“2001: Odissea nello spazio” (1968) di Stanley Kubrick

Uno dei film più importanti e famosi della storia del cinema. Ho deciso di scriverne sia per chi non ne avesse mai sentito parlare sia per chi avendolo visto è curioso di approfondire il suo significato.

Parto dicendo che quando un film viene etichettato come uno dei più importanti e belli mai fatti, chiunque è sempre un po’ titubante, e ha ragione, affermando che ciò che è bello lo decide ognuno di noi personalmente. La bellezza è difatti soggettiva nel valutare un opera artistica. Nonostante io ritenga follemente il contrario e magari un giorno proverò a scrivere un articolo in cui esporrò la mia idea, ci tengo a dire che certe tematiche possono essere affrontate solo in una certa maniera. Provo a spiegarmi. Odissea nello spazio parla di creazionismo, parla di evoluzione, parla della scimmia che si eleva a sapiens, parla di come la tecnologia abbia stabilizzato la nostra evoluzione rendendola statica e di come questa arriverà a dominarci. Parla infine di come noi supereremo di nuovo la nostra tecnologia e ci eleveremo a dio, unendoci ad esso. Ora quindi, appurato che le tematiche affrontate siano ostiche e magari non interessanti per tutti, possiamo renderci anche conto che hanno bisogno di essere narrate in un modo sicuramente non superficiale. Quello che voglio dire è che se un film è complesso, non significa necessariamente che è brutto, ma che semplicemente la tematica non fa per noi. Dico questo per la mia eterna lotta contro pregiudizi che purtroppo anche io stesso ho verso i film del passato o comunque, quelli che si presentano come meno leggeri di altri. La consolazione è che dopo averli visti, la sensazione di aver impegnato il cervello per intrattenermi mi da soddisfazione.

Il film inizia all’alba dei tempi: un gruppo di ominidi scaccia da una pozza d’acqua un altro gruppo di ominidi conquistando quindi il territorio. Una notte, uno degli sconfitti si sveglierà e noterà di fronte a lui un monolito nero, lucido, cosi estraneo a tutto ciò che conosce. Quella che inizialmente era paura diventa curiosità, i suoi compagni si destano e cominciano ad adorare insieme a lui quello che possiamo definire come “dio”. Ispirato dal monolito, che lo rende consapevole di qualcosa in più di tutte le altre scimmie, uno degli ominidi capisce che può prendere un osso e utilizzarlo per colpire un altro osso. Sulle note di “Così parlo Zarathustra” di Strauss, l’ominide distrugge il cranio di uno scheletro di animale e inventa la prima arma della storia dell’uomo. Nella scena successiva assisteremo allo stesso ominide armato tornare alla pozzanghera da cui lui e i suoi compagni erano stati scacciati e riconquistarla uccidendo uno dei suoi avversari. In una scena famosissima, l’ominide, in gesto di trionfo, lancia l’osso in aria che con un taglio di montaggio si trasforma in un astronave. La scena fa una traslazione di migliaia di anni e ci porta al 1999, sebbene la tecnologia sia ben oltre superiore a quella attuale. Conosciamo qui il dottor Floyd, inviato per una missione segreta sulla luna. Si scoprirà che in uno dei crateri è stato trovato un monolito, tale e quale a quello che noi spettatori già conosciamo. In questo frangente, mentre degli astronauti si scattano delle foto di fronte ad esso, il monolito manda un segnale radio verso Giove. Due anni dopo, nel 2001, un’astronave comandata da David Bowman viaggia verso quest’ultimo pianeta. Tutta l’astronave è interamente gestita da Hal 9000, supercomputer ad alta tecnologia che è ormai talmente potente da essere considerata perfetto e privo di difetti. Hal subisce però un malfunzionamento tentando di rispettare l’ordine di mantenere segreto il reale scopo della missione a Bowman e compagni ed entrando in conflitto con la consapevolezza di dover essere collaborativo per sua natura con gli umani. Tale malfunzionamento e le sue conseguenze, porteranno Hal a difendersi dalla disattivazione, cercando di uccidere l’equipaggio. Verrà invece sconfitto da Bowman, che si salverà e lo disattiverà facendo una scelta imprevedibile per la macchina, nonostante la sua efficienza di calcolo comprenda tutte le opzioni possibili. Ormai in prossimità di Giove, Bowman si accorge di avere di fronte a se un Monolito dalle dimensioni gigantesche e ci finisce dentro, vivendo una sorta di viaggio extrasensoriale, con figure geometriche dai mille colori per rappresentare una sensazione psichedelica oltre lo spazio tempo e che dura svariati minuti. Bowman si ritroverà in una stanza bianca in stile ottocentesco e qui assisterà sia personalmente che da spettatore al proseguire della sua vita e al suo invecchiamento, fino a ritrovarsi sul letto di morte, nuovamente di fronte al monolito, attraversandolo un’ultima volta e trasformandosi nello “Starchild”. Una sorta di bambino, ancora dentro la capsula embrionale, dalle dimensioni gigantesche, traslucido e luminoso che vaga per il cosmo come una divinità.

