, tanto è che di crimini non se ne vede uno da circa mezzo millennio.

Inutile dire che la storia inizia con un omicidio, il primo dopo 400 anni, e il detective terrestre Baley, si ritrova a dover indagare sul caso in coppia con un partner indesiderato: il capolavoro della scienza Daneel, l’unico robot ad alta tecnologia creato dagli “Spaziali” simile nell’aspetto umano in ogni singola cosa ma senza una sfera emotiva che li permetta di essere senziente.

I due si buttano quindi in indagine che fa un focus diretto e ben preciso di un ipotetica vita futuristica dove i comfort e l’ampia struttura della società stessa prediligono un comportamento dei cittadini che sia meccanico e schematico. Il rapporto di convivenza tra le due razze si fa precario, l’utilizzo dei robot aumenta e molti terrestri perdono lavoro difatti l’omicidio che scatena la trama si scoprirà essere di natura politica. Si hanno terrestri conservatori e “Spaziali” che preferirebbero che i primi emigrassero in altri mondi da colonizzare. Asimov crea un giallo che intrattiene egregiamente, la quale risoluzione non è ne scontata ne forzata. Baley e Daneel finiscono in un intreccio di situazioni che solo andando avanti si capirà quanto sono collegate, in un escalation di ragionamenti che più volte portano il protagonista a sospettare anche del suo improbabile collega dal cervello positronico. La forza del romanzo è anche questa: niente è inutile, ogni dettaglio è importantissimo e l’atmosfera non rallenta mai eccessivamente. Come in altri lavori di Asimov, si viene catapultati in un mondo così concreto e realistico che ogni aspetto filosofico affrontato, dalle idee tradizionaliste dei terrestri alle soluzioni logiche e assolute degli “Spaziali”, risulti addirittura attuale ponendoci sul finale inaspettato e a tratti disturbante, di fronte alla vecchia domanda: è giusto assecondare il progresso?

Una volta chiuso il libro mi sono fermato a pensare a come sarebbe stata la conclusione moralmente più giusta per una storia di questo tipo e come sempre non sono arrivato alla soluzione. Forse è proprio questo che vuole dirci Asimov, a prescindere dal messaggio che porta l’arte non è mai riuscita a cambiare nulla e come disse il grande comico John Cleese, forse dovremmo tutti fingere che in realtà lo faccia.

Voto 5/5

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