“Free Guy” (2021) di Shawn Levy

Essere un personaggio secondario di un videogioco può essere divertente. La vita di Guy è ripetitiva ma lui non si lamenta, per lui è normalità. Si sveglia, fa colazione, lavora in banca, viene rapinato, viene pestato in continuazione dai giocatori utenti, e conclude la sua giornata in spiaggia con un amico. L’incontro con la donna della sua vita sbloccherà qualcosa dentro di lui che lo metteranno in dubbia sulla sua esistenza, arrivando a capire di non essere reale ma solo un personaggio di un gioco, che per giunta sta per essere cancellato.

Free City, videogioco di tendenza sviluppato da l’avido Antoine (Taika Waititi), è uno di quelli in cui i giocatori utenti vanno in giro per la città, e per divertimento fanno missioni o comunque trattano con violenza i normali cittadini ignari e sprovveduti a colpi di gadget fantascientifici, scudi di capitan America e scarpe per i super salti. Keys e Milly invece sono due programmatori, che avrebbero sviluppato la base del videogioco ma che questa gli è stata rubata da Antoine. I due dovranno tentare di trovare le prove, all’interno di Free City, che dimostrino il furto, aiutati niente meno che da Guy, innamorato del personaggio giocato da Milly stessa.

Le tematiche esposte dal film sono tantissime. L’amore, la ricerca del senso della vita, della libertà e dell’identità, la paura dell’allontanamento dalla comfort zone, il come piccole novità arrivano a sconvolgere progressivamente la routine e poi il modo di pensare delle persone, il vedere il mondo come un numero da parte delle grandi aziende, l’integrazione della morale a seguito della scoperta dell’intelligenza artificiale. Ma il film rimane una commedia dinamica, ricca di effetti speciali, precisamente al passo coi tempi e soprattutto leggera e che mai, ma mai si prende sul serio. Un’intrattenimento intelligente che come detto più volte, per me, è la combinazione giusta per avvicinarsi all’essere un capolavoro. Non è questo il caso, ma il film è comunque interessante. Una buonissima cura dei dettagli, e della semina di indizi per un colpo di scena veramente efficace. Per chi ha visto il film, mi riferisco alle tapparelle veneziane della finestra di casa di Guy.

Dal punto di vista tecnico il film è superbo, forse gli effetti speciali risultano alla lunga stucchevoli, ma la regia si muove benissimo nell’inquadrare Free City in modo che valorizzino l’action e stupiscano per spettacolarità. Vedasi ad esempio il piano sequenza iniziale, che parte con un inseguimento d’auto in strada, esplosioni e tamarraggine fino a che la telecamera non entra nella casa minimalista e monocromatica di Guy che si è appena svegliato. La fotografia, coloratissima e vivida calza perfettamente l’atmosfera videoludica della città.

L’interpretazione e la caratterizzazione di tutti i personaggi è ottima ed empatizziamo in frettissima con il buffo Guy (Ryan Reynolds) che inoltre sembra avvicinarsi sia per dialoghi che personalità al Deadpool che l’ha reso un’icona. Keys e Milly sono entrambi molto bravi e credibili, mentre Taika Waititi è divertentissimo nel giovanile e perfido Antoine, anche con la sua recitazione sopra le righe. In conclusione Free Guy, è un film di puro intrattenimento, ma intelligente nel contesto e nell’idea di base, dove si ride e si pensa tanto. Un’ottima alchimia di elementi super consigliato da vedere in sala finché è disponibile per una migliore esperienza visiva.

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