Bowman è effettivamente asceso. Il monolito è la mano di Dio che scende dal cielo, che da scimmie ci eleva a sapiens e che da sapiens ci eleva a Dei. L’osso utilizzato dall’ominide rappresenta la prima forma di tecnologia che l’umanità porterà avanti fino a creare astronavi e computer che poi supereranno il nostro intelletto. Benché quello di Hal sia un malfunzionamento, si scoprirà derivare da un errore di progettazione, perciò un errore umano. A seguito del suo conflitto interno, Hal acquisirà una sorta di anima e deciderà di mettere alla prova l’equipaggio durante una partita a scacchi con Bowman. Hal, ad un certo punto annuncia di aver vinto, ma chiunque sappia giocare a scacchi nota che quello mostrato non è uno scacco matto, semplicemente Bowman accetta la sconfitta perché si fida di Hal, non controlla effettivamente la scacchiera perché lo ritiene perfetto. La bugia di Hal non è nient’altro che un tentativo di mettere gli umani alla prova. Capire se è superiore a loro. Quella scena infatti, è la dimostrazione che la tecnologia supera l’uomo dal momento che noi abbiamo troppa fiducia in lei. Una volta che Bowman e il suo collega scopriranno il malfunzionamento, Hal avrà paura di essere disattivato, proverà emozioni e tenterà di uccidere tutto l’equipaggio. Fortunatamente però la sua immensa potenza di calcolo non gli permette di prevedere tutte le opzioni possibili proprio perché alcune scelte e alcune atti, umanamente rischiosi non vengono presi in considerazione. Bowman quindi rischia la sua vita, va oltre l’immaginazione di Hal e si salva, riuscendo a disattivarlo. L’uomo supera la tecnologia, e adesso è vicino a Giove. L’astronave entra all’interno del gigantesco monolito che porta alla morte di Bowman, e poi alla sua rinascita. Da uomo a Starchild, ovvero, da uomo a divinità.

Le interpretazioni di Odissea nello spazio sono infinite ed ognuno può vederci un po’ ciò che vuole e rimarrà comunque con il dubbio che qualcosa non torni, tanto è vasta la sua poetica. Quello in cui Kubrick riuscì, fu anche aver predisposto una messa in scena mai vista, di un realismo impressionante e per niente invecchiata dal punto di vista visivo. Vi sfido a guardare il brevissimo trailer sottostante e sfidarvi a credere che sia veramente un film del 1968. In pratica le scene nello spazio, il design delle astronavi e della tecnologia stessa anticipano stupendamente la tecnologia attuale e non è un fatto scontato. Non tutti i film di fantascienza del passato riuscivano ad essere così moderni ed ad invecchiare così poco riuscendo a rimanere tutt’oggi visivamente attuali. Per riuscirci bisogna essere visionari, Kubrick lo era e lo ha dimostrato con tutta la sua cinematografia. Odissea nello spazio è un film che scorre molto lentamente, e come dicevo è un film complesso, ma un film che se guardato con attenzione, regala un’esperienza indimenticabile. Come tutte le cose della vita, maggiore è l’impegno, maggiore è il guadagno.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! Kubrick ci ha regalato anche quest’altro capolavoro: https://wwayne.wordpress.com/2011/02/17/imperdibile/

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    1. Leonardo Loffredo ha detto:

      Eh sì, Barry Lyndon è visivamente una delle cose più belle mai fatte. Ogni inquadratura è un quadro.

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      1. wwayne ha detto:

        Vale lo stesso per uno dei film più belli di Scorsese, Silence: se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente. Grazie per la risposta! 🙂

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  2. Austin Dove ha detto:

    Devo guardarlo, troppa tramaaq

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